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Wheel World – Dove lo compri
Trailer e GamePlay
Recensione
Quelli di Annapurna Interactive ci hanno abituati a esperienze che oscillano tra il contemplativo e lo psichedelico, tra lโintimo e il surreale. Con Wheel World, decidono di cambiare marcia โ letteralmente โ e di farci inforcare una bicicletta per esplorare un mondo open world tra gare, dialoghi esistenziali e scorci da screensaver. Il problema? La bici ha il sellino scomodo, il cambio che salta e, a metร salita, ti chiedi perchรฉ mai sei partito.
Cominciamo da ciรฒ che funziona: lo stile grafico รจ notevole. Non fotorealistico nรฉ volutamente retrรฒ, Wheel World adotta unโestetica pittorica e leggermente โdisallineataโ, come se ogni paesaggio fosse appena uscito da un sogno a metร strada tra Yellow Submarine e Inside.
La palette cromatica, volutamente sobria ma punteggiata da tocchi saturi nei momenti chiave (il livello del Tramonto รจ semplicemente ipnotico), riesce a creare un senso di meraviglia artificiale, di bellezza inafferrabile. Per qualche ora, sei felice di pedalare anche solo per vedere cosa c’รจ dietro la prossima collina.
Purtroppo, appena lo sguardo si abitua ai colori, il cervello inizia a chiedere: e quindi?
Wheel World tenta la tripletta difficile: gioco di corsa + narrazione ambientale + struttura open world. Ma come capita spesso quando si tenta di abbracciare troppo, si finisce per stringere poco.
Il mondo di gioco รจ tecnicamente โapertoโ, sรฌ, ma nella pratica รจ una sequenza di hub collegati da sentieri, in cui le attivitร si riducono a gare piรน o meno varie ma altrettanto ripetitive, qualche personaggio che dice frasi criptiche sulla vita (o sulla catena della bici), e oggetti da collezionare che non danno grandi soddisfazioni.
La storia? Una linea piatta come una tappa olandese del Tour de France: inizia, succede qualcosa, finisce. Nessuna svolta narrativa, nessun momento di vero coinvolgimento emotivo. Si avverte lโeco di una filosofia narrativa, ma sembra piรน unโaspirazione che una struttura concreta.
E veniamo al gameplay, che รจ il vero tallone dโAchille della corsa. La parte โracingโ dovrebbe essere il cuore del gioco, ma pulsa a malapena.
Il sistema di controllo รจ funzionale, ma non riesce a trasmettere davvero il senso di velocitร o di tensione: tutto รจ un poโ ovattato, come se il gioco non volesse farti sudare davvero. Le gare sono tante, sรฌ, ma nessuna memorabile; lo stesso circuito cambia solo nel panorama, non nelle emozioni.
Cโรจ poi unโintera sezione dedicata al custom delle biciclette: telai, ruote, sellini, persino campanelli. Ma รจ tutta fuffa cosmetica. Tolti i pochi pezzi leggendari, la personalizzazione ha un impatto trascurabile sulle performance, al punto che si puรฒ arrivare tranquillamente ai titoli di coda usando il setup base. Una feature che sembra messa lรฌ per occupare una casella nel menรน, piรน che per aggiungere profonditร .
