The Wife

Una grande Glenn Close in quel di Stoccolma

The wife - Vivere nell'ombra
Release Date
4 ottobre 2018
Regia
Bjorn Runge
Genere
Drammatico

“Tutto qui?” E’ questa la domanda che vi porrete alla fine della visione di “The Wife – Vivere nell’ombra”. E la delusione sarà ancor più grande, se lo faceste dopo esservi imbattuti nel trailer del film, uno di quei rari casi in cui il teasing non solo non è fuorviante, ma è anche pienamente rivelatore.

La trama del film (tratto da un omonimo romanzo best-seller) è alquanto lineare: Joseph Castleman (Jonathan Pryce) è un famoso scrittore che viene insignito del Premio Nobel per la letteratura. Il viaggio per Stoccolma per accettare il premio è l’occasione vedere i tanti sacrifici fatti assieme alla moglie Joan (Glenn Close) finalmente premiati. L’auspicio viene però disatteso e, anzi, i tanti scheletri nell’armadio della loro relazione esploderanno fragorosamente, sollecitati da un aspirante biografo (Christian Slater) e dai conflitti mai sopiti con il figlio (Max Irons).

Apparentemente timida, riservata e insignificante, Joan è un personaggio che sembra ritagliato su Glenn Close. I suoi silenzi, i suoi ammiccamenti, il suo vivere all’ombra del celebre marito sembrano meno naturali di quel che lei stessa vuole dare a vedere. Purtroppo, oltre ad una eccellente prova d’attrice da parte della protagonista, questo film non offre molto altro. Jonathan Pryce fa il suo mestiere nel ruolo del tirannico e capriccioso scrittore di fama, i bisticci da coppia anziana sono ben resi. Purtroppo mancano totalmente gli attori comprimari: Christian Slater è ancor più indisponente del suo personaggio, e gli viene offerta una funzione narrativa che appare assai forzata, mentre Max Irons è assai impacciato e confuso nei panni del figlio problematico (forse un po’ troppo cresciuto).

Il personaggio di Joan è ritagliato su Glenn Close, che ben rappresenta la sua apparente timidezza e riservatezza senza tralasciare di far trapelare, con un’occhiata o un gesto, che quella donna ha ben altro da dire e offrire.

Il più grave difetto che imputo a questa pellicola è quello di gestire malissimo il climax narrativo, arrivando ad un (prevedibile) disvelamento senza un vero e risoluto confronto. Il senso d’incompiutezza non è giustificato dallo stile registico, pienamente scandinavo nel suo essere asciutto nei primi piani e poco audace nel montaggio. Da noi potrebbe essere confuso per un prodotto per la TV.

Cosa funziona
Glenn Close
Cosa non funziona
La gestione del climax
Gli attori comprimari
6.5

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Zeen Social Icons