
Titolo Originale
Good Fortune
Regista
Data di uscita:
14/10/2025
Durata (in minuti):
97
Sceneggiatura:
Direttore della Fotografia
Colonna sonora
Produttore
Una produzione:
Lionsgate, Media Capital Technologies, Garam Films, Keep Your Head Productions, Alan Yang Pictures
Budget (in dollari):
30000000
Ricavi (in dollari):
26117423
Nazioni produttrici:
USA
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Sinossi
Un angelo ben intenzionato ma piuttosto inetto di nome Gabriel si intromette nella vita di un lavoratore in difficoltร e di un ricco venture capitalist.
Recensione
Diciamocelo con la dovuta franchezza e senza troppi fronzoli da festival: la commedia americana contemporanea versa da tempo in uno stato di sonnolenza vegetativa assistita. Incapace di svincolarsi dalle secche dei sequel non richiesti, delle parodie stanche o delle improvvisazioni da podcast trasferite a forza sul grande schermo, il genere sembra aver smarrito la capacitร di graffiare e, soprattutto, di raccontare il presente. Proprio per questo motivo, l’arrivo nelle sale di Good Fortune ha il sapore rigenerante di una boccata d’ossigeno erogata al momento giusto. Assistiamo finalmente all’esordio alla regia di Aziz Ansari, una voce che mancava da un po’ โ e decisamente troppo โ dai nostri schermi. Dopo aver ridefinito la grammatica del racconto urbano con le vette di elegante malinconia toccate nella serie Master of None e dopo averci regalato sprazzi di comicitร purissima nei panni del memorabile Tom Haverford in Parks and Recreation, l’autore di origini indiane compie il grande salto verso il lungometraggio cinematografico. E lo fa scegliendo la strada meno battuta: affrontare a viso aperto uno dei tabรน piรน edulcorati della retorica cinematografica borghese, ovvero la favola consolatoria secondo cui i soldi non darebbero la felicitร e la povertร sarebbe una sorta di palestra morale in grado di temprare lo spirito. Ansari rifiuta in tronco questa visione idilliaca e firma un’opera prima lucida, spietata e sorprendentemente matura.
Fin dai primissimi minuti, Good Fortune si rivela essere prima di tutto una commedia per cinefili, un collage ben calibrato e colto che attinge a piene mani dal patrimonio del grande cinema del passato per rielaborarlo attraverso la lente stropicciata della contemporaneitร . Ansari dimostra una conoscenza profonda dei meccanismi classici della Hollywood d’epoca e della commedia sociale, costruendo la sua impalcatura narrativa facendo risuonare chiaramente tre pietre miliari della storia del cinema. Il calco strutturale di partenza guarda a La vita รจ meravigliosa (1946) di Frank Capra, di cui riprende la figura dell’inviato celeste giunto sulla Terra per salvare un essere umano schiacciato dalle difficoltร . Tuttavia, laddove il Clarence capriano mostrava al disperato George Bailey come il mondo sarebbe stato un posto peggiore senza di lui, l’angelo custodone di Ansari scopre che la precarietร del ventunesimo secolo risponde a regole ben diverse. A questa matrice fantastica si sovrappone la satira sociale di Una poltrona per due (1983) di John Landis, con lo scambio di ruolo tra Arj, un lavoratore precario della gig economy che dorme in auto, e Jeff, un multimilionario della Silicon Valley interpretato da Seth Rogen. E infine, il cortocircuito citazionista piรน affascinante guarda a Il cielo sopra Berlino (1987) di Wim Wenders, con l’angelo Gabriel che, una volta caduto sulla Terra e spogliato dei suoi poteri celesti, si ritrova a scoprire la gravitร , la consistenza di un cheeseburger e la meravigliosa banalitร della vita quotidiana con un tocco di straniante poesia pop.
Da un punto di vista strettamente stilistico, Good Fortune รจ un film che sorprende per il suo garbo e per la sua insolita misura ritmica. Volendo trovare una formula di sintesi, si potrebbe dire che la pellicola sia piรน piacevole che divertente. Chi si aspetta una farsa contrassegnata da gags a raffica o battute sguaiate rischia di rimanere spiazzato. Ansari firma una rara commedia drammatica che colpisce nel segno sia con il dramma che con la comicitร , senza perรฒ mai esagerare o calcare la mano da una parte o dall’altra. Il film scivola con un’eleganza d’altri tempi, sorretto da una scrittura dei dialoghi affilata ma mai esibizionista, dove il riso non nasce dalla caricatura superficiale ma dall’osservazione puntuale della realtร .
