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Mi sono avvicinato a questo lungometraggio sotto i peggiori auspici. Da ammiratore di lunghissima data di Hayao Miyazaki, non potevo (e non posso) accettare che “Si alza il vento” (Kaze Tachinu) chiudesse definitivamente la sua cinquantennale carriera; d’altro canto il discutibile trattamento operato dalla Lucky Red nella distribuzione italiana mi aveva ancor più maldisposto. Non volevo vedere questo film, ma allo fine l’ho fatto. E ora ve ne parlo.

Cos’è. E’ l’ultimo film di colui che è (sicuramente) il più grande regista dell’animazione giapponese e (forse) del mondo. Ispirato alle vere storie degli ingegneri aeronautici Jiro Horikoshi e Giovan Battista Caproni, è tratto dall’omonimo manga disegnato qualche anno fa dallo stesso Miyazaki.

La chicca: nella versione originale la voce del protagonista è interpretata da Hideaki Anno, ex-collaboratore di Miyazaki e poi regista di successo con le produzioni dello Studio Gainax (Nadia e Evangelion). Anno è al suo esordio come doppiatore.

Com’è. “Si alza il vento” è una pellicola che esce dalla classica produzione di Miyazaki. Pur affrontando alcuni dei temi cari al regista premio Oscar (il volo, la guerra), ne esclude degli altri (l’ecologia) per dedicarsi ad una disincantata riflessione sulla vita, la passione e la ricerca di noi stessi nella strada che percorriamo. Un’altra rarità: Miyazaki rinuncia ad avere come protagonista un bambino, relegando alla sola fase iniziale le scene infantili di Jiro.

Perché vederlo. E’ un film dalla notevole potenza visiva ed espressiva, che trasuda poesia da ogni cambio inquadratura. Si percepisce il tentativo del regista di trasmettere la propria esperienza e pensiero agli spettatori. I fatti narrati sono il larga parte veritieri o comunque realistici, ma vengono passati in rapida carrellata, senza intermezzi. La crescita e la maturazione di Jiro sono repentine, ma egli, in fondo, rimane lo stesso bambino che sognava i biplani di Caproni e lo stesso ragazzo che s’innamora sul treno della futura moglie. L’epilogo, struggente, non è comunque importante ai fini dell’evoluzione del personaggio, è invece fondamentale che egli abbia perseguito la propria passione e, quindi, la propria identità.

Tecnicamente pulito, colorato e sontuoso nell’animazione, “Si alza il vento” si avvale, come molti altri film dello Studio Ghibli, della prestigiosa collaborazione del compositore Joe Hisaishi per quanto riguarda la colonna sonora.

Perché non vederlo. Perché non avete fatto in tempo a trovarlo in sala? A parte gli scherzi, non trovo motivi per cui qualcuno non dovrebbe vedere un film di Miyazaki. Non aspettatevi la sua “solita” pellicola, comunque. Meno visionario e più retrospettivo, questa leggenda del cinema mondiale ci ha voluti salutare con un messaggio chiaro, ben sintetizzato dalla citazione del poeta Paul Valery: vivete, e non lasciate passivamente che il vento si alzi e vi soffi accanto.

Una battuta. « Si alza il vento!…bisogna tentare di vivere »