retromania recensione

Retromania

La maledizione della nostalgia musicale

Release Date
1 Ottobre 2010
AUTORE
Simon Reynolds
GENERE
Saggio
EDITORE
Minimum Fax
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Se anche voi, come il sottoscritto, soffrite della “sindrome del già sentito”, non preoccupatevi: non è una vostra patologia, è solo l’attuale scenario musicale. Le cose non sono cambiate molto nel decennio passato dall’uscita del celebre saggio di Simon Reynolds, Retromania. Anzi, possiamo dire che sono peggiorate.

Il succo di Retromania è proprio questo: nel suo saggio Reynolds teorizza quanto il pop(rock) non sia originale ai giorni nostri: esso si nutre della propria storia, commercializza i propri riferimenti e ha iniziato a rielaborare materiale di un passato sempre più immediato.

Detto così, potrebbe sembrare solo un timido pamphlet di quel che un po’ tutti abbiamo intuito da un bel pezzo: la musica (e i musicisti) ha abdicato il proprio ruolo di leadership culturale a favore di altri media. Ma il lavoro di Reynolds è molto approfondito, con numerosi fonti, esempi, un lavoro certosino grazie al quale il critico, che si è formato sulle note di un movimento avveniristico come il post-punk, lancia la preoccupazione verso numerosi soggetti del music business, sia creatori che fruitori. Il target di Reynolds è costituito da coloro che sono rimasti “bloccati” nel passato e non riescono a lasciarlo andare. I curatori dei musei, le tribute band, i blogger che condividono i loro archivi MP3, i feticisti dell’iPod che traggono un senso della propria identità dalla gamma di tracce che hanno memorizzato – tanta gente che dovrebbe imparare a guardare avanti.

Tuttavia, ciò che rende questo libro qualcosa di più di una semplice invettiva contro gli hipster è la consapevolezza dell’autore della propria complicità nella nostalgia. Sembra impossibile non essere derivativi di qualcuno o qualcosa. Ci siamo tutti, su questo carrozzone. Se è vero che i Sex Pistols si sono rifiutati di farsi inserire nella Rock and Roll Hall of Fame, Johnny Rotten è apparso nei reality show britannici e pubblicizza il burro.

L’avanguardia è ora diventata retroguardia