Primi! (dei non eletti)

Nel teatro, come nella vita, esistono la tragedia e la commedia. Si possono realizzare commedie brillanti da sbellicarsi o tragedie che segnano nel profondo, e ovviamente non è affatto semplice. Ancor più complesso è unire i due generi. Partorire un’opera tragicomica è un’impresa improba, perché si è sempre a fil di rischio di non essere compresi, di fermarsi alle battute senza cogliere il contesto, il quadro generale in cui vengono dette, il significato più profondo. Questo non avviene con Primi! (dei non eletti) di Adriano Bennicelli, andato in scena al Teatro Trastevere, che è comico negli sketch e tragico nel descrivere l’intima sofferenza di questi quattro personaggi che farebbero ricredere chiunque sulla (in)esistenza della meritocrazia.

Damiano (Giancarlo Porcari) ha quarant’anni e un curriculum fatto solo di colloqui di lavoro e corsi di formazione al nulla. Assediato da barriere di ogni tipo, tenta una disperata insurrezione disarmata. Anzi, disarmante. Perché siamo tutti bravi a fare le rivoluzioni con la pistola in mano. Ma provateci voi con una borsa di finta pelle e un curriculum.

Andreozzi (Ermenegildo Marciante)  è un ex giocatore di calcio impegnato nella sua partita più difficile, scrivere una lettera al suo più caro amico (i riferimenti sono chiari, e fanno pensare a Agostino Di Bartolomei). Ad un calciatore di un certo livello, si sa, nessun esercizio è precluso, nessuna finta, scatto o colpo di testa, il problema sono i punti e virgola. Perché se il sangue affluisce ai piedi, mette in decompressione la parte di corteccia celebrale delegata a scrivere le lettere. E’ un fenomeno spiegato scientificamente.

Cinnamon (Marco Zordan) vuole nell’arco di 24 ore fare tutte le cose che nella propria vita ha sottovalutato, dall’aggiustare un rubinetto a completare il cubo di Rubik. Perché Cinnamon ha buoni motivi per voler recuperare il tempo perso in vita sua. “E comunque la vecchiaia, nel peggiore dei casi, è un modo come un altro per prendere tempo. Ecco, ora io prenderei tempo volentieri”.

Target (Alessandro Di Somma) sviene nei supermercati. Di fronte all’abbondanza dei prodotti e alla sua incapacità di scegliere quello giusto, non riesce più a trovare la strada delle casse ed è condannato a passare le notti riverso sul banco dei surgelati. Finché non decide la controffensiva.

La scelta stilistica dell’autore/regista è di ruotare le quattro storie in sketch individuali da non più di due minuti. In questa maniera si riesce a fare conoscenza di tutti e quattro i caratteri, più chiari e comprensibili nei problemi e negli obiettivi Damiano e Andreozzi, più criptici e ricchi di sorprese Cinnamon e Target. La scenografia è minimalista, gli scaffali del supermercato in bella vista potrebbero vendere le certezze che i protagonisti cercano disperatamente. Oppure no. In Primi! (dei non eletti) si ride e ci si immedesima: nelle difficoltà di trovare un lavoro, nelle paure di fallire la sfida principale della propria esistenza, nel terrore di essersi persi tutto mentre si era impegnati in qualcosa di non molto importante, nella critica ad un consumismo che sembra produrre soltanto alienazione.

Il cast riesce perfettamente a rendere la doppia chiave di lettura dell’opera, e intrattiene la platea in un’ora e mezza che vola via.

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