Le perfezioni

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Ambientazione
Germania
Periodo
Anni Duemiladieci
Genere
Romanzo
Volumi
1
SKU: 9788858797198 Tag: Marchio:

Descrizione

Sinossi

Tutti vorrebbero la vita di Anna e Tom. Un lavoro creativo senza troppi vincoli; un appartamento a Berlino luminoso e pieno di piante; una passione per il cibo e la politica progressista; una relazione aperta alla sperimentazione sessuale, alle serate che finiscono la mattina tardi. Una quotidianità limpida e seducente come una timeline di fotografie scattate con cura. Ma fuori campo cresce un’insoddisfazione profonda quanto difficile da mettere a fuoco. Il lavoro diventa ripetitivo. Gli amici tornano in patria. Il tentativo di impegno politico si spegne in uno slancio generico. Gli anni passano. E in quella vita così simile a un’immagine – perfetta nel colore e nella composizione, ma piatta, limitata – Anna e Tom si sentono in trappola, tormentati dal bisogno di trovare qualcosa di più vero. Ma esiste? Vincenzo Latronico torna alla narrativa con una storia lucida e amara di sogni e disillusioni, una parabola sulle nostre vite assediate dalle immagini dei social media e sulla ricerca di un’autenticità sempre più fragile e rara.

Recensione

C’è un momento preciso nella storia culturale del XXI secolo — collocabile con approssimazione chirurgica nel quinquennio compreso tra il 2012 e il 2017 — in cui il paradiso in terra ha assunto le sembianze di un appartamento d’epoca con i soffitti alti quattro metri nel distretto di Neukölln, a Berlino. Non un paradiso metafisico, s’intende, bensì uno spazio rigorosamente imbiancato a calce, pavimentato in parquet a spina di pesce levigato a mano e popolato da sedili svedesi anni Cinquanta, ceramiche artigianali dalle forme imperfette e rigogliose piante di Monstera deliciosa disposte con studiata casualità accanto a finestre a doppio battente.

È in questo ecosistema cromaticamente desaturato e calibrato sulle frequenze del pastello che si muovono Anna e Tom, i due protagonisti dell’ultimo folgorante e spietato romanzo di Vincenzo Latronico, Le perfezioni. Grafici freelance, web designer, creatori di contenuti visivi, Anna e Tom incarnano il tipo umano definitivo dell’era tardo-millennial: l’expat creativo, il nomade digitale di prima generazione che ha convertito la flessibilità del lavoro cognitivo in una professione di fede estetica.

Da Georges Perec all’algoritmo di Pinterest

Che Le perfezioni sia un esplicito omaggio a Le cose (Les Choses) di Georges Perec — capolavoro del 1965 che sezionava le ambizioni della nascente piccola borghesia parigina del secondo dopoguerra — è fatto noto e dichiarato. Ma laddove Perec raccontava l’alienazione di Jérôme e Sylvie attraverso la brama di possesso materiale di merci tangibili (i divani Chesterfield, i tappeti persiani, i volumi rilegati in pelle), Latronico compie una mutazione prospettica decisiva, aggiornando la fenomenologia del consumo all’epoca della riproducibilità e della condivisione digitale.

Per Anna e Tom la merce non è più l’oggetto in quanto tale, ma la sua rappresentazione ad alta risoluzione. L’acquisto di una tazza da tè fatta a mano o la scelta di una specifica torrefazione di specialty coffee con tostature chiare e note agrumate non rispondono al semplice bisogno del consumo, e nemmeno al puro edonismo: sono atti di pura semiosi. Sono mattoncini identitari destinati a comporre una galleria d’immagini condivisa, un feed ideale in cui la linea di demarcazione tra l’esistere e il mostrare di esistere è stata definitivamente cancellata.

Latronico smonta con grazia aristocratica e ironia affilata il grande inganno del capitalismo immateriale: l’illusione che l’autenticità possa essere curata come una mostra d’arte contemporanea e che la libertà personale coincida con la capacità di allestire la propria scenografia quotidiana.

