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Che non si trattasse di una notizia qualsiasi, ve lo avevo già scritto. Che generasse fiumi di dibattito, nel caldo feriale d’Agosto, era possibile, ma non scontato. Eppure l’affaire Bezos/Washington Post ha generato fiumi d’inchiostro e di byte, quasi come se molti addetti ai lavori l’avessero usato come un pretesto per una resa dei conti sul futuro di una nave che affonda e che non ha sufficienti scialuppe di salvataggio.

Ancora carta contro Web?

Sembra proprio di sì, leggendo il commento di Lucia Annunziata; la direttrice dell’Huffington Post, infatti, lascia trapelare i dubbi di chi, pur avendo lasciato la “cittadella della tradizione”, continua ad esserne cittadina onoraria, parlando di un matrimonio tra carta e web quando sarebbe più sensato riferirsi ad un’ineluttabile transizione.

Questa dicotomia viene rifuggita sia da Massimo Russo, direttore di Wired Italia, sia da Vittorio Zambardino, che pubblicano entrambi dei post dove segnalano, con lucidità, che una certa epoca è finita da un pezzo.

Il ruolo dell’imprenditore nella società

Su TechEconomy, in un post di Franz Russo, l’intervento di Jacopo Tondelli va di pari passo con quanto il sottoscritto aveva evidenziato: l’acquisto è una presa di coscienza del potere finito nelle mani della web economy, di cui Bezos è uno dei pionieri e delle personalità più in vista.

Interessante anche la riflessione di Luca De Biase, che nel suo blog ci propone un parallelo tra la visione imprenditoriale statunitense e quella italiana, con particolare attenzione a come la società vigila (e giudica) l’operato e i rischi corsi dagli uomini d’affari. Un rapporto di fiducia non cinica, ma strettamente legato al tempo e ai risultati.

I commenti oltre Oceano

Sebbene gli States siano già da tempo preparati e pronti a questo tipo di evoluzioni (i giornali americani sperimentano, alcuni con successo, il paywall), anche dalle loro parti l’acquisto ha generato una serie di commenti, per lo più positivi. Tra i più notabili vi sono quelli di Bob Woodward e Carl Bernstein, proprio gli autori dell’inchiesta Watergate, che nacque sulle pagine del WP.

Non mancano comunque visioni meno ottimistiche e più scettiche, come quella di John Cassidy sul Newyorker.