la partita

La partita

Sul campo da calcio non si decide solo il destino del campionato, ma la vita di coloro che hanno deciso di dare una svolta alla propria esistenza. Mentre fuori dal campo il mondo continua a vivere, a morire e ad essere pieno di contraddizioni, durante la partita il tempo si ferma perché quello è il momento più importante di sempre.

Certi film nascono con un destino, segnato da alcune congiunture. In Italia è molto difficile “esordire” alla regia con un progetto personale, auto-prodotto, indipendente. Magari la produzione va in porto, ma la distribuzione è tutto un altro film, letteralmente. La partita, opera prima di Francesco Carnesecchi, ricade in questa categoria. Girato nel 2018, presentato in anteprima al Roma Independent Film Festival, ha impiegato più di un anno a trovare una distribuzione in sala, ad opera di Zenit. Fatalità, a fine febbraio, con il COVID già pandemico nel nostro Paese. Inutile sottolineare come il film abbia racimolato appena 5mila euro di botteghino e, come buona parte della programmazione nostrana, sia ora atterrato su piattaforma Netflix.

Release Date
27 Febbraio 2020
REGIA
Francesco Carnesecchi
CAST
Francesco Pannofino, Alberto Di Stasio, Gabriele Fiore, Giorgio Colangeli, Stefano Ambrogi.
GENERE
Drammatico
Our Score
6.5
La partita basa le fondamenta della sua narrazione su un incontro di calcio giovanile di periferia. L’intervallo tra i due tempi di gioco è l’occasione per mostrare flashback che raccontano le motivazioni e i dilemmi dei personaggi, tutti di natura morale. Le difficoltà del match trovano quindi una spiegazione, e il secondo tempo è l’occasione decisiva per la riscossa o la completa debacle. Come prevedibile, non tutti remano dalla stessa parte, quindi ci sarà chi vincerà e chi perderà. Nel contesto di gara, ovviamente, ma anche nella vita.

Come ogni buon film indipendente, anche La partita poggia gran parte del suo cast su attori misconosciuti o comunque rodati caratteristi. Con un paio di eccezioni: Francesco Pannofino e Alberto Di Stasio sono professionisti di alto profilo, facilmente riconoscibili anche dal grande pubblico, soprattutto per merito di un loro precedente lavoro comune: Boris. Ecco, da questo punto di vista il casting è stato abbastanza “furbetto” nel ricreare certi richiami ai loro personaggi “storici”. Pannofino interpreta Claudio Bolla, un allenatore idealista che non ha mai vinto nulla, Di Stasio è Italo, il presidente della Sporting Roma, vecchio, disilluso e più incline al compromesso. L’analogia finisce qui, si sta comunque parlando di un film drammatico, anche se la costruzione del trailer ha stimolato una marea di commenti su YouTube con citazioni di Boris.

Carnesecchi è bravo a gestire il tempo (di gioco) e i flashback a suo favore. Non è mai facile raccontare cinematograficamente una partita, il rischio è di insistere troppo sul campo e annoiare. Il regista è anche abile a confondere le acque sulla linearità temporale, con degli stacchi improvvisi e spiazzanti per lo spettatore. Se il canovaccio principale può sembrare prevedibile, alcuni twist cambiano la percezione iniziale, e donano tridimensionalità a molti dei personaggi. Paradossalmente il più incompiuto sembra essere proprio il Claudio di Pannofino, così integralista e talmente privo di un vero finale da farlo apparire marginale, nell’economia narrativa del film.

Un'opera prima d'interesse
La partita narra la vita e le difficoltà ai margini della città, in un'opera prima che non maschera i propri difetti, ma che riesce comunque a sorprendere facendo dimenticare, con un buon intreccio e qualche twist, i limiti nella costruzione di alcuni personaggi.
Il parere dei lettori0 Voti
0
Cosa funziona
Buon casting
Ottima scelta dei tempi di narrazione, fuori e dentro dal campo
Cosa non funziona
Alcuni personaggi sono irrisolti
Ingenuità di fondo nella trama
6.5