Google contro editoria, siamo alla stretta finale?

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Uno dei temi-cardine nel variegato e preoccupante problema dei giornali online riguarda come monetizzare il comparto Internet in maniera tale da surrogare l’evidente e ineluttabile calo del cartaceo: ne ho scritto qualche mese fa in un guest-post per il Tagliaerbe, e da allora alcuni passi sono stati fatti.

Basta ascoltare questa recente intervista a Giovanni Legnini, sottosegretario per l’editoria, grazie a questo contributo video recuperato da Abruzzo24ore.tv

Insomma, pare che anche il governo italiano si stia “svegliando” su questo tema. Ma quale sarà la “compensazione” studiata e concordata con Google? Esistono perlomeno un paio di opportunità che corrispondono con le soluzioni adottate nei due Paesi di riferimento europeo, la Francia e la Germania.

La soluzione francese

Oltralpe lo scontro è stato duro e prolungato (circa tre anni), ma dopo tre mesi di trattative serrate lo scorso febbraio è stato trovato un accordo, che prevede un finanziamento annuale di 60 milioni da parte di Big G, a favore di un fondo per l’editoria francese che sarà amministrato da un gruppo misto di esponenti statali, di Mountain View e indipendenti.

Si tratta di una soluzione che vuole privilegiare l’utente, che continuerà a trovare tutti i contenuti editoriali mediante Google News, ma che lascia più di un dubbio sulla reale consistenza (e sulle modalità di spesa) del supporto finanziario del motore di ricerca all’industria dell’editoria sempre più in crisi.

La soluzione tedesca

In Germania le cose sono più complesse. La Leistungsschutzrecht für Presseverleger (LSR, soprannominata “Google Tax”), che è stata proposta la scorsa estate, prevedeva l’esclusiva di un anno per i contenuti online, e una tassazione per gli aggregatori di notizie come Google che li linkano. Come prevedibile, la proposta ha generato una gran sommossa da parte di organizzazioni e movimenti spontanei a difesa delle libertà in Rete.

Durante il mese di marzo la LSR è stata notevolmente depotenziata dal Parlamento tedesco: pur restando il pagamento per l’utilizzo integrale dei contenuti, gli aggregatori potranno liberamente pubblicare una breve anteprima dello stesso. Cosa s’intende per “breve anteprima”? Non è chiaro, così come non è chiaro se ci siano vincitori o vinti in questa soluzione.

In generale, agire sul copyright, pur essendo più redditizio per i produttori di contenuti, si traduce in scelte di mercato impopolari con l’utenza, e con un boomerang di ritorno che nessuno, realmente, si sente di afferrare.

Da noi?

In Italia l’orientamento sembra più vicino alla soluzione trovata dal governo Hollande, anche perché andrebbe a sovrapporsi ad un altro dei temi caldi portato avanti dal Movimento Cinque Stelle: l’abolizione del finanziamento pubblico della stampa. Google potrebbe integrare (fino a surrogare) quella quota, della quale attualmente non beneficiano Big come Repubblica e Corriere, che invece sono i primi “fornitori” di contenuti per gli aggregatori e che sarebbero interessati alla “compensazione”, come già suggerito in tempi non sospetti da Carlo De Benedetti.

Come uscirne? Il dubbio (e il timore) è che se ne possa uscire “all’italiana”…

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2 Comments
  1. […] e quasi tutti i paesi membri della UE: ricordiamo infatti altre vicende simili avvenute in Francia e in Germania, e la questione del diritto […]

  2. […] Contro-argomentazioni valide, ma che non hanno fermato gli (affamati, e disperati) attori in causa, che si sono riuniti in cartelli per contrastare Google e spuntare una fetta della torta. E’ successo in Spagna, Francia, Belgio e Germania, e ne ho già scritto. […]

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