The Last Tycoon

The Last Tycoon
REGIA
Billy Ray
GENERE
Drammatico/Storico
CAST
Matt Bomer, Kelsey Grammer, Rosemarie DeWitt, Lily Collins, Jennifer Beals
PIATTAFORMA
Prime Video

A volte mi trovo a spulciare i cataloghi delle varie piattaforme streaming alla ricerca di qualche titolo passato sotto silenzio; con Prime Video questo avviene di frequente perché, diciamolo, su questo aspetto i tipi di Amazon non si sprecano troppo (escluse le due-tre serie di punta che tutti conosciamo e amiamo). E’ successo così anche con The Last Tycoon.

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La prima definizione che può venire in mente quando si pensa a questa serie è “esteticamente bella”. I costumi in questo adattamento del romanzo finale incompiuto di F. Scott Fitzgerald sono superlativi, e non è una sorpresa, dal momento che sono stati disegnati da Janie Bryant, veterana di Mad Men, con un’enfasi particolare su abiti sartoriali e da sera, in seta. La produzione è andata a creare i palchi e gli uffici della Brady-American Pictures, lo studio hollywoodiano degli anni ’30 in difficoltà finanziarie e al centro della serie. E poi c’è il protagonista di questa serie di nove episodi, Matthew Bomer, bello e affascinante così come tutto il supporting cast, perfettamente ritagliato per un’epoca glamour e solo apparentemente decadente come gli anni ’30.

Ma la bellezza non può sorreggere una serie, da sola. The Last Tycoon possiede un fascino puramente superficiale, ma alla fine è fin troppo sobrio e convenzionale per qualificarsi come un must-see serial. Per essere un progetto televisivo sulla follia dello show business di un’epoca passata, la serie diretta da Billy Ray manca di evidenziare gli ego enormi, le personalità disfunzionali e il caos che ne deriva quando queste entità s’incontrano. Per quanto sia persuasivo e impegnato, lo show rimane in qualche modo emotivamente impenetrabile.

Superficialmente, The Last Tycoon potrebbe ricordare un’operazione creativa simile a quella di Mad Men, ma ciò che lo rende diverso è che Monroe, un ebreo di New York che ha abbandonato il suo vero nome, Milton Sternberg, non è un antieroe allo stesso modo di Don Draper. La serie lo presenta come un bravo ragazzo con il cuore spezzato, sia per un vero difetto cardiaco che per la perdita subita dopo che sua moglie, la star del grande schermo Minna Davis, è morta in un incendio. Come lo spettacolo ci dice più e più volte, tutti amano Monroe, ed è un sentimento comprensibile, non è una truffa. Al personaggio, però, mancano i livelli di profondità necessari per renderlo davvero trascinante per la serie.

Il personaggio più ricco di chiaroscuri, alla fin fine, viene affidato all’attore migliore del cast. E’ Pat Brady (Kelsey Grammer), costantemente minacciato dalle abilità e dal fascino di Monroe e preoccupato dal braccio di ferro con il produttore rivale Louis B. Mayer (Saul Rubinek). Questo è qualcosa che The Last Tycoon fa un bel po’: mescola figure di Hollywood immaginarie con personaggi del mondo reale, tra cui Mayer, il regista Fritz Lang, Irving Thalberg e Marlene Dietrich. Anche se questo approccio ha un certo senso – il romanzo di Fitzgerald è stato ispirato dalle sue esperienze nella Hollywood degli anni ’30 – confonde anche la nostra capacità di afferrare i confini di questa particolare realtà.

Come molte delle serie TV moderne, The Last Tycoon si distingue per un casting di personaggi femminili forti, tra cui Rose Brady (Rosemarie DeWitt), la moglie insoddisfatta e vivace di Pat; Celia (Lily Collins), la loro figlia diciannovenne che si licenzia al college per produrre, con la benedizione di Monroe, un thriller che è anche una critica sottilmente velata del governo nazista tedesco; Kathleen Moore (McElligott), un’attraente cameriera il cui accento irlandese è sufficiente per convincere Monroe ad innamorarsi di lei e farne la sua prossima grande stella; e Margo Taft (Beals), un’attrice che si assicura che tutti conoscano il suo controllo su ogni regista con cui lavora. Nessuna di queste donne è passiva e tutte sono piene di ambizione, un fatto che diventa ancora più chiaro man mano che i nove episodi progrediscono.

Quanto è realistico tutto ciò negli Anni ’30? Questa è un’altra cosa che non entusiasma di The Last Tycoon. Mentre la maggior parte delle volte sembra mirare a un realismo semi-storicamente accurato, è anche intriso di fantasia sufficiente a minarne la fiducia. L’evoluzione della trama zoppica, la gestione di uno dei principali antagonisti è pessima e confusionaria. Non è così sorprendente sapere che la serie, così costosa a livello di produzione, sia stata infine cancellata dopo la prima stagione.

Cosa funziona
Il comparto tecnico
Cosa non funziona
Il protagonista
Le principali storyline
5
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