bohemian rhapsody recensione

Bohemian Rhapsody

Bohemian Rhapsody
REGIA
Bryan Singer
Genere
Biografico-Musicale
Cast
Rami Malek, Mike Myers, Ben Hardy, Gwilym Lee.

Ricordate una biopic musicale che fosse anche un buon film? No, non credo. Ci pensavo l’altro giorno, prima di andare a vedere Bohemian Rhapsody al cinema. Ho fatto mente locale, e non sono riuscito a tirare fuori un titolo, chiedendomene il motivo. La risposta è che praticamente tutte le operazioni del genere, raccontare la vita di un’artista o di una band, sono state realizzate con lo scopo di celebrare oppure di scandalizzare. Incassare soldi dai propri fan, a cui dare quel che si aspettano, oppure cavalcare mediaticamente le reazioni che scaturiscono da particolari rivelazioni su aspetti non noti della celebrità di turno.

La pellicola diretta da Bryan Singer (licenziato poco prima della fine delle riprese) fa parte della prima tipologia. Non potrebbe essere altrimenti: Brian May e Roger Taylor hanno partecipato al progetto, e la storia dei Queen e del loro leggendario frontman è piuttosto nota e assodata, al punto che non potevano esserci delle “novità” su quanto già conosciuto e riportato dalle decine di biografie pubblicate negli ultimi trent’anni. 

Bohemian Rhapsody riesce ad essere celebrativo su ciò che erano i Queen e al tempo stesso menzognero su ciò che era Freddie Mercury

Bohemian Rhapsody è un film talmente celebrativo dei Queen che pur nella comprensibile opera di forzare narrativamente alcuni eventi storici, li modifica in una sorta di percorso di redenzione di Freddie Mercury. E’ il cantante di Zanzibar colui “che sbaglia” e che mette a rischio l’esistenza stessa della band, frequentando le amicizie sbagliate e conducendo uno stile di vita pieno di eccessi. Gli altri membri della band (casualmente quelli ancora in vita e che, appunto, hanno partecipato al film) ne escono “immacolati”, recitando (è proprio il caso di dirlo) la parte di coloro che alla fine perdonano l’amico-socio che ha capito i suoi errori.

Tutto ciò, oltre ad essere storicamente falso, è una sorta di tradimento al testamento artistico e personale di Mercury, un uomo che “ha pagato i suoi debiti” e che non ha mai rinnegato se stesso e il suo modo di essere.

Tornando al cinema, Bohemian Rhapsody è un film che scorre in maniera abbastanza piatta, in “fast forward”, come se dialoghi e location fossero una mera giustificazione per ascoltare la splendida colonna sonora. Il casting è oggettivamente ottimo, tutti gli attori sono molto somiglianti agli omologhi (menzione speciale per Joseph Mazzello che interpreta John Deacon), probabilmente quello che gli somiglia meno è proprio un Rami Malek reso irriconoscibile da una protesi dentaria quasi parodistica, che si fa comunque apprezzare per uno studio accuratissimo del body language di Mercury, che riproduce alla perfezione come si può vedere nella riproposizione, pressoché integrale, del famoso concerto del Live Aid 1985.

Tornando al principio, Bohemian Rhapsody non modifica di una virgola il trend dei biopic musicali, ma forse nessuno se ne cruccerà: né i fan, né i membri della band, né tantomeno i produttori, che si stanno godendo quello che è, a tutti gli effetti, uno straordinario successo commerciale.

Cosa funziona
La musica dei Queen
Il casting
Cosa non funziona
Biograficamente non veritiero
Narrativamente non interessante
5

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