Domani interrogo

Titolo Originale

Domani interrogo

Data di uscita:

19/02/2026

Genere:

Durata (in minuti):

95

Una produzione:

RAI Cinema, On Production, Europictures, Vision Distribution

Nazioni produttrici:

Italia

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Sinossi

Un’insegnante arriva in una scuola di Rebbia dove gli studenti vivono tra droghe, violenza e famiglie distrutte. Ha paura ma crede nell’istruzione, mentre i ragazzi sono persi in un mondo ostile che sembra non avere via d’uscita.

Recensione

Esiste un genere cinematografico cosรฌ consolatorio, abusato e codificato da aver sviluppato un proprio breviario liturgico: il dramma pedagogico da periferia. Da L’Attimo Fuggente, passando per la giacca di pelle di Michelle Pfeiffer in Pensieri pericolosi (Dangerous Minds) e il rigore documentaristico di Laurent Cantet in La classe – Entre les murs, il cinema ha sempre amato la figura del docente salvifico. Quel Prometeo in cattedra che, armato di passi poetici o grammatica inglese, scende nell’inferno sociale dell’hinterland per portare il fuoco della conoscenza ai giovani barbari.

Quando Umberto Riccioni Cartenรฌ ha deciso di portare sul grande schermo Domani interrogo, l’apprezzato romanzo autobiografico ed esperienziale di Gaja Cenciarelli, le premesse per evitare le consuete trappole retoriche sembravano esserci tutte. Dopotutto, la pagina scritta di Cenciarelli possedeva una qualitร  rara: la ruvidezza del verosimile, la consapevolezza del limite e unโ€™ironia mai condiscendente nei confronti dei propri studenti della periferia romana.

Eppure, il passaggio dalla pagina alla pellicola ha prodotto un piccolo miracolo al contrario. รˆ sorprendente โ€” e per certi versi sconcertante โ€” scoprire scorrendo i titoli di coda che la stessa Gaja Cenciarelli abbia partecipato attivamente all’adattamento della propria opera. Sorprendente perchรฉ la banalizzazione del testo compiuta da Cartenรฌ appare totale, senza appello e quasi scientifica nella sua perizia demolitoria.

Cosa resta di un testo arguto sulle complessitร  socio-linguistiche e umane della periferia romana quando passa sotto la pialla del mainstream televisivo? Resta una sorta di Dangerous Minds Rebibbia-based. Dove al posto del rap degli anni ’90 c’รจ la trap di borgata, e al posto del deserto sociologico di East Palo Alto c’รจ la cupola protettiva di una fiction di prima serata.

Il film di Cartenรฌ si infila con un entusiasmo quasi commovente in ogni singolo clichรฉ del sotto-genere. La classe non รจ un microcosmo umano sfaccettato, ma un campionario di figurine collezionabili: il coatto dal cuore d’oro che nasconde un talento inespresso, la ragazza introversa con la situazione familiare drammatica, il simpatico buffone che fa da spalla comica e il ribelle che aspetta solo di essere “compreso”.

La vera magia nera dell’operazione, tuttavia, risiede nel trattamento delle tonalitร  emotive. Nel tentativo disperato di accontentare qualsiasi tipologia di pubblico, la regia compie unโ€™operazione di piallatura sistematica: il dramma sociale viene smussato fino a diventare un’innocua scocciatura burocratica, mentre la leggerezza dell’ironia romana viene prosciugata fino a trasformarsi in una sequela di battute da sit-com. Il risultato รจ una zona grigia, un limbo tiepido in cui nulla fa davvero male, nulla fa davvero ridere e nulla risulta minimamente credibile.

Per capire la portata del fallimento concettuale di Domani interrogo, basta rimanere entro i confini del nostro cinema e fare un salto indietro nel tempo fino al 1995, anno in cui Daniele Luchetti portava nelle sale La scuola, capolavoro di scrittura e misura interpretativa tratto dalle opere di Domenico Starnone.

Siamo anni luce lontani da quell’esperienza. La scuola di Luchetti era un film infinitamente piรน centrato, amaro e profondo pur essendo โ€” o forse proprio per essere โ€” immensamente meno didascalico e prevedibile. Silvio Orlando e la sua sgangherata commissione d’esame raccontavano il cedimento strutturale dell’istituzione scolastica e le miserie umane senza mai salire su un pulpito, senza bisbigliare lezioni di vita allo spettatore e senza pretendere che un’ora di lezione su Shakespeare potesse cancellare la miseria economica o sociale.

In Domani interrogo, al contrario, il didascalismo domina incontrastato. Ogni sequenza sembra costruita per spiegare allo spettatore cosa deve sentire e quale morale deve trarre. Per ogni studente รจ previsto un momento al rallenty e con voice-over in cui ci viene raccontato il loro futuro. Non c’รจ fiducia nell’intelligenza del pubblico, nรฉ tantomeno nella capacitร  delle immagini di suggerire un senso senza doverlo prima sottotitolare con la matita rossa e blu.

Il vero disastro strutturale dell’adattamento si consuma perรฒ sulla pelle della sua protagonista. Il personaggio della professoressa di inglese รจ, in assoluto, quello che esce piรน mutilato e depotenziato dal passaggio dalla carta allo schermo.

Nel romanzo di Cenciarelli, l’elemento propulsivo dell’intera narrazione era rappresentato proprio dallo stridore generazionale e culturale: il “gap” incolmabile tra una donna matura, fortemente intellettuale, intrisa di cultura borghese, e un universo giovanile periferico che parlava una lingua aliena e rispondeva a codici valoriali completamente differenti. Era proprio da quella frizione, da quella sensazione di estraneitร  e dal difficile tentativo di tradurre il proprio mondo per renderlo intelligibile agli altri, che scaturiva la veritร  del libro.

Nel film, la bravissima Anna Ferzetti โ€” che fa quello che puรฒ per salvaguardare la dignitร  del ruolo โ€” viene privata di qualsiasi reale conflitto. La sua professoressa entra troppo, e decisamente troppo presto, in un’auspicabile anche se perfettibile sintonia con la “classe difficile”. Le resistenze dei ragazzi durano il tempo di un paio di inquadrature montate a ritmo di musica giovanile, prima che l’empatia istantanea prenda il sopravvento su qualsiasi barriera sociologica.

Il suo essenziale background borghese, pur chiaramente ostentato nell’abbigliamento, nella postura e nei modi, diventa un mero orpello estetico. Un dettaglio di costume sterile che risulta del tutto inutile nella dinamica relazionale con i ragazzi. La professoressa della Ferzetti non deve faticare per guadagnarsi il rispetto o la comprensione dei suoi studenti: le basta esistere ed essere la “protagonista buona” della storia per abbattere decenni di alienazione periferica con la facilitร  di un abbraccio da finale di puntata.

Il Verdetto
Domani interrogo si rivela cosรฌ un'occasione mancata su tutti i fronti. Nel tentativo di levigare le asperitร  del libro per confezionare un prodotto rassicurante e adatto alla prima serata televisiva, la regia di Umberto Riccioni Cartenรฌ finisce per tradire la materia prima che pretendeva di raccontare.
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Voto Finale

Enrico Giammarco
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