mission impossible fallout

Mission Impossible: Fallout

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Nella carriera di Tom Cruise si possono individuare almeno tre fasi:

  • Giovane talento per pellicole di successo commerciale (ma non solo): gli esordi, da Risky Business a Giorni di tuono, passando ovviamente per Top Gun
  • Attore papabile da Oscar per film d’autore: Kubrick, Paul Thomas Anderson, Spielberg, senza dimenticare la troppo spesso dimenticata doppietta con Cameron Crowe: Jerry Maguire e Vanilla Sky
  • Artista-feticcio del cinema d’azione: ed eccoci qui.

Cos’è successo tra la seconda e la terza fase? Cruise ha bruciato decine di ponti personali e professionali, inimicandosi (non incolpevolmente) le major e la società americana con prese di posizione molto discutibili legate alla sua fervente appartenenza a Scientology. D’altronde digitando “Tom cruise” su Google, uno dei primi risultati è questo.

Ciò non toglie che Tom Cruise sia un grande attore e, a differenza di altri (e meno talentuosi) colleghi che hanno assaporato la consacrazione massima hollywoodiana per finire col fare i cosiddetti “film di cassetta”, il protagonista di “Nato il quattro luglio” impiega il medesimo impegno e passione nel girare queste pellicole. La differenza con Nicholas Cage o Keanu Reeves, per dire, è notevole.

Mission Impossible è il franchise che definisce appieno ciò che è diventato Tom Cruise e la percezione che egli ha di sé. Anche se il primo episodio ha più di vent’anni (e la firma di prestigio di Brian De Palma), col tempo MI si è trasformato nella rappresentazione filmica del senso di onnipotenza, automiglioramento e superamento delle proprie possibilità che Cruise persegue con la dottrina di Scientology.

Cruise si sente veramente Ethan Hunt, un agente di lungo corso che avrebbe mille motivi per ritirarsi ma che continua a inanellare missioni perché “senza di lui, chi ci sarebbe a vegliare sul mondo?” Per questo continua a sottoporsi, a 56 anni, ad allenamenti estenuanti e a stunt che appaiono folli a colleghi e pubblico.

E’ questa sua passione, folle ma a tratti commovente, a dare il “fritto” e a rendere Mission Impossible Fallout, il sesto capitolo della saga, uno straordinario film d’azione, probabilmente il migliore della serie. Quando lo vediamo correre sui ponti di Londra, o gettarsi (realmente) con un paracadute da un aereo militare, restiamo estasiati, quasi inebetiti dalla sua prestazione, e ci dimentichiamo tutto il resto. Dimentichiamo l’eccessiva lunghezza della pellicola (due ore e mezzo), dimentichiamo alcune ingenuità narrative (l’ennesima storyline della mela marcia), dimentichiamo che il carisma di Cruise si divora tutto il resto del cast (Henry Cavill chi?).

Ci dimentichiamo che Tom Cruise da anni gira soltanto film d’azione perché gli “altri” film non glieli fanno più girare. Ma, vedendo i risultati, non ci dispiace poi così tanto.

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