Il figlio di Persefone

Il figlio di Persefone
AUTORE
Maurizio Cotrona
EDiTORE
Elliot
GENERE
Romanzo

Il legame con la propria città assume quasi sempre un’importanza centrale nella formazione, biografica quanto culturale, di uno scrittore. Nessuno è indifferente alle proprie origini, c’è chi manifesta un amore schietto e privo di rughe, sfociando nella banalità, poi c’è chi dietro azioni di critica cela un amore profondo ancorché sofferente e privo di sollievo.

Maurizio Cotrona, da tarantino doc, porta con se la ferita causata da uno dei più grandi buchi neri della coscienza collettiva nazionale. Arrivato al quarto romanzo, dopo essersi dedicato ai luoghi adottivi (la Roma delle nuove periferie di Malafede), ha deciso di trasformare quello che è l’incubo della sua città nella sua nuova ossessione letteraria.

“Il figlio di Persefone” è innanzitutto la storia di due fratelli, Giulio e Alessandro, il primo spalla e voce narrante, il secondo protagonista-eroe. Bambini e poi ragazzi, hanno entrambi un credito e uno spirito di rivalsa nei confronti dell’Ilva, l’acciaieria che avvelena Taranto dopo averla illusa con i posti di lavoro. La madre è morta di tumore, Alessandro ha il cervello pieno di metalli, Giulio un arto rattrappito. Ma quello che potrebbe essere lo spunto per una storia di denuncia assume delle forme narrative del tutto inattese imbevendosi nel Mito.

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as of 15 Luglio 2019 18:03
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In un’ambientazione mutevole – che tocca le coste ioniche, arricchite dalla civiltà magno-greca, l’area industriale e i paesaggi metropolitani – si svolge l’iniziazione all’amore e all’odio di Giulio e Alessandro. Nelle loro fantasie infantili identificano lo stabilimento siderurgico con Ade, il signore degli inferi tornato sulla terra, le cui propaggini abbracciano, asfissiandola, la città che lo aveva accolto speranzosa. Ade ha rapito Persefone, la loro madre, e i due ragazzi, sotto la spinta ossessiva di Alessandro, si disegnano un percorso di rivoluzione per “liberarla” assieme alla città. Il figlio di Persefone è un breve romanzo dalla prosa suadente ed evocativa, in cui Cotrona ha saputo mixare con sapienza il gusto classico del Mito con quello postmoderno e industriale.

Dal mio posto in prima fila guardo lo spagnolo andare a vuoto. Ancora una volta. Adesso si tuffa in un assalto frontale, le suole rimbombano sul ring come tappeti battuti. Per schivarlo Alessandro fa un movimento da torero, lo spagnolo abbandona la guardia e si mette ad agitare i guantoni alla cieca, sembra un uomo determinato a spaccare una piuma con un piccone. Seduta accanto a me, Giselle trattiene il respiro. Lei non sa che mio fratello è irraggiungibile.

Zagreo, nome d’arte scelto da Alessandro, è impalpabile. In uno sport violento come il pugilato egli vince sempre ai punti, senza far male all’avversario, ma vanificandone tutti gli sforzi. La fase “urbana” del romanzo costituisce la formazione del narratore, che affronta le sue prime esperienze al di fuori del nucleo famigliare. La crescita e la presa di consapevolezza di Giulio è costante, mentre Alessandro resta un personaggio immutabile e ossessionato dalle certezze, con un destino già scritto. Se almeno superficialmente Alessandro è mentore e tutore di Giulio, supplendo all’impotente figura paterna abbandonata in Magna Grecia, è il secondogenito a comprendere l’intima natura fanciullesca del figlio di Persefone, e a farsene carico nei confronti del resto del Mondo.

L’esito narrativo della vicenda è poco importante, praticamente ininfluente, perché il messaggio è stato lanciato, un messaggio di liberazione dal Mostro, la celebrazione di un’ossessione.

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