Il commesso di Bernard Malamud

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Ho sempre amato la letteratura americana del Novecento, un movimento culturale d’insieme che è riuscito a raccontare il secolo breve come pochi, e che trova eguali soltanto nella variegata e ispirata esperienza narrativa italiana.

E’ stato pertanto un piacere rileggere, nella nuova edizione pubblicata lo scorso anno da Minimum Fax, “Il commesso” di Bernard Malamud, probabilmente il suo capolavoro e comunque uno dei romanzi più significativi dell’epoca.

Morris Bieber è un commerciante ebreo che vive con la moglie Ida e la figlia Helen in un appartamentino sopra la drogheria che gestisce da ventidue anni, in una New York ridotta idealmente ad un paio d’isolati. A differenza dei suoi vicini di bottega, Morris non è mai riuscito ad arricchirsi con il suo negozio, anzi, gli affari gli stanno andando sempre peggio.

Disperato per la salute claudicante, per i rimbrotti della moglie che vorrebbe vendere, per l’avvenire di una figlia che ha dovuto abbandonare gli studi per portare qualche soldo in casa, Morris passa intere giornate seppellito vivo nel suo negozio, misurando la felicità in base all’incasso, e incolpando la sfortuna, e non le lacune commerciali, per la sua sorte. L’incontro con Frank Alpine, un misterioso italo-americano che inizia a frequentare il quartiere, sconvolgerà la vita del negozio, di Morris e del resto della sua famiglia…

Il rapporto tra il commerciante e il suo negozio è un perno centrale della narrazione del romanzo. Morris lo vive come una condanna, come una sciagura, come il più grave errore della sua vita, non lo mantiene decorosamente, attende rassegnato il fallimento della drogheria e la sua morte, che nella sua testa (non casualmente) coincidono, ma proprio per questo motivo non riesce a pensare ad un’alternativa. Egli è legato a doppio filo al proprio negozio, forse perché, come nelle parole di Malamud “Era Morris Bober e non poteva avere una sorte migliore“.

L’ineluttabilità del destino e della condizione sociale è un tema assai ricorrente nella seconda metà del Novecento, ben dipinto dal neo-realismo. Dopo i conflitti mondiali, con la normalizzazione delle esistenze, la suddivisione in classi sociali divenne ancor più netta e profonda. Se per Pasolini un sottoproletario è condannato ad essere tale, per Malamud un ebreo di nome Bober era impossibilitato ad ottenere un riscatto, ma anche un Frank Alpine segnato fin da piccolo dalla malasorte non aveva chance di raddrizzare la propria esistenza.

Scrittura asciutta, che non lascia spazio all’immaginazione, Malamud ha il pregio di una linearità narrativa che non confonde mai il lettore. Ogni personaggio ha diritto al proprio punto di vista, e si comporta coerentemente con esso. Pur non essendo presente l’effetto-sorpresa, si rimane fino in fondo con il dubbio sulla natura dell’epilogo. Perché gli uomini finiscono spesso col tradire pensieri e intenzioni.

Un romanzo meraviglioso, un capolavoro del Novecento da tenere in libreria oppure nel proprio archivio ebook.

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