Love, Death & Robots

Ideatore
Tim Miller
Genere
Animazione
Piattaforma
Netflix

A che punto è l’animazione, nella sua forma più autoriale e adulta? Spesso è difficile rendersene conto, se si rimane nei binari rassicuranti e mainstream della proposta attuale. Non solo la televisione, che non sorprende, ma anche il cinema ci offre quasi esclusivamente opere “PG-13”, storie destinate a bambini o ragazzini e con un senso quasi assente del rischio. In un mondo dove Disney ha ormai fagocitato tutto, anche le opere del fertile e autorevole Giappone hanno vita breve in sala, massimo tre giorni, e questo vale sia per una leggenda come Hayao Miyazaki sia per il promettentissimo “erede” Makoto Shinkai.

Data questa premessa, è da accogliere molto positivamente la distribuzione di un’opera come Love, Death & Robots.

La sigla occhieggia fin troppo a “Black Mirror”, non trovate?

Ideato da Tim Miller, prodotto da David Fincher, Love, Death & Robots è composto da diciotto cortometraggi slegati tra loro come possono esserlo i tre elementi del titolo. L’indipendenza è anche nello stile, si passa dall’animazione più realistica a tratteggiature fin troppo derivati dalle produzioni nipponiche o della Pixar.

Se l’estetica non sembra affatto innovativa, il meglio della produzione di questi corti sembra risiedere nelle differenti declinazioni di diversi futuri più o meno possibili, quasi mai rassicuranti, che vengono lasciate trapelare allo spettatore. I temi sono adulti, e non soltanto perché non si lesina in scene di sesso e violenza. Non c’è alcuna morale o assoluzione nelle trame proposte.

Come ci si può attendere da una serie antologica, alcuni episodi sono qualitativamente migliori di altri. Ho raccolto qui le mie impressioni individuali.

Il vantaggio di Sonnie

L’episodio di apertura è un po’ un manifesto della serie: ci sono i robot, c’è la violenza e la morte, c’è anche un po’ d’amore (e un accenno di sesso). C’è anche un’animazione suadente e un finale a sorpresa, che non guasta.

Tre Robot

Il primo di alcuni episodi “comici”, tra i più riusciti. Su una Terra post-apocalittica, un trio di turisti robot esplora il pianeta, cercando di indovinare cosa fossero gli umani sulla base di ciò che vedono (e, ovviamente, sbagliando su tutto).

La testimone

Omicidio a luci rosse in salsa sci-fi, più un esercizio di stile con sesso e violenza gratuiti.

Tute meccanizzate

Una squadra di agricoltori difende i propri terreni dagli alieni usando dei mecha-robot. Sembra una premessa sciocca, ma l’episodio ha un bel ritmo e funziona bene.

Il succhia-anime

Indiana Jones incontra Dracula in un episodio dall’animazione molto anni ’80, un pezzo unico e ben riuscito.

Il dominio dello yogurt

La storia surreale e stravagante spiega come il mondo sia stato soggiogato da una scodella di yogurt senziente. Veramente spassoso, e di breve durata.

Oltre Aquila

Una premessa banale, una scena di sesso esageratamente lunga e un ottimo sviluppo a metà tra Black Mirror e Ai confini della realtà per uno dei migliori episodi, un horror sci-fi che non risente dell’animazione ultra-realistica.

Buona caccia

Episodio di altissimo livello, tratto da un racconto di Ken Liu, è ambientato in Cina agli inizi del 1900, e mescola aspetti del folclore tradizionale e del genere steampunk per spiegare la storia di un’amicizia di un giovane inventore con uno spirito volpe e l’alleanza che li vede entrambi fronteggiare gli oppressori.

La discarica

Una storia che hai rimandi a Blob. Simpatico, e della giusta durata.

Mutaforma

Una storia di pregiudizi e discriminazione che sembra uscita da un albo degli X-Men, una trama esile esile che non meritava ben sedici minuti.

Dare una mano

Un Gravity un po’ più cruento, una storia breve ma che non lascia insoddisfatti.

La notte dei pesci

Un altro esercizio di stile ben realizzato, peccato che la storia manchi totalmente di climax.

Dolci tredici anni

Un episodio toccante e ben scritto, che probabilmente avrebbe beneficiato di un’animazione meno realistica.

Zima Blue

Un episodio provocatorio su un artista ossessionato da una certa sfumatura del colore blu. Intenso e filosofico nella sua riflessione sui motivi e la parabola della vita, ritengo Zima Blue il momento più alto dell’intera prima stagione.

Punto cieco

La versione dark dei Transformers? Divertente, e dal character design memorabile.

L’era glaciale

L’unico episodio a contenere anche degli attori in carne ed ossa, ha uno spunto interessante ma uno sviluppo banale.

“Love, Death & Robots” è una serie antologica che non innova nell’estetica d’animazione, ma nella declinazione di diversi futuri, più o meno possibili, quasi mai rassicuranti.

Alternative storiche

Che accadrebbe se esistesse un’app in grado di mostrare esattamente delle ucronie? In soli otto minuti, “Alternative storiche” riproduce sei diversi scenari basati su come e quando muore Hitler. Un concept molto intelligente e divertente, che meriterebbe una serie dedicata.

Guerra segreta

Ottimo comparto grafico, il problema con questo episodio è la storia, che prende un altro concetto abbastanza trito e ritrito – in questo caso, una battaglia segreta tra soldati sovietici e mostri empi nelle foreste della Siberia – non riuscendo a proporre nulla di nuovo o interessante.

In definitiva l’operazione Love, Death & Robots può essere quindi letta positivamente, un buon tentativo da parte di Netflix di arricchire il proprio catalogo d’animazione, mossa strategica soprattutto in vista del prossimo lancio di Disney+.

Cosa funziona
Narrazione non banale
Un'idea di futuro innovativa
Cosa non funziona
Esteticamente non innovativo
Alcuni episodi sono deboli esercizi di stile
7
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