Private Eyes

Matt Shade è un ex giocatore di hockey deciso a cambiare la propria vita, caratterizzata da tante ombre e poche luci. La svolta arriverà quando deciderà di collaborare con l’investigatrice privata Angie Everett per formare un’improbabile ma risoluta agenzia investigativa.

Non tutte le serie TV sono adatte ad ogni momento della giornata, o della vita. Ci sono quelle con un background storico-culturale curatissimo, storyline multiple che s’intrecciano, ricche di personaggi sfaccettati e che manifestano una chiara evoluzione nel corso degli episodi; e poi ci sono produzioni molto più light, con il solo scopo di intrattenere lo spettatore.

Release Date
23 Dicembre 2016
SHOWRUNNER
Tim Kilby, Shelley Eriksen
CAST
Jason Priestley, Cindy Sampson
GENERE
Commedia/Poliziesco
STAGIONIxEPISODI
4 stagioni, 41 episodi
PIATTAFORMA
RaiPlay
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Questo discorso vale anche per le detective stories. Ci sono i capolavori che trascendono il genere (The Wire), ci sono i legal drama solidi e di qualità (Law & Order, The Good Wife) e poi ci sono prodotti come Private Eyes. Questa serie occhieggia parecchio, per il furbo mix tra giallo e commedia, a opere di un passato dove lo show televisivo poteva essere esclusivamente gavetta o pensione: il primo nome che viene in mente è sicuramente Moonlightning, per quel rapporto costantemente al limite del flirt tra i due protagonisti.

Private eyes è oggettivamente divertente, scanzonato, a volte persino sgangherato per come mette sempre a dura prova la sospensione d’incredulità: inseguimenti, effrazioni e scene action sono spesso all’acqua di rose. La parte più tipicamente “gialla”, invece, è sufficientemente solida per tirar fuori quasi sempre un finale meno prevedibile dell’atteso. Degna d’interesse la scelta di ambientare lo show esplicitamente a Toronto (la serie è una co-produzione USA/Canada), in un contesto dove spesso location canadesi vengono usate per “simulare” luoghi corrispettivi a stelle e strisce.

Il cast è affiatato e funziona. Sono tra quelli che all’epoca si aspettava da Jason Priestley il grande salto hollywoodiano. Mi sembrava quello più pronto, con più attrezzi nella borsa del mestiere, più del compianto Luke Perry. Arrivato ai 50 anni, possiamo dire che il grande salto non c’è stato, anzi. Nell’ultimo decennio l’iconico Brandon Walsh sembra aver trovato la sua comfort zone nella televisione del paese natìo. Si vede è che pienamente a suo agio: gigioneggia, scambia battute a doppio senso con Cindy Sampson, si spara le sue 3-4 pose che l’hanno reso celebre, e porta a casa la puntata.

Se state cercando una serie da pausa pranzo feriale, o da mettere in sottofondo mentre preparate la cena, eccola qui. Senza pretese, senza illusioni, senza delusioni.

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