Titolo Originale
Misbehaviour
Regista
Data di uscita:
12/03/2020
Genere:
Durata (in minuti):
106
Cast:
Una produzione:
Left Bank Pictures
Ricavi (in dollari):
1073290
Nazioni produttrici:
Regno Unito
Dove vedere โIl concorsoโ in streaming
Se vuoi assicurarti i migliori film e serie TV, iscriviti alle seguenti piattaforme streaming:Recensione
Cโรจ un sottogenere cinematografico, sempre piรน codificato, che potremmo chiamare:
โrevisionismo storico dolce, lato femministaโ.
Film che prendono un fatto reale, lo scuotono un poโ, e ne distillano una morale chiara:
โil patriarcato ce lโaveva fatta sinora, ma stavolta no.โ
Il concorso (Misbehaviour) entra in questa categoria con passo leggero, cast sorprendentemente alto di gamma e una confezione che sa di tรจ delle cinque e rivoluzione sotto traccia. ร un film piccolo, ma orgogliosamente a tesi; quel tipo di produzione che non ha il budget per un carro armato, ma puรฒ permettersi Keira Knightley.
Siamo a Londra, 1970. Lโevento che scuote il mondo non รจ la guerra del Vietnam, la musica di Bowie o gli esperimenti di Kubrick sulla mente: รจ Miss Mondo. Una cosa che oggi riesce a malapena a commuovere il pubblico della domenica su Canale 5, ma allora mobilitava le masse, le nazioni eโฆ le femministe.
Da una parte abbiamo il fronte della protesta: la giovane madre-sociologa con ambizioni accademiche Sally Alexander (una Knightley che porta il femminismo con la stessa eleganza con cui porta un cappotto beige) e lโanarchico spirito di Jo (una Jessie Buckley che sembra uscita dal casting di Fight Club, ma pettinata meglio). Le due incarnano i due archetipi del femminismo di allora: quello โistituzionaleโ e quello โpianta-bombe metaforiche e nonโ. Funzionano bene in coppia, anche quando la sceneggiatura si ostina a ricordarci che sono diverse โ davvero diverse โ guarda come litigano!
Dallโaltra parte dello schermo, abbiamo lo show business, che nel 1970 aveva ancora lโaroma della bistecca e del sigaro. In testa: Bob Hope, interpretato da un Greg Kinnear che mette insieme presunta simpatia, un sorriso di cartone e battute sessiste come se fossero confetti. Il film non ha grande pietร per lui: lo presenta come lโavatar del patriarcato, la caricatura del maschio autocelebrativo che รจ convinto di essere irresistibile e invece dovrebbe essere lasciato in silenzio a una riunione di condominio.
La dinamica centrale รจ semplice: le femministe interromperanno il concorso.
Non รจ spoiler: succede nella realtร , succede nel film e probabilmente succede anche nella mente dello spettatore prima ancora di iniziare la visione.
Il divertimento sta nel โcomeโ: tra organizzazione improvvisata, gesti di goffa ribellione e una Londra che non sa bene se รจ pronta a smettere di misurare le donne con il metro.
Il film, perรฒ, non si limita alla prova di forza tra attivismo e show business: riconosce, con un certo garbo didattico, che allโinterno del concorso stesso esiste una linea di frattura piรน sottile ma non meno importante. Quella legata alla rappresentazione razziale.
Entra in scena Jennifer Hosten (Gugu Mbatha-Raw), Miss Grenada, prima donna nera a vincere Miss Mondo. La sua storia porta dimensione, calore e una tensione che il film non approfondisce quanto meriterebbe, ma che comunque lascia il segno.
ร lei il vero cuore del film, molto piรน delle due femministe litigiose: con delicatezza, mostra che esiste piรน di un modo per sfidare lโoppressione, persino indossando una corona di strass in diretta TV.
Philippa Lowthorpe dirige con mano tranquilla: nessun virtuosismo, nessuna ambizione estetica. ร cinema funzionale, che mette primo piano e dialoghi dove servono, e lascia che siano gli attori a fare il lavoro. Il ritmo รจ snello, a tratti un poโ scolastico; gli snodi narrativi arrivano quando devono arrivare, le emozioni seguono percorsi prescritti. Non cโรจ nulla di sbagliato, ma nulla di memorabile.
Il film gioca in difesa.
Vuole piacere, raccontare bene, non disturbare oltre il minimo indispensabile.
Lโironia cโรจ, leggera come panna montata; le tensioni politiche scorrono veloci; i personaggi leggono lโepoca con grande consapevolezza contemporanea โ forse troppa.
La sceneggiatura รจ onesta: non ha paura di essere didascalica quando serve, ma rinuncia a scavare fino in fondo nelle crepe del movimento femminista, nelle differenze di classe, di razza e di metodo. Preferisce fermarsi un passo prima, per non complicare un quadro che vuole restare universalmente digeribile.
