Homecoming

REGIA
Sam Esmail
GENERE
Thriller Drammatico
CAST
Julia Roberts, Bobby Cannavale, Stephan James, Shea Whigham, Sissy Spacek
PIATTAFORMA
Prime Video

Quando si parla di serie TV drammatiche, lo sviluppo del plot può prendere due direzioni estremamente differenti.

C’è la storyline apparentemente complessa ma in realtà solo confusa, che ti fa sentire così perso che non riesci a capire cosa stia realmente accadendo, anche dopo aver letto i recap dai migliori e più autorevoli siti web. Lo sconforto ti farà mollare a metà della prima stagione, rinunciando a tutto e iniziando a rivedere i soliti vecchi episodi, estremamente confortevoli, di Friends.

Poi c’è l’intreccio ben bilanciato, che presenta una versione di una realtà specifica, suggerisce che ce n’è una “più vera”, e che lentamente la rivela attraverso ulteriori dettagli che raccontano le esperienze dei suoi personaggi. Trovandoti di fronte ad uno show del genere, il pensiero è: “Non sono sicuro di cosa diavolo sta succedendo qui … ma lo adoro”.

Homecoming ricade nella seconda casistica, è un irresistibile dramma che racconta la sua storia con dettagli attentamente studiati e una recitazione superba. Creato da Eli Horowitz e Micah Bloomberg, il duo dietro il podcast basato su script che ha ispirato questa serie, diretto dal creatore di Mr. Robot Sam Esmail, Homecoming segue Heidi Bergman (Julia Roberts), una terapista che lavora in una struttura di Tampa progettata per aiutare i veterani a superare i traumi della guerra e adattarsi alla vita civile. Seguendo il protocollo del programma, chiamato appunto Homecoming, Heidi inizia a trattare Walter Cruz (Stephan James), un giovane soldato che ha perso alcuni amici mentre prestava servizio in Medio Oriente, ma che sembra straordinariamente ben disposto per essere un reduce. È un paziente ideale: sveglio, affabile e desideroso di sfruttare al meglio il programma.

E’ chiaro fin da subito che le cose non sono del tutto positive, ad Homecoming. Heidi ha un responsabile assai sgradevole, Colin Belfast (Bobby Cannavale), che regolarmente la chiama da fuori del centro per abbaiare ordini e minacce contro di lei. Il successo del centro di trattamento è di vitale importanza per lui, aspetto che cozza incredibilmente col fatto che questo tizio non è mai realmente lì.

Poi ci sono i flash forward, ambientati in una timeline del futuro prossimo in cui Heidi sta vivendo un tipo di vita molto diverso, quello in cui lavora come cameriera in un ristorante di pesce, chiamato Fat Morgan’s. Quando Thomas Carrasco (Shea Whigham), un investigatore del Dipartimento della Difesa, si presenta al Fat Morgan ponendo a Heidi domande sul suo periodo di vita passato nell’Homecoming, la donna è più che evasiva, sembra proprio ignara. Cosa sta cercando di nascondere? E’ possibile che non ricordi proprio nulla, di Walter Cruz e di tutto quanto?

Le domande generano più domande. Il senso di sfiducia nei confronti dell’autorità, del governo e persino della realtà stessa percorre tutte le linee narrative di Homecoming, che si dimostra un serial perfettamente in sintonia con la nostra era. È, inoltre, materiale narrativo che si adatta perfettamente alle doti di Esmail, da sempre abilissimo nel dipingere scenari saturi di paranoia, mind games, instillando dubbi nei confronti dell’Istituzione, qualsiasi essa sia.

Visivamente ed esteticamente, Homecoming ha quindi un’atmosfera simile a Mr. Robot. Esmail usa meticolosamente l’inquadratura: mentre la metà della storia che si concentra su ciò che accade a Homecoming è presentata in widescreen, la timeline del futuro prossimo riduce le proporzioni come se stessimo guardando quello che succede attraverso una fotocamera di uno smartphone. Proprio come Heidi, otteniamo solo l’accesso a una parte dello scenario, non all’insieme.

