soul recensione

Soul

Joe Gardner, direttore di una banda musicale delle scuole medie appassionato di jazz, sogna da sempre di suonare all’Half Note, un prestigioso locale di New York. Improvvisamente, dopo 20 anni di tentativi, finalmente riesce a ottenere un ingaggio nel quartetto di Dorothea Williams. Tuttavia uscendo in strada finisce in un tombino e va in coma. La sua anima si separa dal corpo e va nell’ante-mondo, un luogo dove le anime vengono addestrate ed educate per renderci ciò che siamo: una volta pronte, si “laureano” e nascono. Per un equivoco Joe viene ingaggiato come mentore di 22, che pensa che la Terra faccia schifo e viene bocciata da centinaia di anni. Insieme, scopriranno cosa significa avere un’anima.

Sarà che sono cresciuto con l’animazione giapponese, dove ogni produzione è esattamente categorizzata e realizzata con dei target precisi, minuziosi e degni di un ufficio marketing, tuttavia la querelle intorno a Soul, il nuovo lungometraggio della Pixar, mi lascia abbastanza perplesso. E’ così importante stabilire se sia un film adatto ai bambini? Siamo ancora il solito Paese che associa l’animazione agli infanti, oppure portare sui titoli di testa il nome Disney ti obbliga a produrre una forma d’intrattenimento “adatta a tutte le età (ma meglio i giovani)”?

Release Date
25 Dicembre 2020
REGIA
Pete Docter
CAST
Jamie Foxx (Neri Marcore') è la voce di Joe, Tina Fey (Paola Cortellesi) è la voce di 22
GENERE
Animazione
Our Score
8.5
Probabilmente è così, ma allora qualcuno non ha avvertito Pete Docter che, dopo aver palesato velleità “alte” con Up e Inside Out, stavolta molla del tutto gli ormeggi e realizza un film complesso, tanto nelle regole narrative quanto nel (non) messaggio che si riserva nel finale. Complesso come la vita, mi vien da dire, un percorso segnato da scelte ed errori, a volte minato dal caso, altre dalla presunzione di aver trovato il proprio scopo, o di doverlo trovare. Lo sa bene chi è adulto e quel percorso lo ha già (in parte) fatto, non lo sa il bambino a cui manca una variabile essenziale: l’Esperienza.

Soul è un film che presenta numerosi livelli di lettura, e concordo con il pezzo di Federica Lippi su Fumettologica, un bambino sotto i 10-12 anni non ha gli strumenti (e l’Esperienza di vita) per andare oltre il livello più superficiale, quello della storia di redenzione/riscatto, che si sviluppa duplice e parallela. In questa chiave il film di Pete Docter non riscrive il canone, scorre agile con piglio sicuro e qualche improvvisata jazz. Ci sono le gag e i personaggi divertenti, ci sono tante citazioni fuori dalla portata del pubblico più giovane. La ricostruzione grafica di New York è entusiasmante, la definizione minimalista dell’Ante-Mondo richiama alcuni stilemi già presenti in Inside Out.

Soul contiene una forte critica alle ossessioni e al prestazionismo della vita adulta

Joe ha vissuto con tanti rimpianti, la sua unica leva per restare aggrappato alla vita è realizzare il suo sogno. 22 ha una malcelata paura di vivere, non percependone la ragione. Due figure antitetiche che collidono, sembra tutto facile (e prevedibile). Eppure è nel tratto finale che Soul toglie molte certezze anche ai più navigati. E’ qui che si arriva al cuore del film, con una traslazione di prospettiva che porta comunque al risultato atteso (la maturazione di entrambi i protagonisti), tuttavia lo fa su un piano distinto. C’è una ragione di vivere, senza uno scopo? E’ proprio Joe, quindi il mentore adulto, quello più spiazzato dal cambio di paradigma.

A casa Pixar mai come stavolta il sistema di regole interne su cui si regge la storia è in qualche modo vago e poco rigoroso. Sembra come se Docter e i suoi non si siano voluti legare mani e piedi a vincoli narrativi che li avrebbero portati a dover compiere scelte drastiche e dolorose. In questa maniera, “forzando” le regole, riescono comunque a garantire una chiusura disneyana, un doppio e rassicurante lieto fine. In mezzo al percorso, però, c’è di tutto: una critica alle ossessioni e al prestazionismo della vita adulta che non può non farci sentire, noi tutti, chiamati in causa.

In un periodo di pandemia con i cinema chiusi, sarà difficile misurare i risultati di un’opera d’intrattenimento del genere, dal potenziale commerciale incerto. Di certo, l’opera d’arte è memorabile.

Soul è un film complesso con cui la Pixar punta altissimo, sia dal punto di vista della realizzazione tecnica che della scrittura. Il risultato è un'eccellente pellicola dallo sviluppo imprevedibile come il jazz, come la vita.
Il parere dei lettori0 Voti
0
Cosa funziona
La scrittura dei due protagonisti
Le scelte grafiche delle location
Le gag e il ritmo dello sviluppo narrativo
Cosa non funziona
Un lieto fine di troppo
8.5

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