Carlo-Freccero

Ieri sono stato sgradevolmente sorpreso dalla partecipazione di Carlo Freccero a “Otto e Mezzo”, trasmissione del prime time di La 7. Sebbene la trasmissione riguardasse il piano di riforma della RAI, alcune affermazioni “di contorno” su Internet, da parte del noto direttore televisivo nonché esperto di media mi hanno lasciato realmente basito:

  • Internet è un media ben più subdolo della Televisione, perché “mescola” tutto, il vero e il falso. La TV, al confronto, verrà ricordata dai posteri per la sua “innocenza” e “trasparenza” nella manipolazione degli utenti.
  • Google con i suoi algoritmi ci costringe a fare le ricerche secondo i suoi criteri.
  • Internet va dunque regolamentata, sulla falsariga di quanto già fatto, in passato, con la televisione.

Io non voglio rispondere a queste argomentazioni. Credo però che il problema generazionale, nella comprensione dei new media, non sia affatto trascurabile. Anche se ti chiami Freccero. Anzi, soprattutto se ti chiami Freccero e per tutta una vita hai studiato un media (la televisione) che negli ultimi tempi sta diventando inevitabilmente derivativo rispetto ai prodotti digitali.