le assaggiatrici recensione

Le Assaggiatrici

Le Assaggiatrici
Autrice
Rosella Postorino
Casa Editrice
Feltrinelli
Genere
Romanzo Storico

Tre quarti delle opere basate sul periodo attorno alla seconda guerra mondiale si focalizzano sul nazismo e sulla Shoah, in particolare sugli effetti drammatici nella vita del popolo ebraico, e sull’ascesa (e caduta) dell’egemonia hitleriana.

L’impresa di Rosella Postorino era ardua: prendere di mira un’epoca fin troppo utilizzata da autori e sceneggiatori di tutto il mondo, e usarla come base per un romanzo incentrato su un tema enorme come la responsabilità collettiva di un popolo.

Il vero focus de Le Assaggiatrici è il rapporto tra il nazismo e la nazione tedesca

Protagonista è Rosa Sauer, berlinese, che si rifugia dai suoceri (il marito è in guerra, sul fronte russo) in campagna, senza sapere di vivere a due passi dal Wolfschanze, la Tana del lupo, ossia il quartier generale, nascosto nella foresta, da cui Adolf Hitler dirige le operazioni di guerra in Unione Sovietica. In capo a pochi giorni Rosa viene arruolata, senza possibilità di scelta, insieme ad altre donne, per assaggiare il cibo di Hitler, ossessionato dal pericolo di un possibile avvelenamento.

Ne Le Assaggiatrici, il focus dell’autrice è il rapporto tra nazismo e nazione (quella tedesca). La scelta di raccontare un episodio “minore” (basato sui ricordi della reduce Margot Wolk) all’interno di un periodo storico così complesso consente alla Postorino di non doversi soffermare sui soliti e ben noti aspetti, ma valutarne alcuni effetti “pratici” nella vita di tutti i giorni.

Alla domanda “Ma è possibile che il popolo tedesco abbia accettato la mostruosità del nazismo senza rifiutarlo?” la risposta del romanzo sembra essere “No, ma non abbastanza”. Da studentessa Rosa rimane indignata per la sparizione (e presumibile deportazione) del suo insegnante ebreo, ma quel dolore le rimane dentro. Suo padre aveva idee ben lontane da quelle proposte da Hitler e soci, ma non ha mai fatto nulla di più che borbottare. Le altre assaggiatrici sono in maggioranza terrorizzate di morire per salvare il Fuhrer, ma non possono far altro che accettare la loro delicata mansione.

“Sopportazione” è il termine che più viene in mente, se uno dovesse definire con una parola il rapporto tra il popolo e il regime. Di esaltazione nazista se ne legge poca, tra le pagine del libro, anche da parte di quelli che dovrebbero essere soldati e gerarchi. Esecuzione passiva degli ordini e cieca rassegnazione, quella di chi ha la forza solo per eseguire e non per dissentire.

Le assaggiatrici è anche (se non soprattutto) un romanzo di donne che vivono un forte dissidio. Per l’epoca in cui vivono sono delle privilegiate in quanto non ebree e con la possibilità di mangiare lauti pasti; al tempo stesso rischiano la vita tutti i giorni come un qualsiasi soldato al fronte. Si respira un crescente clima di cameratismo, tra di loro, anche se Rosa per larga parte del romanzo preferisce tenersi in disparte. Lei non arriva a fidarsi fino in fondo di nessuno, neanche della sua preferita, ovvero Elfriede.

Il dissidio in Rosa è ancor più forte, non solo per il suo ruolo di protagonista. Lei ha cercato sempre di continuare a vivere nonostante tutto, nonostante un marito che ha desiderato l’arruolamento volontario e le è stato sottratto dalla guerra dopo appena un anno di matrimonio, nonostante la perdita della madre durante i bombardamenti, nonostante sia molto meno innocente di quel che le compagne e i suoceri possano immaginare.

Le assaggiatrici è un romanzo travolgente e dalla struttura narrativa appassionante, un modo intelligente di fare docu-fiction letteraria. La trama, i personaggi, nulla è banale o scontato, la parte più debole sembra essere quella del finale, gestito con un fast forward temporale che non aggiunge nulla a quanto era già stato detto.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Zeen Social Icons