Perry Mason

Nel 1932, la Grande Depressione attanaglia gli Stati Uniti, ma Los Angeles prospera grazie al boom del petrolio, all’industria cinematografica, ai Giochi olimpici estivi e a una massiccia rinascita evangelica cristiana. L’avvocato-detective Perry Mason viene coinvolto in un sensazionale processo per il rapimento e l’uccisione di un neonato.

Quante volte vi capita d’inorridire per una serie televisiva? Escludendo le produzioni esplicitamente horror, direi mai. Eppure nella nuova serie Perry Mason prodotta da HBO ci sono dei momenti che fanno sussultare, eccome. Non si tratta di un reboot o un remake della serie classica degli anni ’50/’60 con Raymond Burr, piuttosto è una origin story ambientata negli angoli più bui della Los Angeles post-Depressione. Qui, nella sua carriera pre-legale, Mason è un investigatore disilluso, con un matrimonio fallito e l’abitudine di bere (non sono tutti così?).

SHOWRUNNER
Ron Fitzgerald e Rolin Jones
CAST
Matthew Rhys, Jedediah Jenk, Nick La Croix, Drew Walton, Tatiana Maslany, Heather Shields, Denis Tolyarenko, Jeanne Carrigan-Fauci, Juliet Rylance, Eric Lange
GENERE
Poliziesco
STAGIONIxEPISODI
1x08
PIATTAFORMA
Sky/NowTV
Our Score
7
Guarda
Come serie, Perry Mason si prende disperatamente sul serio. Quando il caso di un bambino scomparso prende una brutta piega, Mason e la sua squadra di colleghi intervengono per difendere i genitori dalle scontate accuse. Questo caso diventa la storyline principale che tiene banco per l’intera stagione (otto episodi). Gli episodi sono chiamati capitoli, in maniera anonima, per dare il senso di continuità nella storia.

Per chi, come me, ha adorato The Americans, è un piacere vedere Matthew Rhys nei panni di questa versione sgualcita di Mason. L’attore gallese abbraccia appieno l’estetica dannata e decadente degli anni Trenta. Se ci pensate bene, Perry Mason è un personaggio ricco di cliché: passato oscuro in Guerra, è un padre assente, un marito fallito, abusa dell’alcool. C’è una linea sottile tra l’essere il tipico protagonista noir e il nichilismo riflessivo di molte imitazioni televisive dell’antieroe. Perry Mason supera spesso quel limite, ma la performance solida di Rhys lo sottrae all’auto-parodia.

Passando ai personaggi di supporto, la serie mostra molti “aggiornamenti” tipici di quest’epoca. L’investigatore di Perry, Paul Drake (Chris Chalk), in questa versione è un poliziotto afroamericano vittima di bullismo da parte di detective bianchi. L’assistente storica Della Street (Juliet Rylance), qui ha un ruolo meno da segretaria e più da socia, oltretutto mostra delle preferenze omosessuali che bloccano sul nascere ogni possibile romance con Perry.

Visivamente, poi, la serie è uno schianto. Alcune scene cruciali si svolgono alla vigilia di Capodanno, fornendo una scusa per fuochi d’artificio estremamente drammatici e il tipo di vecchia festa di Hollywood che sembra sempre bella sullo schermo.

Tralasciando l’ottima messa in scena, rimane l’essenza dello script giallo investigativo, che appare un po’ troppo debole per un giallo con lievi tinte noir, come questa serie dovrebbe essere. Molto più interessante invece l’occhio rivolto verso la critica sociale e religiosa dell’epoca, già preda di quel fanatismo da setta che negli USA non ha più smesso di essere cavalcato. Accurata anche la storia processuale, dove questa serie prende chiaramente le distanze dalle ingenuità dell’originale. C’è un chiaro momento in cui a un discente Mason viene spiegato che “nessuno confessa mai in aula”: beh, nella serie originale succedeva praticamente ad ogni puntata.

Più forma che sostanza
Nonostante una storia investigativa debole, la nuova serie di Perry Mason dipinge un'immagine cruda e attraente di una città in cui la giustizia è un'altra fantasia hollywoodiana e di un protagonista la cui luce guida è: "Tutti sono colpevoli".
Il parere dei lettori0 Voti
0
Cosa funziona
Il protagonista
La storia processuale
L'estetica
Cosa non funziona
La storia investigativa
La necessità di dare maggior rilevanza al personaggio di Della Street
7
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