Dove vedere “Professione pericolo” in streaming
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Recensione
Professione pericolo (The Stunt Man) è uno di quei film che, nel tempo, si sono ritagliati un piccolo culto nonostante una natura irrisolta. Tratto dal romanzo di Paul Brodeur, il film di Richard Rush ambisce a essere molte cose contemporaneamente: una satira sul mondo del cinema, un thriller psicologico, una black comedy e persino una strana storia d’amore. Questo continuo rimbalzare tra registri diversi finisce, però, per minare la coesione del film, trasformandolo in un esperimento affascinante ma sbilenco.
Se il film ha un punto di forza indiscusso, è la performance magnetica di Peter O’Toole nei panni di Eli Cross, regista manipolatore e carismatico che gioca con la realtà e la finzione a suo piacimento. O’Toole riesce a rendere il personaggio affascinante e inquietante allo stesso tempo, incarnando perfettamente l’idea del demiurgo cinematografico.
Di contro, il protagonista Steve Railsback – nei panni di Cameron, un fuggitivo che si ritrova suo malgrado coinvolto come stuntman in un film – appare spaesato. Il suo stile di recitazione, spesso sopra le righe e poco sfumato, sembra non essere all’altezza della sfida, finendo per risultare più un elemento di disturbo che una presenza carismatica.
Barbara Hershey, nel ruolo dell’interesse amoroso del protagonista, fa il possibile con un personaggio poco sviluppato, ma alla fine non riesce a lasciare un segno significativo.
Uno degli aspetti più riusciti del film è la realizzazione delle scene d’azione. Rush, con i mezzi dell’epoca, riesce a mettere in scena sequenze acrobatiche credibili e ben girate, dimostrando una buona conoscenza del mestiere dello stuntman. Tuttavia, l’incertezza del tono generale penalizza il coinvolgimento dello spettatore. Il film oscilla tra il thriller paranoico e la commedia grottesca senza trovare un equilibrio convincente, lasciando una sensazione di discontinuità.
La candidatura all’Oscar di Richard Rush per la miglior regia è un’anomalia che dice molto sullo stato di transizione del cinema statunitense di quegli anni. Siamo in un momento di passaggio: la New Hollywood è ormai al tramonto, mentre il cinema commerciale degli anni Ottanta non ha ancora imposto il suo dominio. In questo contesto, Professione pericolo è quasi un film simbolo di quell’incertezza, con il suo tentativo di essere sia d’autore che di intrattenimento senza riuscire pienamente in nessuna delle due cose.