Sotto la patina brillante del film fantastico scorre infatti una sottile malinconia che arriva al punto di convincerti di non avere quasi nessuna speranza per il futuro. ร l’angoscia strisciante di una generazione schiacciata tra l’incertezza lavorativa, l’impossibilitร di accedere a una casa e la costante sensazione di essere ingranaggi sostituibili di un sistema economico spietato. Eppure, questa cupa consapevolezza non appesantisce la visione, ma le dona uno spessore emotivo autentico. E per una volta la regia ti mette davvero al fianco dei personaggi, facendoti percepire ogni singolo strappo della loro quotidianitร . Non guardiamo mai il protagonista dall’alto in basso con fare paternalistico, nรฉ lo compatiamo; ne comprendiamo la stanchezza, la rabbia e la costante saturazione mentale.
Il punto di svolta concettuale del film โ e probabilmente il suo segmento piรน coraggioso โ risiede nella gestione del ribaltamento di prospettiva. Quando l’angelo Gabriel scambia le vite del povero Arj e del ricco Jeff, si aspetta la classica reazione da parabola moralista: il povero che, sopraffatto dal cinismo dei ricchi, rimpiange la genuinitร della propria condizione e implora di tornare alla propria umile esistenza. E invece accade l’imprevisto. Arj si adatta alla ricchezza con una velocitร sconvolgente e rifiuta categoricamente di fare un solo passo indietro. Perchรฉ finalmente qualcuno dice le cose come stanno โ ovvero “avere un sacco di soldi ti rende la vita mooolto piรน facile”. Ansari smantella con un sorriso sornione l’ipocrisia del riscatto morale della povertร : i soldi non comprano solo beni di lusso, ma comprano la salute mentale, il tempo libero, la possibilitร di dormire otto ore a notte senza il terrore dello sfratto e grazie alla serenitร economica.
L’unico vero limite strutturale del film si riscontra purtroppo nella gestione del finale. Arrivata al climax, la sceneggiatura sembra quasi spaventarsi della propria stessa audacia e della carica eversiva del messaggio veicolato nella prima ora e mezza. Nel tentativo di conformarsi alle regole della narrazione hollywoodiana piรน rassicurante e di garantire una risoluzione accettabile per il grande pubblico, la pellicola finisce per sforzarsi in modo poco convincente nel terzo atto di ritrattare l’affermazione, cercando di ricucire lo strappo e di far rientrare dalla finestra la solita retorica sull’importanza degli affetti familiari a discapito del portafoglio. ร una virata palesemente forzata e poco coerente con il cinismo d’attacco esibito fino a quel momento, che mostra le crepe di un finale che ha preferito la sicurezza del compromesso alla radicalitร dell’idea di partenza.
Se la regia e la sceneggiatura di Ansari rappresentano l’architettura intellettuale dell’opera, il motore emotivo e comico risiede inesorabilmente nell’interpretazione del suo cast principale. E se Seth Rogen si conferma una garanzia assoluta nel tratteggiare figure di ricchi viziati ma involontariamente umani, รจ il casting dell’angelo custode a piazzare il vero colpo da maestro dell’intera operazione. In ogni caso: Keanu Reeves vale da solo il prezzo del biglietto. Sfruttando con un’ironia geniale la sua stessa iconografia pubblica โ quella di un’icona stoica e al tempo stesso dotata di un’aura di candida ed estraniata bontร โ Reeves regala una prova d’attore basata su una grazia e una levitร fuori dal comune. Il suo Gabriel รจ maldestro, burocraticamente incompetente e ingenuo al limite dell’assurdo. Quando perde le ali e viene costretto a vivere come un comune mortale, il film regala i suoi momenti comici piรน alti, con un Reeves che scopre la fame o tenta di lavare i piatti con gesti solenni, emanando una tenerezza disarmante che bilancia il disincanto della storia e riscalda l’intero impianto visivo del film.
