La Grande Bellezza

Titolo Originale

La grande bellezza

Data di uscita:

21/05/2013

Genere:

Durata (in minuti):

142

Una produzione:

France 2 Cinรฉma, Indigo Film, Mediaset, Babe Films, Medusa Film, Pathรฉ!, Fonds Eurimages du Conseil de l'Europe, Regione Lazio, Banca Popolare di Vicenza, Lazio Film Commission, Biscottificio Verona, Canal+, MEDIA Programme of the European Union, France Tรฉlรฉvisions

Budget (in dollari):

12400000

Ricavi (in dollari):

24164400

Nazioni produttrici:

Italia

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Mi sono preso alcuni giorni per metabolizzare la visione de “La Grande Bellezza”, l’ultimo film di Paolo Sorrentino presentato al Festival di Cannes. Non solo per l’innegabile complessitร  della pellicola, esacerbata dall’averla vista in seconda fila (sala stracolma di gente, forse ingannati dal cast da commedia all’italiana?) con la testa piegata all’indietro per tutta la durata del film. Credo soltanto che Sorrentino abbia voluto un po’ strafare con questo film, che abbia affrontato il progetto con l’idea, sin dall’inizio, del dipinto socio-generazionale da tramandare ai posteri, e vi abbia sacrificato parte della struttura narrativa.

“La dolce vita” rivisitata a distanza di cinquant’anni? “Il grande Gatsby”? “La grande bellezza” racchiude in sรฉ alcuni dei messaggi delle opere di Fellini e Fitzgerald: lo sguardo disincantato, in parte deluso, in parte sconfitto, la consapevolezza nel nascondere l’assenza di un futuro in un presente cosรฌ esibito ed effimero.

Il protagonista Gep Gambardella, interpretato dal sempre magistrale Toni Servillo, rappresenta appieno la dicotomia cronologica di quasi tutti i personaggi degni di menzione (da citare un’ottima Sabrina Ferilli) all’interno del lungometraggio: un passato glorioso (un romanzo d’esordio acclamato e premiato dalla critica), un presente squallido (giornalista di gossip, protagonista di tutte le feste mondane della decadente nobiltร  borghese romana), un futuro inesistente (ricominciare a scrivere?).

Gep guarda con distacco l’evoluzione delle vite dei suoi “amici”, ma รจ anch’egli una vittima della decadenza che lo circonda, della volgaritร  che lo risucchia in party “estremi” tenuti in location da sogno del Centro Storico della Capitale. L’occhio bonario e onirico “alla Fellini” รจ dunque un lontano ricordo, si preferisce colpire duro a suon d’immagini forti.

L’ambizione del regista ha portato la pellicola ad una durata importante (due ore e trenta minuti), che non puรฒ non incidere sulla qualitร  percepita dell’opera, probabilmente fin troppo accentuata nei toni didascalici, e che si conclude con una flebile apertura di speranza per il futuro. Il film รจ assolutamente da vedere, con la certezza che lo catalogherete come una “carrellata di feste boccaccesche” oppure come un capolavoro del post-realismo italiano. Di sicuro, non vi lascerร  indifferenti.

Il Verdetto
La Grande Bellezza racchiude in sรฉ i molti pregi e i limitati difetti dell'arte filmica di Paolo Sorrentino e del suo attore-feticcio Toni Servillo.
100

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Voto Finale

Enrico Giammarco
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