16 Giugno 2022

Miyuki

Genere: Commedia romantica

Autore: Miyuki

Editore: Shogakukan (in Italia Star Comics)

Uscita italiana: 2005

Formato: 12 tankobon, copertina flessibile

Sinossi: Il protagonista della storia è Masato Wakamatsu, un liceale a cui sono capitate diverse disgrazie familiari e si ritrova ad abitare da solo. La sua vita cambierà il giorno in cui si trasferisce da lui la sorellastra Miyuki.

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È complesso riprendere in mano un'opera come Miyuki, a quasi quarant'anni dalla conclusione; rivalutarla dopo tutto questo tempo nasconde tanti punti d'interesse, ma anche qualche inevitabile criticità.

Pubblicato a partire dal 1980 su Shonen Big Comic, Miyuki è stato de facto il primo manga lungo e "di ampio respiro" di Mitsuru Adachi, volendo considerare sia Nine che Hyatari Riyoko (opere da 5 tankobon) due interessanti esperimenti, rispettivamente dei generi shonen/spokon e shojo. Il Maestro non aveva ancora trent'anni e si stava giocando la carriera con quest'opera, Touch sarebbe iniziato solo l'anno successivo e Adachi avrebbe poi portato avanti le opere parallelamente fino al 1984.

Iniziamo con gli aspetti interessanti: Miyuki è l'opera di Adachi dove il contesto sportivo è veramente di sfondo, quasi inesistente e soprattutto accessorio alle storyline principali. Nessuno dei personaggi principali, quelli del triangolo amoroso (Masato e le due Miyuki) pratica uno sport a livello agonistico, e questo è un unicum nella bibliografia del mangaka, soprattutto sul versante shonen. Pur apprezzando come la descrizione della pratica sportiva di Adachi non sfoci mai nello spokon più drammatico e irrealistico, ho sempre un po' storto il naso per come l'autore si lasci prendere un po' troppo la mano nella narrazione del suo sport preferito, il baseball. Così, mentre opere come Rough dosano perfettamente il bilanciamento tra agone sportive e passione romantica, abbiamo poi opere come H2 rese lunghissime da interminabili partite di baseball.

Miyuki vede nascere il germe di numerosi tropi narrativi di Adachi, che poi ritroveremo nelle opere successive: la vacanza al mare, il padre di famiglia che ci prova con le ragazzine, l'insegnante di ginnastica single che ci prova con le ragazzine, in effetti questo manga è decisamente più "piccante" della media delle altre opere di Adachi, ricco di upskirt ed equivoci, molti dei quali, pur accettabili e anche divertenti nella cultura patriarcale nipponica (degli Anni Ottanta), riletti ora non possono fare altro che far gridare al "maccosa..." e roteare gli occhi verso il cielo.

L'impressione è che il giovane Adachi fosse ricco di idee e situazioni, ma che dovesse ancora imparare a dosarle al meglio. Miyuki parte da una situazione veramente assurda (due adolescenti che convivono da soli, senza alcun tutore adulto, mentre il padre lavora all'estero), e ci mette relativamente poco a creare il menage che è anche il motore della storia: a Masato piace la sua compagna di classe Miyuki Kashima, ma è molto legato anche all'omonima sorella, che a livello biologico tale non è...l'aspetto meno interessante è che entrambe le ragazze ricambiano le sue attenzioni, e nessun ulteriore spasimante (sia dell'una, che dell'altra) è minimamente in grado di far cambiare loro parere. Il problema è che di spasimanti, uno meno credibile dell'altro, uno più fastidioso dell'altro, ne compaiono veramente tanti nel corso della storia; Adachi va quasi per accumulo, e sostanzialmente non ne elimina mai definitivamente alcuno dalle vicende.

La storia va rapidamente in stallo, le situazioni divengono così ripetitive che, unico caso credo nella bibliografia adachiana, la storia si protrae oltre gli anni del liceo, mostrandoci Masato che cerca di entrare all'Università come uno Yusaku Godai qualsiasi. A un certo punto dev'essere successo qualcosa, la Shogakukan deve aver fatto pressioni sull'autore affinché si dedicasse esclusivamente a Touch, ed ecco arrivare gli ultimi due volumetti con un finale veramente cotto, mangiato e assurdo quasi quanto la premessa della storia, anche se non in relazione ai sentimenti dei protagonisti, quelli che tutti i lettori avevano intuito da tempo.

Lo stile narrativo è già quello di Adachi, anche se graficamente il Maestro deve ancora imparare a rifinire al meglio i paesaggi cittadini così ricchi di dettaglio a cui ci ha abituato successivamente. Lo screenplay invece è sorprendentemente verboso, soprattutto se confrontato con un'opera molto più minimalista nei dialoghi come Rough. Miyuki è un manga per completisti di Adachi già avvezzi al Maestro, di certo le nuove generazioni farebbero molta fatica ad apprezzarne lo stile dei suoi slice of life.

Miyuki
Il Verdetto
Gli anni non hanno fatto bene a "Miyuki", che resta un manga fondamentale per comprendere la nascita dei temi e della poetica di Mitsuru Adachi, ma che probabilmente è una storia non digeribile da un pubblico occasionale.
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