He Got Game

Scheda del Film

Titolo Originale
He Got Game
Paese
 United States of America
Casa di Produzione
40 Acres and a Mule Filmworks, Touchstone Pictures
Regia
Spike Lee
Sceneggiatura
Ideatore
Cast
Denzel Washington, Ray Allen, Rosario Dawson, Milla Jovovich, Hill Harper, Ned Beatty, Jim Brown, Joseph Lyle Taylor, Bill Nunn, Michele Shay, John Turturro, Shaquille O'Neal, Charles Barkley, Michael Jordan, Jill Kelly, Chasey Lain, Robin Roberts, Scottie Pippen, Reggie Miller, Bill Walton, Dick Vitale, Bobby Cremins, Rick Pitino, Jim Boeheim, George Karl, Clem Haskins, Denny Crum, Nolan Richardson, Roy Williams, John Chaney, John Thompson, Lute Olson, Dean Smith, Jennifer Esposito, Zelda Harris, Lonette McKee, Thomas Jefferson Byrd, Roger Guenveur Smith, Rick Fox, Leonard Roberts, Arthur J. Nascarella, Ron Cephas Jones, Al Palagonia, Heather Hunter, Kim Director
Durata
2 h 16 min
Data di Uscita
1 Maggio 1998
Generi
Drammatico
Sinossi
Con la promessa di uno sconto di pena Jake (D. Washington), condannato a vent'anni per uxoricidio involontario, ottiene sette giorni di libertà vigilata per tornare a Coney Island e convincere il figlio diciottenne Jesus (R. Allen), famoso e conteso giocatore di pallacanestro delle scuole superiori, ad accettare una borsa di studio della Big State University, cara al cuore del governatore dello Stato. Compito difficile: il figlio - che pur è diventato un campione anche per merito del padre - non gli ha mai perdonato la morte della madre e, forse, nemmeno le torture dei faticosi allenamenti a cui l'ha sottoposto fin da bambino.

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Recensione

In questa pellicola, Spike Lee si allontana dal tema socio-politico per affrontare una delle sue più profonde passioni personali: la pallacanestro. Non abbandona però i suoi eccessi di stile, come utilizzare ininterrottamente la colonna sonora (di Aaron Copland e Public Enemy) o diluire la sceneggiatura con storyline non necessarie (tutto l’arco che riguarda la prostituta Dakota interpretata da Milla Jovovich, un forzato arco di redenzione per Jake) e scene girate goffamente e con ingenuità, come quella di Jesus con gli zii Bubba e Sally, che sembrano costruite dal regista per mostrarci fin troppo didascalicamente i legami famigliari, ma che infine tendono a smorzare la tensione ben scritta e strutturata tra i due protagonisti. Il tema “didascalia portami via” è ricorrente nel film, tra flashback e dialoghi “spiegoni” che ne allungano il minutaggio di una mezzoretta di troppo.

Per il resto, Spike Lee è abile nel descrivere efficacemente il fenomeno della selezione degli studenti-atleti di high school e college americani, così ricco di lati oscuri e dove chiunque (amici, famigliari, agenti e insegnanti) è uno stakeholder d’interessi diretti ed indiretti. Lo stesso Jesus, pressato da più parti, dimostra di non essere privo di debolezze morali (d’altronde il nome è in onore del Black Jesus Earl Monroe, non del Salvatore). Nella scrittura dei personaggi, emergono positivamente le molteplici sfaccettature di Jake e Jesus, ma si evidenzia anche l’assenza di personaggi femminili realistici, che non siano monodimensionali: la donna in He Got Game non esce dal dualismo tra la figura angelica distaccata (la madre defunta, ma anche la sorella di Jesus) e la seduttrice sfrenata e manipolatrice che cerca il suo tornaconto (le universitarie bianche, la fidanzata Lala). E’ come se Lee volesse sottintendere che il Gioco (il “suo” Gioco) sia solo per maschi.

He Got Game
He Got Game
Il Verdetto
Pieno di eccessi di stile e sceneggiatura, "He Got Game" è una dichiarazione d'amore di Spike Lee per il basket, sorretta da una grande interpretazione di Denzel Washington.
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6.5

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