Cosa definisce un piatto “pessimo” o “mal riuscito”? Di solito è l’incapacità del cuoco di turno nell’amalgamare e valorizzare gli ingredienti presentando un insieme gradevole, gustoso e, non meno importante, equilibrato. La ricetta non è quasi mai sbagliata, è sempre l’esito (la realizzazione) a decretarne il successo.

Questo avviene anche nell’arte dell’intrattenimento. Affermare che “What/If è un thriller noir di ambientazione contemporanea” non esprime alcun giudizio sulla qualità dell’opera (ma potresti sicuramente trovare dei noir migliori in questo articolo). Siamo ancora nell’ambito di trailer e di aspettative, e in quelle l’opera di Mike Kelley prodotta da Netflix era piuttosto grava di punti d’interesse.

Titolo
What/If
Showrunner
Mike Kelley
Genere
Noir/Thriller
Cast
Renee Zellweger, Jane Levy, Blake Jenner
Piattaforma
Netflix
Our Score
4.5
L’ingrediente principale della serie non era particolarmente originale: l’imprenditrice Anne Montgomery (Renee Zellweger) offre alla startupper Lisa Ruiz-Donovan (Jane Levy) la possibilità di investire decine di milioni di dollari nella sua impresa (salvandola da un probabile fallimento) in cambio di una notte con il di lei marito Sean (Blake Jenner), ex-giocatore di baseball in disgrazia e attuale barista/aspirante vigile del fuoco. Vi ricorda qualcosa? Sì, Proposta Indecente, remixato dal gender swap in salsa #metoo e da un sottotesto sessuale (fortemente) presente ma meno scontato (cosa vuole farci col povero Sean?).

Il pitch, dicevo, potrebbe pure essere interessante, anche perché si capisce subito che What/If non è un semplice aggiornamento del film di Adrian Lyne, ma una serie sull’effetto domino. Il problema sta nel fatto che la storyline principale si sgonfia precocemente sotto i colpi di alcune anticipazioni sul passato dei protagonisti che chiariscono fin da subito dove il personaggio di Anne (e gli sceneggiatori) voglia andare a parare.

Abbiamo così che i mind games nel (supposto) triangolo sono già disinnescati e banalizzati da alcuni cliché molto Anni ’90, e la trama viene riempita in maniera poco convinto da un mezzo intrigo finanziario e da due storyline secondarie, la prima veramente raffazzonata sul genere “attrazione fatale”, la seconda debolissima e senza grandi giustificazioni che occhieggia nel mondo gay, e che vede uno dei personaggi sparire letteralmente a metà stagione.

Il punto è che non voglio rivelare interi pezzi di trama che potrebbero rovinarvi il piacere (?) di vedere questa serie ma, tornando alla metafora culinaria d’apertura, What/If è un piatto con tanti ingredienti mal dosati e mal mescolati.

Una piccola nota finale su Renee Zellweger: aldilà degli evidenti cambiamenti somatici che non possono non incidere sulla performance artistica, è al tempo stesso commovente e penoso vedere i suoi sforzi di attrice di prima fascia nel salvare un copione che non sta in piedi, circondata da un cast da Film TV di serie B, di quelli che vedi nei pomeriggi d’estate sulle reti Mediaset.

Ricetta giusta, piatto sbagliato
What/If è un noir dove la tensione reale sparisce dopo poche puntate, sostituita da una dissimulata che non può soddisfare nessuno. La pochezza dei twist narrativi e dell'interpretazione attoriale contamina anche le storyline secondarie rendendola un prodotto impossibile da salvare.
Il parere dei lettori0 Voti0
Cosa funziona
Pitch iniziale
Cosa non funziona
Sceneggiatura debole
Cast scarso
Sviluppo privo di interesse
4.5
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