Riguardare Tutti giù per terra, uno dei primissimi film di Valerio Mastandrea, ti aiuta a capire quanto questo film, nato e prodotto in sordina e poi divenuto un piccolo cult di pubblico e critica, sia stato precursore dei tempi che lo hanno seguito.

Release Date
1997
REGIA
Davide Ferrario
CAST
Valerio Mastandrea, Carlo Monni, Adriana Rinaldi, Caterina Caselli, Benedetta Mazzini
GENERE
Commedia
Tratto da un romanzo di Giuseppe Culicchia, il film racconta le vicende di Walter Verra (Mastandrea), uno studente fuori corso di filosofia, disoccupato prima e obiettore di coscienza poi, vergine e privo di ideali, che si muove in una Torino che gli è, parimenti, del tutto estranea.

Il regista Davide Ferrario ha voluto rendere omaggio al collega britannico Lindsay Anderson, autore di numerose pellicole sulla ribellione giovanile in terra d’Albione. In realtà, Tutti giù per terra è un vero film sulla precarietà, e in tal senso anticipatore di una serie di pellicole nostrane uscite nella decade successiva. Il parallelo con Santa Maradona di Marco Ponti è spontaneo, non soltanto per la condivisione del capoluogo piemontese come location. Tuttavia, mentre il film con Stefano Accorsi cerca di trattare una precarietà più oggettiva, contrattuale, figlia dell’11 Settembre e degli Anni Zero, l’opera di Ferrario si riferisce ad una precarietà dello spirito, dell’incapacità conclamata di trovare un posto nel mondo.

Lo sguardo di Walter, ben reso dalla mimica minimalista e beffarda di Mastandrea, si posa con disillusione su ogni umano con cui entra in contatto. La tristezza nei confronti del mutismo materno, il conflitto con un padre autoritario e sconfitto dalla società, il distacco dalle sporadiche amicizie universitarie e lavorative, il disprezzo per varie categorie sociali come quella delle insegnanti.

L’unico punto di riferimento è la zia ribelle Caterina (Caterina Caselli), con cui ha passato l’adolescenza a Roma, e che comunque sprona Walter a vivere, o a tentare di farlo. Il percorso di formazione del ragazzo diviene più vicino all’accettazione di sé e del suo ruolo nella società, non senza i dolori e le delusioni che tutti affrontiamo.

Aldilà di alcune ingenuità (il cast dei protagonisti è privo di torinesi) e di un taglio da videoclip che, musica dei CSI a parte, sembra smorzare la cinica rabbia dell’autonarrazione di Walter Verra, Tutti giù per terra resta un film molto interessante per capire un’epoca di passaggio, a cavallo tra due secoli e sul baratro della fine delle certezze.