jeff-bezos-washington-postAgosto può sembrare un mese prettamente vacanziero e povero di novità, ma spesso è proprio durante la presunta “calma” che avvengono i cambiamenti più epocali, quelli che fanno da spartiacque, insomma. Come ieri, quando è stato annunciato l’acquisto del Washington Post da parte di Jeff Bezos, fondatore di Amazon. Si tratta di un acquisto “pesante”, non tanto per la cifra, quanto per gli scenari e il significato simbolico che reca con sé.

Una leggenda

Comprare un giornale come il Washington Post non è un’impresa da tutti i giorni, perché il “Post” non è una testata qualsiasi. Fondato nel lontano 1877, è dunque uno dei quotidiani più “stagionati” degli States, e gli capita anche di essere tra i più autorevoli. Non è un caso che il famigerato scandalo Watergate che fece dimettere il presidente Nixon, nacque proprio da un’inchiesta di Bob Woodward e Carl Bernstein pubblicata dal Washington Post.

Gli asset svalutati

Da circa ottant’anni nelle mani di una stessa famiglia, il “Post” ha registrato negli ultimi anni un notevole calo delle vendite e negli introiti pubblicitari; inoltre, a differenza del concorrente New York Times, il tentativo di mettere in piedi un sistema paywall per aumentare le revenue online è partito soltanto il giugno scorso, con notevole ritardo. Sarà anche per questo motivo che la valutazione dei soli asset editoriali (quelli che acquista Bezos) si è aggirata intorno ai 250 milioni di dollari, una cifra che impallidisce di fronte alle recenti acquisizioni miliardarie di startup digitali del calibro di Instagram o Waze.

Cosa serve a Bezos

In tanti si sono sbizzarriti a formulare ipotesi su possibili partnership o integrazioni tra Amazon e il Post; detto che questi scenari non sono certo impossibili, in pochi si sono focalizzati sul fatto che Bezos ha acquisito “a titolo personale” la proprietà del colosso editoriale. Questa formula è ancor più significativa, perché non lascia percepire a tutti i costi un’evoluzione del Washington Post (che comunque ci sarà, ne siamo certi), ma fa invece capire come la generazione della new economy, quella nata a metà anni Novanta sull’onda lunga di Internet, sia pronta ad acquisire il potere mediatico che le spetta, proporzionalmente a quello già ottenuto in ambito economico e finanziario.

Se fino a qualche decennio fa era normale che i media fossero in mano a grossi gruppi industriali, finanziari o immobiliari, con l’acquisto del Post da parte di Bezos sembra proprio che il passaggio del testimone sia ancor più vicino.