La sintassi della stasi: una prosa senza voce

Sul piano meramente formale, il libro rappresenta un piccolo miracolo di ingegneria stilistica. Il romanzo è del tutto privo di dialoghi diretti. Non vi è una singola riga di discorso tra virgolette, non un botta e risposta, non uno scontro verbale che possa infrangere la continuità della pagina. Anna e Tom non parlano: vengono descritti, analizzati, mossi all’interno dello spazio narrativo attraverso una terza persona plurale che si comporta come l’obiettivo di una fotocamera ad altissima definizione.

La prosa di Latronico è fluida, piana, ipnotica, costruita su periodi ipotattici eleganti che scivolano via senza asperità, evocando esattamente la sensazione di uno scrolling infinito su uno schermo OLED. L’assenza di dialogo non è un virtuosismo d’avanguardia fine a se stesso, ma una necessità strutturale: in un mondo dominato dalla curatela dell’immagine, la parola parlata — con le sue imprecisioni, le sue esitazioni, la sua potenziale volgarità — rappresenta un elemento di disturbo, un’interferenza sgradevole nella composizione della scena.

Questa scelta stilistica produce un effetto straniante di straordinaria efficacia. Anna e Tom appaiono come due entità diafane, due curatori museali imprigionati nella mostra da essi stessi allestita. E l’incrinatura drammatica di questo impianto perfetto si avverte con forza devastante proprio nei territori in cui la rappresentazione visiva non può arrivare a mascherare il vuoto: la carne, la sessualità, la condivisione emotiva profonda.

Anna e Tom formano, all’apparenza, la coppia perfetta. Condividono ideali progressisti, abitudini alimentari sostenibili, gusti musicali sofisticati e una visione del mondo impeccabile. Eppure, tra le lenzuola di lino grezzo washed-cotton, la loro intimità si rivela per quello che è réellement: un esercizio burocratico, un adempimento doveroso ed esangue. Scopano male, verrebbe da dire con liberatoria franchezza; o meglio, copulano con la medesima educata, asettica e fredda competenza con cui selezionerebbero la palette di colori per la landing page di un cliente scandinavo. Non c’è brio, non c’è scontro, non c’è il disordine fecondo del desiderio, ma solo la replica svuotata di un atto che dovrebbe certificare la loro felicità.

La gentrificazione dell’anima e il paradosso dell’impegno

Un altro elemento d’analisi di rara acutezza riguarda la dimensione politica della vita dei protagonisti. Anna e Tom si percepiscono spontaneamente come soggetti radicali, aperti, solidali. Partecipano a manifestazioni per i diritti dei migranti, supportano cause sociali, guardano con sdegno al sovranismo e alla retorica reazionaria. Ciononostante, il romanzo evidenzia con ironia sferzante come la loro stessa presenza in quei quartieri popolari di Berlino sia l’agente patogeno primario della gentrificazione.

Con i loro stipendi in euro forti derivanti da commesse internazionali, la loro preferenza per i locali vegani e il loro disprezzo per la rozzezza del commercio locale preesistente, Anna e Tom contribuiscono spietatamente a spingere verso la periferia le famiglie turche e la classe lavoratrice storica di Neukölln. La loro empatia è meramente estetica, un accessorio morale da esibire insieme al tote bag in cotone organico della libreria indipendente di fiducia.

Quando la parabola berlinese comincia inesorabilmente a mostrare la corda — minata dall’impennata insostenibile degli affitti, dall’arrivo delle grandi piattaforme tech e da una diffusa sensazione di stagnazione esistenziale — i due tentano la mossa della fuga. Si trasferiscono prima a Lisbona, poi in Sicilia, alla ricerca di una luce più calda, di un rapporto più primordiale con la natura e con la comunità locale. Ma il dramma, svelato da Latronico con amara lucidità, è che il dispositivo si sposta con loro. Non ci si può dimettere dalla propria struttura mentale: l’isola diventa semplicemente un nuovo set, una parentesi esotica da documentare con toni caldi, fino all’inevitabile sopraggiungere della noia e del senso di irrilevanza.

Le perfezioni
Le perfezioni
Il Verdetto
Le perfezioni è un saggio sociologico mascherato da romanzo, o forse un romanzo che ha la precisione affilata di un bisturi chirurgico. Vincenzo Latronico ha firmato il libro definitivo sul malessere sottile della classe creativa europea, catturando l'esatto momento storico in cui una generazione ha scambiato la costruzione di un'identità con la curatela di una vetrina digitale.
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Enrico Giammarco
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