Avete presente quando un allievo idolatra a tal punto il suo maestro da carpirne tutti i fondamenti stilistici e tematici, per poi scimmiottarli in un’opera prima di scarsa rielaborazione personale? Succede spesso, e di solito è un flop: perché dovrei prendermi la copia, se ho già l’originale?

Il caso in questione è un po’ più complesso, meno paradigmatico: Todd Phillips non è un regista esordiente, ha già diretto dei clamorosi successi di botteghino, tuttavia ha deciso di cambiare genere e lavorare ad un film diverso dalle sue corde, una origin story di uno dei villain principali del mondo dei comics: Joker.

La lavorazione di questo film è stata complessa, come ogni pellicola tratta dall’universo fumettistico della DC Comics. D’altronde la casa di Superman e Batman è di proprietà della Warner Bros., che non è come essere della Walt Disney. Il senso è che quasi tutti i film (riusciti o meno) relativi ai personaggi DC sono sempre stati dai toni più “dark”, intimisti e complessi. Anche i timidi (e fallimentari) tentativi di coprire storyline più complesse come nel Marvel Cinematic Universe non hanno mai prodotto titoli giocosi e PG-13.

REGIA
Todd Phillips
CAST
Joaquin Phoenix, Robert De Niro, Zazie Beetz, Marc Maron.
GENERE
Drammatico
Our Score
6.5
L’intento di Phillips era quello di staccarsi dalle ultime uscite marchiate DC, per questo il film in oggetto non dovrebbe avere seguiti e non sarà collegato ad altri episodi o reincarnazioni di Batman, per questo a interpretare Joker non c’è Jared Leto ma Joaquin Phoenix, molto interessato allo sviluppo del personaggio, meno a rimanere legato a saghe di ogni genere.

La sceneggiatura, scritta dallo stesso Phillips e da Scott Silver, non tocca i capisaldi dell’universo-Joker (Gotham City, la famiglia Wayne, Arkham Asylum…), ma li rielabora in un discorso di analisi sociale con in mente un esempio ben chiaro: il Maestro Martin Scorsese. In fase iniziale Scorsese doveva addirittura figurare come produttore (e si era parlato di Leo Di Caprio nel ruolo da protagonista!), ma le pesanti citazioni, i debiti stilistici restano, evidenti.

Il Joker di Todd Phillips è un messaggio per i modelli sociali che emarginano o si dimenticano degli ultimi

Joker è ambientato nel 1981, una scelta non casuale che consente a Phillips di utilizzare senza freni location e fotografie tipiche di una New York scorsesiana. La Gotham City del film assomiglia tantissimo alla Grande Mela di Taxi Driver o di Re per una Notte, così come Arthur Fleck è un chiaro omaggio a Travis Bickle e Rupert Pupkin. A chiudere il cerchio, nel cast c’è persino Robert De Niro, che interpreta un ruolo molto simile a quello di Jerry Lewis…

Non essendo un appassionato di comics americani, non sono il soggetto ideale a recriminare sulla scarsa adesione alla storia originale del Joker. Sono però un appassionato di cinema, e credo che questa opera sia l’equivalente ad alto budget di un saggio di fine anno del corso “Chi vuol essere Martin Scorsese?”. Il limite sta tutto lì, chi ha già fatto i “compiti a casa” non può restare stupito di fronte ad un film del genere, con un punto di vista così ingenuo e assolutorio nella sua lettura delle colpe di una società che forse non crea dei mostri, ma li aiuta a crescere.

joker film

Il Joker di Todd Phillips non ha bisogno dell’acido corrosivo sul volto per toccare la follia, ne coltiva in atto e in potenza tutte le caratteristiche, ed è un messaggio per i modelli sociali che si “dimenticano” degli ultimi, oppure li emarginano (i manicomi). E’ un peccato che siano passati 40 anni da quei film di Scorsese che raccontavano la follia figlia dello shock (la guerra) o dell’isolamento, e qualche progresso, almeno in quella direzione, è stato fatto.

Il senso è che questo film si poggia su critiche sociali che hanno fatto il loro tempo, e che rendono la declinazione cinematografica della schizofrenia, seppur eccellente, quasi un mero esercizio di stile. Non sto dicendo che Joker sia un brutto film, comunque. Chi non ha visto i già citati film di Scorsese potrebbe restarne sorpreso, e poi c’è Joaquin Phoenix.

L’interpretazione e lo studio del personaggio sono mirabili. L’evoluzione di Arthur Fleck verso la follia consiste in un progressivo e inesorabile distacco tra realtà e percepito causato dallo sgretolamento dei sogni e da una serie d’ingiustizie più o meno grandi. Lo spettatore non può che lasciare la sala continuando a chiedersi se una scena fosse “reale” oppure girata esclusivamente nella mente di Arthur. L’identità tra il film e il suo protagonista è ancor più forte di un titolo di per sé esplicito. Tutto il resto è marginale, il film è lui, Phoenix lascia le briciole al resto del cast, De Niro compreso.

Joker è un chiaro omaggio al cinema di Martin Scorsese con un efficace racconto cinematografico della schizofrenia e un'interpretazione memorabile di Joaquin Phoenix.
Il parere dei lettori0 Voti0
Cosa funziona
Joaquin Phoenix
Il racconto della schizofrenia
Cosa non funziona
Una critica della società fin troppo ingenua e assolutoria
L'omaggio registico a Scorsese è smaccato, ai limiti della parodia
6.5