Forse non avevo mai avuto modo di dirvelo prima, o forse sì, in ogni caso ve lo ripeto: gli inglesi se la cavano molto bene con la serialità.

Le serie TV inglesi sono ben scritte e ben recitate, poi hanno un format tutto loro, con pochissimi episodi per stagione, anche meno dei canonici dieci di Netflix. In molti casi questo implica che gli episodi siano praticamente film per la TV (vedi Sherlock, Black Mirror, Downton Abbey…). In altri no, soprattutto se si parla di una commedia irriverente come Fleabag.

SHOWRUNNER
Phoebe Waller-Bridge
CAST
Phoebe Waller-Bridge, Olivia Colman, Andrew Scott
GENERE
Commedia
STAGIONIxEPISODI
2 da 6 episodi ciascuna
Our Score
7
Fleabag nasce come opera di standup teatrale ideata da Phoebe Waller-Bridge nel 2013 e vincitrice del Fringe Festival. L’adattamento televisivo non disperde la tendenza al monologo della protagonista grazie ad un uso frequente della quarta parete, una sorta di commento ricorrente, nella maggior parte dei casi caustico e auto-ironico, che coinvolge lo spettatore.

Fleabag è una donna perfettamente inserita in quest’epoca di personaggi femminili forti, e che tiene fede al suo mai pronunciato “nome” (traduzione letterale: bettola): è autodeterminata e non chiede alcun aiuto o compatimento, consapevole dei suoi vizi e di come essi (soprattutto quelli relativi agli appetiti sessuali) influenzino la sua vita relazionale. D’altronde non è che gli altri se la passino meglio: la famiglia è altamente disfunzionale, il padre vedovo frequenta una donna detestabile (interpretata da una magnifica Olivia Colman), la sorella Claire è in carriera e vive qualsiasi aspetto personale e professionale in una continua e disagevole competizione. I rapporti con gli altri membri della famiglia sono minimali quando non conflittuali, anche se gli scontri sono sempre declinati in maniera surreale. Le cose non vanno meglio nella sfera delle emozioni: Fleabag ha un presunto fidanzato di cui si stanca periodicamente, ha rapporti occasionali con molti uomini e la sua migliore amica Boo, con cui ha aperto una caffetteria, è morta suicida.

Fleabag è una donna autodeterminata che chiede alcun aiuto o compatimento, consapevole dei suoi vizi e con un mood cinico e fatalista

Tutte queste potenziali (e reali) tragedie non scalfiscono quasi mai il mood cinico e fatalista del personaggio della Waller-Bridge, che resta fedele a se stessa fino in fondo. Come per uno standup comedian, anche per lei ogni fatto, triste o allegro che sia, diventa materiale da repertorio, da analizzare, dissacrare e deridere. Tutto, tranne l’elaborazione dei lutti, della madre e di Boo, che restano entrambi nascosti, sul fondo della scena.

Fleabag è una commedia divertentissima con dialoghi brillanti e attori in gran forma che, almeno per il momento (rilasciate due stagioni, non so se uscirà altro), ha rinunciato scientemente a scavare nei demoni della sua protagonista. La presenza, nella seconda stagione, di un prete (il bravissimo Andrew Scott) in grado di “vedere” la quarta parete, quindi di accedere potenzialmente alle paure e ai sensi di colpa della donna, non è stata sfruttata se non per creare situazioni pruriginose da versione post-moderna di “Uccelli di Rovo”.

Questo, secondo me, è il più grande rimpianto della serie. Il motivo per cui non necessita di sequel, è perché non avrebbe null’altro da dirci, niente che non ci abbia già comunicato.

Standup femminile con contorno
Fleabag è una serie costruita attorno ad un personaggio molto riuscito, in cui tutti gli altri elementi sono puro contorno. Phoebe Waller-Bridge offre una performance meravigliosa, ma come autrice rinuncia a scavare nella vera intimità del suo personaggio. Posta in questi termini, la serie rimane fedele a se stessa ma non necessita di ulteriori stagioni.
Il parere dei lettori0 Voti0
Cosa funziona
L'interpretazione di Phoebe Waller-Bridge
La quarta parete
Il tono da commedia caustica
Cosa non funziona
La storyline con il prete è banale
Non si approfondiscono i demoni della protagonista
7