Essere giovani non basta

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Sembra proprio che Matteo Renzi diventerà il nuovo Presidente del Consiglio. Sarà il più giovane della storia italiana, nel ruolo. Sulle modalità nell’ascesa del sindaco di Firenze non mi esprimo, visto che ne hanno già scritto in molti, tra cui Luca Sofri sul suo blog; credo che il segretario del PD abbia dato fin troppa ragione a chi lo accusava di essere ossessionato dalla propria ambizione. D’altro canto, il timore di bruciarsi un riscontro popolare (seppur monocolore, come le primarie di partito) dando l’appoggio al governo Letta mentre Grillo e Berlusconi accrescevano consensi sul malcontento della gente deve aver spinto Renzi a staccare la spina, brutalmente, al governo delle larghe intese. Per dar vita ad un “nuovo” governo delle larghe intese.

In questa scalata al potere, giustificata da un’esigenza di cambiamento che non sembra palesarsi nei modi e nella sostanza, riconosco in Renzi un’esigenza comune a quelli della mia generazione, nata tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. La generazione “Bim Bum Bam”, tanto per capirci. Un’esigenza dettata da quella sensazione di essere “rimasti indietro”, di aver perso tempo tra un Paese bloccato e in declino, le titubanze di chi si è preso in ritardo le proprie responsabilità, e le generazioni dei nostri genitori che hanno giocato a procrastinare il proprio benessere fino a lasciarci le macerie.

Siamo rimasti al palo per così tanto tempo da forzare il termine “giovane” ben oltre la soglia dei quarant’anni. Siamo i “figli per sempre” a cui ha fatto comodo, e non soltanto necessità, appoggiarci sui nostri genitori fino a scoprire che ci stavamo perdendo il nostro momento. Il momento di prendere le decisioni, scelte che delineeranno il nostro futuro, un futuro che vivremo e pagheremo sulla nostra pelle, senza permettere che a farlo siano persone che quel futuro non lo vivranno.

Siamo quelli che non vengono definiti per pregi, qualità, limiti o difetti, ma che vengono etichettati soltanto come “giovani”, una categoria che comprende tutto. E niente. Perché essere giovani non basta.