Quando l’emendamento è social

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(Questo pezzo è stato pubblicato nell’edizione odierna di Leggo)

Nella storia parlamentare l’ostruzionismo è sempre esistito, e presentare una gran mole di emendamenti allo scopo di rallentare i lavori delle Camere non è certo una pratica nuova e sconosciuta. Lo sanno bene i senatori che si stanno opponendo alla riforma costituzionale del ddl Boschi, che ne hanno presentati ben ottomila. La differenza, ai giorni nostri, la fanno i social come Twitter. Dato che la lista è pubblica, molti utenti (tra cui Luca Alagna) si sono impegnati a spulciarla, trovando una miriade d’iniziative assurde, ironiche, con il solo scopo di far perdere tempo. Proposte per chiamare il Senato come la Duma russa, oppure la cittadinanza acquistabile da genitori italiani, l’iniziale divertimento è poi mutato in indignazione e imbarazzo per i soldi dei contribuenti sprecati, e ha portato rapidamente i parlamentari responsabili verso la gogna social: l’hashtag #mementoEmendamento è stato trending topic negli ultimi giorni, e non ha risparmiato nessuna sigla politica, sia il M5S dei vari Morra e Crimi, sia Augusto Minzolini, firmatario di molti degli emendamenti, che non ha esitato a rispondere con veemenza tweet su tweet. Chi di satira ferisce, la satira subisce.

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