buzzfeed

Buzzfeed vale il triplo del Washington Post. Shoccante, vero? Sì, l’effetto che fa è quello del “siamo alla fine di un’epoca”, perché di chiacchiere sulla rivoluzione dei media ne abbiamo fatte tante, noi tutti, ma poi sono i crudi numeri che ci mettono in fila. Ecco allora che il recente funding di 50 milioni di dollari operato dal VC Andreessen Horowitz ci pone davanti l’evidenza delle cose, confrontato con il prezzo pagato da Jeff Bezos per comprarsi la vecchia gloria del giornalismo americano.

Un media provider che ha otto anni vale più di tre volte di una testata giornalistica che di anni ne ha 137, che ha condotto inchieste fondamentali per la storia mondiale, la più nota delle quali (il Watergate) ha portato alle clamorose dimissioni dell’allora presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon.

Perché? Tutto questo ha una spiegazione?

Social media, intrattenimento, informazione – Lo ha se guardiamo alla profittabilità del progetto Buzzfeed, che è poi il fattore chiave che viene preso in considerazione dai papabili investitori. Fondato nel 2006, il progetto è nato all’insegna della sperimentazione su quel che è virale nei social. I cosiddetti Buzzfeed Labs hanno testato sul campo quali contenuti fossero più o meno virali sui canali social, creando quindi un expertise e un valore aggiunto rispetto alla concorrenza.

Sì, perché in quest’epoca non basta digitalizzare il vecchio modello giornalistico, sperando in Google News o nella fedeltà dei lettori verso la propria homepage. La pubblicità online non è redditizia (e senza controllo) quanto quella cartacea, quindi il vecchio modello non va più bene.

Nessuno ha investito sui social quanto Buzzfeed, e i risultati in termini di visite uniche (150 milioni al mese) e revenue sono evidenti. Quel tipo di investimento supporta una riflessione: nell’epoca della liquidità mediatica, dove l’ownership dell’informazione e dell’intrattenimento non è più esclusiva delle testate ufficiali, cercare di produrre un contenuto al passo con i tempi, qualcosa che non sia soltanto pubblicare online il solito editoriale, è un atto necessario.

Non sono in grado di affermare se il giornalismo sia finito o meno, se si è evoluto ed in che maniera, ma sono certo che un approccio giornalistico non possa prescindere dall’osservazione dell’attualità e dei canoni comunicativi che la compongono.

Non solo gattini – L’accusa più forte e ricorrente che viene rivolta a Buzzfeed è quella di produrre soltanto contenuti acchiappa-click (video, foto di gattini, i famosi post “40 motivi per cui…”, ecc…), di non essere autorevole e per questo di promuovere un futuro mediatico costruito sulle futilità e non sull’approfondimento. Io credo invece che Buzzfeed abbia saputo posizionarsi in una propria fetta di mercato, e che si stia preparando ad allargarsi. E’ già in corso un aumento dello staff, la creazione di nuove sedi redazionali, e l’assunzione di firme di alto profilo per le varie sezioni di quello che sta diventando anche una testata online.

Buzzfeed non è dunque altro che uno degli ultimi casi (pensiamo anche a Huffington Post) di quei progetti imprenditoriali nati per penetrare un settore, rivoluzionarlo e dominarlo. Avrebbe potuto farlo presentandosi come l’ennesima testata? Gli esempi, anche italici (Il Post, Linkiesta e altri), ci rispondono di no.

 

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