Warfare – Tempo di guerra

Titolo Originale

Warfare

Data di uscita:

09/04/2025

Durata (in minuti):

95

Una produzione:

DNA Films, A24

Budget (in dollari):

20000000

Ricavi (in dollari):

33649631

Nazioni produttrici:

Regno Unito, USA

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Recensione

Ci sono registi che la guerra la filmano, e registi che la sezionano. Alex Garland preferisce farci finire dentro il suo corpo malato, lasciandoci annusare il sangue rappreso, il sudore, la paura, il clangore ossessivo delle armi, senza mai concederci il sollievo di un campo lungo o di unโ€™idea romantica di eroismo. Warfare โ€“ Tempo di guerra non รจ dunque un war movie nel senso classico: รจ unโ€™esperienza. Un dispositivo. Un corridoio in cui lโ€™aria si fa piรน densa, il tempo piรน stretto, e i confini tra corpo, arma e ambiente diventano porosi.

Garland, insieme al co-regista Ray Mendoza, ex membro dei corpi speciali della Marina americana, costruisce un film che non โ€œinterpretaโ€ la guerra: la ricorda. E il ricordo, come spesso accade nei reduci, รจ intermittente, sporco, sincopato. La narrazione avanza per frammenti sensoriali, per lampi, per improvvise esplosioni di caos che non sono mai spettacolarizzate ma sempre radicate nella fisicitร . Una grammatica che sfugge allโ€™ordine e si piazza in quella zona di confine dove il cinema bellico incontra il body horror, con lโ€™occhio della cinepresa che scruta piรน i corpi che le strategie militari, piรน le reazioni chimiche dello stress che gli obiettivi da raggiungere.

Il film apre con una sequenza di rara potenza simbolica: i soldati, in caserma, guardano il videoclip Call on Me di Eric Prydz. Non รจ un vezzo pop nรฉ un momento di alleggerimento. รˆ una dichiarazione di poetica. Garland accosta la cultura visuale occidentale โ€” ipersessualizzata, ripetitiva, ansiogena โ€” al mondo dellโ€™addestramento militare, suggerendo che la guerra non รจ solo un dispositivo geopolitico, ma anche una forma di dipendenza iconografica, un prodotto culturale che ci viene introiettato a colpi di schermo. La guerra come playlist, come loop visivo, come sottofondo di unโ€™identitร  nazionale sempre piรน sfilacciata.

Da quel momento in poi, il film procede come unโ€™immersione claustrofobica nella missione dei protagonisti. Le scelte registiche sono chirurgiche: camere addosso ai volti, suoni che arrivano distorti, comunicazioni radio che si perdono, flash delle esplosioni che saturano il sensore. Tutto vive nella zona liminale tra documentario e allucinazione, come se Garland volesse impedire allo spettatore qualsiasi forma di distanza critica. Non stiamo โ€œosservandoโ€: stiamo subendo.

Il grande merito del film โ€” e ciรฒ che lo distingue nel panorama del cinema bellico contemporaneo โ€” รจ la sua capacitร  di trasformare ogni scena in un nodo percettivo. Non cโ€™รจ catarsi, non cโ€™รจ gloria, non cโ€™รจ retorica. Solo un continuo attrito tra vita e morte, tra obbedienza e istinto, tra identitร  individuale e annullamento. E in questo la mano di Mendoza si sente: gli attori sembrano reagire piรน che recitare, come se evacuassero ricordi invece di interpretare battute.

Detto ciรฒ, Warfare non รจ unโ€™opera priva di incrinature. Garland resta un autore coerente, ma a volte prigioniero delle proprie ossessioni. Il finale, in particolare, apre piรน domande sulla genuinitร  del progetto che risposte sul percorso dei personaggi. Lโ€™idea alla base della pellicola, pur potentemente eseguita, non brilla per originalitร  e non spinge il film oltre il recinto dei suoi temi piรน canonici.

Ma quando Warfare funziona โ€” e funziona spesso โ€” ha la capacitร  rara di mostrare la guerra non come un evento, ma come uno stato mentale, una condizione culturale, una vibrazione che infetta chi la vive e chi la racconta. Il cinema di Garland incontra qui un pubblico piรน ampio senza perdere incisivitร , e questo non รจ un risultato da poco.

Il Verdetto
"Warfare โ€“ Tempo di guerra" รจ un film viscerale, immersivo e disturbante, che evita lโ€™epica e affronta il trauma, che rifiuta la retorica per abbracciare il corpo, che sostituisce la strategia con la sensazione. Unโ€™opera coerente con la poetica di Alex Garland, che continua a esplorare la violenza come sistema, come virus culturale, come linguaggio primordiale. Pur con qualche limite di originalitร  e un finale discutibile, il film resta unโ€™esperienza potente e profondamente contemporanea.
7

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Voto Finale

Enrico Giammarco
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