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Indiana Jones e il quadrante del destino
Indiana Jones e il quadrante del destino
Titolo Originale
Indiana Jones and the Dial of Destiny
Data di uscita:
28/06/2023
Una produzione:
Lucasfilm Ltd.
Budget (in dollari):
294700000
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Recensione
Indiana Jones รจ un franchise โcome li facevano una voltaโ, ovvero nato per un divertissement di tre soggetti principali (George Lucas, Steven Spielberg, Harrison Ford) con alcuni interventi-chiave, primo fra tutti il buon Lawrence Kasdan alla sceneggiatura.
Pur non avendo inventato nulla, saccheggiando i riferimenti dei B-movie anni โ50, il primo capitolo e i due sequel hanno di fatto definito lโestetica del film dโavventura degli Anni Ottanta, generando a loro volta un mucchio di epigoni sparpagliati tra i vari media (cinema, TV e videogame).
Nonostante il successo planetario e lโimpronta indelebile sullโimmaginario collettivo, questa saga non si รจ mai trasformata in un franchise โcome li fanno oraโ, con programmazione, cicli e passaggi di testimone. Certo, ci sono stati dei videogiochi (Fate of the Atlantis ha segnato il genere delle avventure grafiche, per esempio) e persino una serie TV prequel di buona fattura, ma poco altro. Semplicemente i soggetti principali di cui sopra si sono dedicati ad altri progetti e hanno lasciato il loro divertissement da parte; soprattutto nessuno ha pensato di โstaccareโ il personaggio di Indy dal volto del buon Harrison, i cui anni iniziavano a farsi sentire.
Cassata lโipotesi di gestire il personaggio come James Bond/Doctor Who (ma anche Mad Maxโฆ), il piano B poteva essere quello di lasciare che lโIndy filmico rimanesse una trilogia ancorata negli Anni Ottanta. Peccato che il trio avesse altre idee per la testa, al punto da produrre un nuovo episodio (Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo) a ben 19 anni di distanza dallโultimo. Tralasciando le reazioni (perlopiรน negative) di critica e pubblico, questo quarto film sdoganรฒ lโidea di proseguire la saga seguendo lโinvecchiamento del suo protagonista.
The Dial of Destiny segue questo percorso e ci mostra un Indiana Jones settantenne alle soglie della pensione. Il tema fondante di questo quinto capitolo รจ il Tempo, sia perchรฉ correlato col McGuffin dellโavventura, sia perchรฉ รจ la riflessione principale a cui si affida il protagonista per tutta la durata del film. Nel 1969 il leggendario archeologo vive solo, i momenti di gloria sono stati dimenticati, gli studenti non pendono piรน dalle sue labbra e lo trattano come un relitto, la sua vita privata รจ andata a ramengo. Egli si sente dunque respinto dal Mondo che lo circonda, come se non fosse piรน la sua epoca.
Da un certo punto di vista comprendo che per molti (leggi qui) questo non sia un โfilm di Indiana Jonesโ, ancor meno del quarto capitolo. Alcuni passaggi sono piuttosto crepuscolari e drammatici per incastrarsi a dovere in una saga che ha fatto dellโazione e dellโintrattenimento il suo punto di forza. Anche il tema musicale โclassicoโ di John Williams รจ assai meno presente del solito. Ma se accettiamo lโinvecchiamento di Indy, come possiamo non accettare le ferite che la vita gli ha lasciato addosso? Va dato al regista James Mangold lโonore di chi ha dovuto raccogliere lโereditร โimpossibileโ di Spielberg e al tempo stesso lavorare su una sceneggiatura โvissutaโ e passata per molte mani, con lโaggravante di dover fare un film dโavventura con una star ottantenne. Non proprio una passeggiata di salute, no?
Il regista ha scelto un approccio molto ortodosso, riempiendo gli oltre 140 minuti di autocitazioni della saga. The Dial of Destiny vanta il prologo piรน lungo della serie (oltre 20 minuti), un momento in cui si mettono alla prova i progressi del deaging proponendoci un Indy quarantenne alla fine della Seconda Guerra Mondiale. I risultati sono piuttosto buoni, decisamente migliori di quelli visti su De Niro per The Irishman, purtroppo la CGI non รจ inappuntabile per tutta la durata della pellicola.
Tornando alle citazioni, Indy 5 sembra un collage del meglio delle idee dei capitoli precedenti: cโรจ lโinseguimento tra i vicoli di Tangeri (I Predatori dellโArca Perduta), cโรจ la scena con gli scorpioni che cadono addosso (Indiana Jones e il Tempio Maledetto), lโinseguimento sul tetto del treno (Indiana Jones e lโultima Crociata). Che la sceneggiatura non sia a prova di bomba lo si evince per un paio di pistole di Cechov buttate lรฌ senza conseguenze. Anche il typecasting non si distingue granchรฉ, Teddy รจ il nuovo Shorty, Mads Mikkelsen interpreta il nuovo classico cattivone nazista, purtroppo non allโaltezza nรฉ di Renรจ Belloq nรฉ di Walter Donovan. Lโunico personaggio completamente nuovo รจ la Helena Shaw di Phoebe Waller-Bridge: non รจ la classica spalla, in quanto spesso conduce lei lโazione, non รจ il classico interesse amoroso, non รจ una vera figlia (per fortuna, visto quello che รจ successo con Shia LaBeouf), รจ un personaggio cinico e un poโ troppo saccente che ha una sua minima evoluzione nellโarco del film ma non raccoglie alcun testimone, perchรฉ non cโรจ nulla da raccogliere, come lโultima inquadratura suggerisce.
Il Verdetto
"The Dial of Destiny" non convincerร i fan del "doveva restare una trilogia" ma resta una discreta, seppur declinante, conclusione di una saga iconica.
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