Il senso di sfiducia nei confronti dell’autorità, del governo e persino della realtà stessa percorre tutte le linee narrative di Homecoming, che si dimostra un serial perfettamente in sintonia con la nostra era

In questa prima stagione, Homecoming non perde mai il filo. Aiuta enormemente il fatto che ogni episodio dura all’incirca 30 minuti, un tempo di esecuzione abbastanza breve per mantenere le cose serrate e il senso di mistero e suspense elevato. Vorrei che più autori operassero scelte simili, spesso gli episodi lunghi (50 minuti-un’ora) si espongono a momenti di debolezza complessiva.

Esmail, Horowitz, Bloomberg e gli altri autori di Homecoming sono anche facilitati enormemente dal cast. Stephan James è ormai una stella nascente, dopo la sua apparizione in questo serial e nel film da statuetta Se la strada potesse parlare. È uno di quegli attori che recita naturalmente, non pensi mai a quanto lavoro stia facendo. Come Walter, tutto quello che fa – la calma nella sua voce, il modo in cui si tiene in perfetto allineamento ergonomico mentre è seduto su una sedia, il suo sorriso facile – trasmette che è un buon soldato e forse, anche, che è quello che ha minor bisogno del programma Homecoming. Lui e la Roberts palesano un rapporto così facilmente intimo l’uno con l’altra, suggerendo che c’è qualcosa tra Heidi e Walter che va oltre una semplice relazione terapeuta / cliente.

Julia Roberts nei panni di Heidi è forse il più grande colpo di genio di Homecoming, e non tanto per lo star power in grado di trascinare mediaticamente la serie. Heidi agisce anche come un tramite dello spettatore, il che significa che dobbiamo fidarci e relazionarci alle sue risposte a ciò che la circonda. Con la scusante narrativa delle due timeline, la Roberts muta costantemente da fiduciosa e compassionevole a genuinamente confusa in un modo che non sembra mai di maniera. Siamo onesti: era da molti anni che la diva non aveva per le mani un ruolo degno. È bello vederla approfondire il personaggio, diventare questa donna.

Anche i comprimari sono tutti grandi attori, Bobby Cannavale nel disonesto e nervoso Colin, Shea Whigham, nell’impacciato ma retto burocrate; uno scontroso Alex Karpovsky come terapeuta di relazione del programma; Sissy Spacek è la mamma sbadata ma protettiva di Heidi; e Marianne Jean-Baptiste come Gloria Cruz, la madre di Walter. Con una mossa che delizierà i fan de Il matrimonio del mio migliore amico, c’è anche una reunion Dermot Mulroney / Julia Roberts in cui i due finalmente sono partner romantici.

Il tono prevalente in Homecoming è teso e serio, come ci si aspetta da un thriller drammatico, ma ci sono anche momenti di umorismo. Esiste una scherzosa simpatia tra Heidi e Walter. I thriller, e specialmente quelli realizzati con una precisione quasi scientifica, tendono ad essere freddi. Ma si percepisce calore in questa serie, soprattutto da parte di Heidi, sinceramente preoccupata di aiutare questi uomini che hanno prestato servizio per la Nazione.

In conclusione, Homecoming è una serie TV che merita di essere vista e conferma come Amazon possieda molte frecce nel suo arco quando si parla di produzioni originali. Il crescendo narrativo, di episodio in episodio, è garantito da alcuni twist disseminati lungo la stagione. Peccato per il finale, forse fin troppo rivelatore e risolutore, che potrebbe costringere gli sceneggiatori a rimescolare molto le carte nella seconda stagione. Probabilmente c’era l’esigenza di dare un epilogo credibile nel caso la serie fosse un flop, cosa che fortunatamente non è stata.

Cosa funziona
Il cast, dai protagonisti ai comprimari
Le storyline e il crescendo narrativo, di episodio in episodio
Cosa non funziona
Il finale di stagione è fin troppo risolutivo
7.5
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