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Lucille

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Ambientazione
Francia
Periodo
Anni Duemila
Genere
Bande Dessinée
Volumi
1
SKU: 9788876181115 Tag: Marchio:
Lucille

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Descrizione

Sinossi

Lucilie è una ragazza anoressica, alla ricerca di una bellezza che forse non esiste. Vladimir è figlio di un marinaio che scompare in un tragico incidente in mare. Tra i due adolescenti è amore a prima vista. “Lucille” è uno dei romanzi grafici più importanti degli ultimi anni, salutato come “la via futura del fumetto francese”. Con un tratto raffinato, essenziale ed emotivo, Ludovic Debeurme compone una reale rappresentazione dell’adolescenza.

Recensione

Quando un autore decide di infilarsi nel ginepraio del coming-of-age disfunzionale, il rischio di firmare un saggio didascalico sul dolore o, peggio, una versione indie e pretenziosa di un melodramma adolescenziale è paurosamente alto. Ludovic Debeurme, con le quasi seicento pagine di Lucille, evita la trappola scegliendo la via dell’anoressia editoriale: toglie tutto quello che può. Pubblicato originariamente in Francia e arrivato da noi grazie a Coconino nel 2008, questo mattone visivo spiazza non per quello che mostra, ma per il vuoto pneumatico in cui decide di far galleggiare i suoi personaggi. Il peso sullo stomaco che si avverte a fine lettura non deriva da un sovraccarico di dettagli, ma da una sbalorditiva, a tratti raggelante, leggerezza strutturale.

La storia, a guardarla con l’occhio cinico del frequentatore di festival cinematografici, potrebbe sembrare il solito incastro di solitudini geometriche. C’è Lucille, sedicenne che cura il proprio disagio scomparendo progressivamente, riducendo il corpo a un abbozzo lineare per sottrarsi a una madre claustrofobica e a coetanei geometricamente indifferenti. E c’è Arthur, un accumulo ambulante di tic ossessivo-compulsivi e traumi paterni che finisce per ereditare persino il nome del genitore violento, Vladimir. L’incontro tra i due è inevitabile, come lo scontro tra due treni merci carichi di materiale radioattivo. Ma dove un autore meno dotato avrebbe cercato la via del lirismo consolatorio, Debeurme compie una scelta radicale e spazza via persino le vignette. I personaggi fluttuano nel bianco assoluto della pagina, privi di gabbie protettive, quasi che l’autore avesse paura di dare un confine geometrico all’angoscia. Lo spazio bianco smette di essere un’assenza di disegno e diventa la rappresentazione visiva del silenzio e dell’incomunicabilità.

L’estetica flirta apertamente con il minimalismo di Chester Brown e le deformità sottopelle di Roland Topor o Edward Gorey, regalandoci adolescenti con teste sproporzionate su corpi filiformi, simili a marionette spezzate che cercano un baricentro. È una scelta grafica disturbante e pudica al tempo stesso, che trasforma il dramma clinico in una ballata esistenziale psicotica. Quando la trama devia verso la classica fuga romantica — una cavalcata verso le colline della Toscana che profuma di cliché da road movie generazionale — Debeurme assesta il suo colpo migliore rifiutando la retorica della salvezza reciproca. Due debolezze profonde non fanno una forza stagna, e cambiare codice postale non ha mai sanato un collasso interno. La fuga d’amore si priva di qualsiasi romanticismo e diventa un’escursione in un surrealismo cupo, dove le sequenze oniriche non offrono risposte ma amplificano le paludi della psiche.

Lucille
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Il Verdetto
Il grande pregio di Lucille sta nella sua andatura organica, priva di uno storyboard rigido e mossa solo da un flusso visivo che asseconda le ricadute e i silenzi dei protagonisti. Non ci sono lezioni morali, né la pretesa di spiegare il funzionamento del disturbo a uso e consumo del lettore in cerca di catarsi facile. Debeurme osserva il disastro familiare e la fragilità mentale con la precisione clinica dell'entomologo e la pietas del poeta, lasciandoci tra le mani un'opera che dimostra come il fumetto possa gestire i risvolti più oscuri della mente senza gridare, ma sussurrando attraverso linee sottili che minacciano costantemente di spezzarsi nel vuoto.
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Voto Finale

Enrico Giammarco
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