Corriere.it e il linguaggio di Internet

Ho seguito con molto interesse la vicenda del Corriere della Sera, dell’iniziativa editoriale benefica e del passo falso con i vignettisti non avvertiti. Effettivamente si è trattato di una gaffe piuttosto imbarazzante, tanto da indurre alle pubbliche scuse il direttore De Bortoli. Ha ragione Massimo Mantellini quando trova un filo comune con mille altri dettagli della gestione web e social di Corriere.it, ma io direi di tutte le testate di provenienza “tradizionale”.

La pretesa di comprendere Internet e le sue “regole” si traduce quindi nell’assumere tutta una serie di comportamenti che vengono considerati scorretti dalla netiquette e dalle community di riferimento:

  • Prendere foto dalla Rete senza chiedere o citarne il proprietario, ove riconoscibile.
  • Recuperare vecchi video da YouTube e riproporli con il proprio marchio in evidenza, come se fossero contenuti prodotti dalla testata.
  • Gestire account social con il solo scopo promozionale di rilanciare i contenuti del sito, senza dare spazio all’interazione con i lettori.
  • Moderare i commenti dei lettori sul sito, ma solo per bloccare gli insulti, senza incanalare un approccio di arricchimento all’articolo; eliminare la possibilità di commentare dagli articoli più “scabrosi” e delicati.
  • Rilanciare notizie senza aver prima verificato le fonti, magari pubblicando il solo titolo, al solo scopo di piazzarsi sul motore di ricerca.

E così via. Una lunga serie di azioni e comportamenti che hanno come tratto comune un inquietante sottinteso: che Internet non sia altro che uno spazio da sfruttare e presidiare, piuttosto che una risorsa cui contribuire a popolare. Come ho già scritto altre volte, il palese contrasto è tra quello che il mondo del giornalismo vorrebbe vedersi riconosciuto come status (essere più autorevoli dei blogger, ad esempio), e il risultato di un’affannosa e scomposta rincorsa della rivoluzione mediatica dettata dal digitale. Tante, e ripetute, gaffe.

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