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Sono anni che si predice la fine della televisione: si è iniziato con quella generalista, per poi passare a quella a pagamento (satellitare o digitale), infine si è indicato come prospettiva futura la nascita della cosiddetta smart TV, ovvero un elettrodomestico con la capacità nativa di collegarsi ed interrogare Internet e, in basa alle risposte ricevute, fornire informazioni aggiuntive alle trasmissioni, oppure programmarsi sui gusti del suo proprietario: una versione molto più interattiva del tradizionale “tubo catodico”.

La realtà, invece, ci indica come la TV, anche quella generalista, sia un media vivo e vegeto, e attiri ancora una larga parte dell’interesse popolare. In questo lucido post di Fabio Chiusi, ad esempio, viene citato il ruolo ancora preminente della televisione durante le ultime elezioni politiche, in contrapposizione ad un presunto “peso” della Rete nell’exploit del M5S di Beppe Grillo.

Non è tutto. Le previsioni tecnologiche di convergenza delle funzionalità stanno incontrando frequenti smentite, anche in ambiti come la telefonia mobile, dove il concetto di all-in-one aveva attecchito sin da subito. Detto in soldoni: non è detto che gli utenti preferiscano unificare le fonti di informazioni, e sono decisamente ritrosi a farlo quando si tratta di televisione, alla quale continuano a concedere e riservare il ruolo di media passivo per eccellenza.

La somma di queste premesse si sta traducendo praticamente nel fenomeno del cosiddetto “Second Screen” ovvero investire il telespettatore d’informazioni e interazioni in tempo reale durante la trasmissione televisiva. Lo schermo in questione può essere quello di un qualsiasi device in grado di connettersi ad Internet, ma è chiaro come il fenomeno abbia avuto un’impennata con il boom dei tablet, perfetto dispositivo “da divano”.

Il non “inquinare” la componente video del programma televisivo con degli elementi aggiuntivi è sicuramente un valore aggiunto del “Second Screen”, le cui applicazioni possono essere molteplici:

  • App sviluppate dai canali televisivi, che in tempo reale inviano informazioni aggiuntive sincronizzate, sia da server che percependo a livello sonoro, il punto in cui si trova la trasmissione stessa; ad esempio, mentre si guarda una partita possono essere inviati i replay delle azioni salienti, i dati di gioco, la posizione dei giocatori in campo con uno schema dall’alto.
  • Chat o interazioni social di community appassionate del suddetto programma, che ne commentano in tempo reale lo svolgimento, arricchendo l’intrattenimento con una componente tipicamente sociale. Si tratta di una consuetudine nata spontaneamente sulla timeline di Twitter, con gli hashtags dedicati alle trasmissioni (reality, talent show, telefilm…) che puntualmente s’infiammano di commenti, e che vengono spesso letti e presi in considerazione dagli stessi protagonisti ed ideatori dei format per comprendere le reazioni degli spettatori, e per un’analisi ben più approfondita della mera audience

Tutto molto bello e affascinante, ma non si rischia di distrarre lo spettatore proprio dalla visione della trasmissione?