
- Genere: Animazione , Drammatico , Fantascienza , Avventura
- Showrunner: Robert Kirkman
- Cast: Sandra Oh , Steven Yeun
- Stagioni: 5
- Episodi: 32
- Durata media episodi: 48 min
Sito Web Ufficiale: https://www.amazon.com/dp/B08WJP55PR
Sinossi: Quando Mark Grayson eredita i superpoteri a 17 anni, si unisce a suo padre come uno dei piรน grandi supereroi della Terra. Tutti i suoi sogni sembrano essersi avverati, finchรฉ un evento scioccante non cambia tutto.
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Trailer
Recensione
Siamo onesti: se oggi provi a proporre a un fruitore medio di prodotti pop una nuova serie sui supereroi, la reazione oscillerร pericolosamente tra un sospiro rassegnato e il desiderio di rivalutare il cinema d’autore polacco degli anni ’60. Tra universi cinematografici espansi che collassano sotto il peso di CGI approssimativa e sceneggiature scritte da algoritmi stanchi, il genere dei “tizi in calzamaglia” ha disperatamente cercato una via di fuga. In questo panorama di stanchezza intellettuale, Amazon Prime Video ha calato l’asso pigliatutto, prima con il cinismo destrutturante di The Boys, e poi con Invincible, l’adattamento animato dell’opera magna di Robert Kirkman.
Ed รจ innegabile: Invincible รจ una serie ben congegnata. ร un meccanismo a orologeria che prende i tropi classici della Silver Age fumettistica, li frulla insieme alla freschezza delle saghe adolescenziali alla Spider-Man e confeziona un universo narrativo ricco, stratificato e dai risvolti indubbiamente avvincenti. Lo sguardo con cui tratta la materia supereroistica รจ decisamente piรน maturo rispetto alla classica epica Marvel o DC; c’รจ una chiara volontร di mostrare le conseguenze fisiche, politiche e geopolitiche di un mondo in cui esseri semidivini volano sopra i tetti delle nostre case. Tuttavia, c’รจ un enorme elefantino nella stanza dei bottoni, specialmente per chi fa parte di una specifica parrocchia culturale. Per chi, come il sottoscritto, รจ cresciuto a pane, traumi e animazione giapponese, l’esperienza di visione di Invincible risveglia un retrogusto familiare e, a tratti, fastidioso. ร il sapore dei difetti storici, endemici e quasi genetici del prodotto d’animazione e del fumetto americano.
“Un universo dove l’apocalisse si consuma nel tempo di uno stacco pubblicitario e la fine del mondo viene elaborata con l’intensitร emotiva di un esame di maturitร andato male.”
Il primo equivoco da sfatare quando si parla della “maturitร ” di Invincible risiede nella definizione stessa di questo termine. Troppo spesso, nel mercato occidentale, un’opera viene etichettata come “per adulti” solo perchรฉ un personaggio viene diviso a metร in senso longitudinale o perchรฉ le viscere umane vengono utilizzate come addobbi natalizi improvvisati. L’aspetto maturo di questa serie, a conti fatti, รจ quasi interamente legato alla sua incredibile crudezza visiva. Kirkman svuota il sacco dell’iper-violenza anatomica: le ossa si frantumano con rumori iper-realistici, i crani esplodono e il sangue scorre a fiumi, ridefinendo il concetto stesso di danno collaterale.
Se cercate l’imprevedibilitร nei combattimenti, Invincible รจ indubbiamente un parco giochi straordinario. La serie possiede la straordinaria e godibilissima capacitร di gettare nella mischia personaggi apparentemente randomici, figure bizzarre che spuntano dal nulla cosmico durante una rissa interdimensionale. Ma, a differenza di altri prodotti che accumulano carne da macello senza criterio, lo show sa come gestire il proprio retroterra: introduce l’assurdo nel bel mezzo dell’azione e poi, con encomiabile calma e pazienza certosina, ne dipana le origini, le motivazioni e il posizionamento sulla scacchiera geopolitica nei blocchi narrativi successivi. Questo dinamismo rende gli scontri freschi e privi della prevedibilitร tipica dello “scontro finale” a cui Hollywood ci ha abituati. Ma basta questo a rendere una serie psicologicamente profonda? La risposta, se avete passato l’adolescenza a guardare i robottoni di Hideaki Anno o i guerrieri di Kentaro Miura, รจ un no convinto.
L’Effetto Boris e la Cronica Mancanza di Gravitas
Ed eccoci al punto nodale della questione, il vero fulcro del nostro scontento. In Invincible assistiamo a disastri planetari, genocidi di civiltร aliene, cittร distrutte e stragi di civili innocenti che farebbero impallidire l’Apocalisse di Giovanni. Eppure, tutto questo viene presentato con una sconcertante, quasi agghiacciante mancanza di gravitas. Le tragedie si susseguono a un ritmo talmente forsennato da azzerare qualsiasi reale elaborazione del lutto. Il trauma diventa un bene di consumo usa e getta: un cliffhanger serve a scioccare lo spettatore nei secondi finali di un episodio, ma tre minuti dopo, all’inizio del successivo, i protagonisti sono giร tornati a gestire i classici drammi da fotoromanzo adolescenziale, le scadenze universitarie o i triangoli amorosi degni di un teen drama qualunque.
Visivamente, questa incapacitร di trasmettere il peso del dolore si traduce nei classici tic dell’animazione americana. Quando il mondo crolla, quando un compagno d’armi viene ridotto in poltiglia, la reazione emotiva dei personaggi si limita a quegli sguardi sgranati, basiti e immobili che non possono non far correre il pensiero a Boris, la celeberrima fuori-serie italiana. Sembra di vedere Renรฉ Ferretti dietro la macchina da presa che urla “Dai, Mark, fammi la faccia basita! Dai la frenesia degli occhi sgranati! Apri tutto!”. ร la recitazione “alla cagna” applicata al superomismo. Manca totalmente la decompressione psicologica.
Chi รจ cresciuto con i manga sa che il dolore richiede tempo, silenzio e spazio bianco sulla pagina. Quando in Neon Genesis Evangelion Shinji Ikari subisce un trauma, la narrazione si congela; l’inquadratura resta fissa su una banchina della metropolitana per minuti interi, trasmettendo un senso di vuoto claustrofobico e insostenibile. Quando in Fullmetal Alchemist si consuma una tragedia familiare, il peso di quell’evento deforma permanentemente la mente dei fratelli Elric, ne influenza ogni singolo respiro futuro. In Invincible, invece, il lutto ha la stessa durata di una storia su Instagram: si piange, ci si dispera con gli occhi a palla, e poi si passa oltre, perchรฉ c’รจ un altro supervillain da prendere a pugni in faccia. Questa fretta narrativa toglie spessore alle macerie, trasformando la catastrofe in un mero elemento estetico di sfondo.
Il Cuore Pulsante: Di Padre in Figlio
Se la serie non affonda sotto il peso di questa superficialitร emotiva, il merito va riscontrato nella soliditร della sua architettura narrativa generale e, soprattutto, nella scrittura dei suoi due pilastri portanti. L’universo in cui si muovono le pedine รจ indubbiamente ricco, stratificato e sorretto da risvolti avvincenti che spingono al binge-watching compulsivo. Ma il vero miracolo di Invincible risiede nell’evoluzione e nella caratterizzazione psicologica di Mark Grayson e, in particolar modo, di suo padre Nolan (Omni-Man).
I personaggi di Mark e Nolan sono super-interessanti, capaci da soli di reggere l’intero baraccone anche quando la sceneggiatura scivola sulle bucce di banana della retorica adolescenziale. Mark non รจ il solito boy-scout infallibile alla Superman, nรฉ un cinico sociopatico; รจ un ragazzo normale schiacciato da un’ereditร mostruosa, che commette errori monumentali e che impara a proprie spese quanto possa essere amaro il sapore del compromesso morale. Ma รจ Nolan il vero capolavoro della serie. La sua complessitร , il suo essere un ponte instabile tra la spietata mentalitร imperialista della sua razza d’origine e l’inaspettata, strisciante contaminazione con l’umanitร terrestre, lo rende uno dei villain (o antieroi) meglio sfaccettati degli ultimi vent’anni di produzioni televisive. Il contrasto tra la sua imperturbabile freddezza aliena e i barlumi di affetto paterno crea una tensione narrativa superba, che salva lo show dalle secche del giร visto.
