Bullitt

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Recensione

C’è un equivoco di fondo, quando si parla di Bullitt: si pensa subito al rombo della Mustang verde, alle sospensioni che volano tra le colline di San Francisco, al montaggio febbrile dell’inseguimento più celebre della storia del cinema. Ed è vero: quell’inseguimento è un colpo di genio assoluto, ancora oggi insuperato. Ma ridurre Bullitt a una corsa tra marciapiedi e frizioni sarebbe come ridurre Casablanca alla nebbia. Il film di Peter Yates è molto di più: è il momento esatto in cui il poliziesco americano diventa adulto, scende dal piedistallo del moralismo e comincia a guardarsi allo specchio — o meglio, a guardare Bullitt guardarsi allo specchio, nell’ultima inquadratura, con la stessa malinconia con cui un uomo pulisce il sangue e la gloria dal viso.

Steve McQueen, nel ruolo del tenente Frank Bullitt, è l’eroe moderno per eccellenza: silenzioso, professionale, ostinato, e così misurato da risultare più enigmatico di una confessione. Non parla mai più del necessario, non spiega niente a nessuno (tantomeno allo spettatore), eppure ogni suo sguardo pesa più di un’intera sceneggiatura di cop movie anni Ottanta. Di fronte a lui, Robert Vaughn cesella uno dei politici più spregevoli e realistici mai messi su schermo: il senatore Chalmers, che brandisce la morale come un cartellino elettorale e scarica le colpe con l’eleganza untuosa di chi non ha mai toccato la verità con le proprie mani. È un duello silenzioso, quello tra i due, e la pistola non c’entra: il vero sparo è il no che Bullitt pronuncia all’intero sistema.

Yates gira con occhio europeo — lo si sente nel respiro dei silenzi, nell’uso del tempo morto, nella fotografia spenta e realistica che rifiuta l’eroismo. San Francisco non è più la cartolina del Golden Gate, ma una città spettrale, fatta di riflessi, ombre e finestre che separano più che proteggere. L’azione è sempre compressa, come se dovesse esplodere da un momento all’altro. Quando esplode, lo fa in modo asciutto, fisico, quasi documentaristico: il montaggio di Frank P. Keller (premiato con l’Oscar) è pura architettura cinematica, un manuale di tensione che non ha bisogno di musica, solo del suono del motore e dei battiti cardiaci dello spettatore.

Eppure, il vero brivido di Bullitt non è l’inseguimento, ma la sua morale: un uomo onesto in un mondo di compromessi, un professionista che non gioca alla politica, che non si vende, che non cerca la gloria. Alla fine, Bullitt uccide il colpevole, ma non salva nulla — né la giustizia, né sé stesso. Il sistema resta corrotto, il senatore continuerà la sua carriera, e lui tornerà a casa a guardarsi allo specchio, stanco, svuotato. È un finale da noir europeo infilato in un thriller americano, un gesto di disillusione travestito da trionfo. E funziona ancora oggi perché parla di un’America (e di un mondo) in cui l’onestà non basta mai a sistemare le cose.

Bullitt è, insomma, un film che invecchia splendidamente bene: ogni visione rivela un dettaglio nuovo, un’inquadratura dimenticata, un’ombra morale più grande di quella precedente. È il punto di equilibrio tra Hollywood e Antonioni, tra l’azione e la malinconia. Un film che sa essere spettacolare e silenzioso, popolare e filosofico, senza mai doverlo spiegare.

Chi lo riduce a una questione di marce e gomme non ha capito che quella Mustang, più che un’auto, è un simbolo: corre perché il resto del mondo si è fermato.

Dati del Film

Anno di uscita1968
Titolo OriginaleBullitt
RegistaPeter Yates
Genere:Azione, Poliziesco, Thriller
Durata (in minuti): 114
Cast:Steve McQueen, Robert Vaughn, Jacqueline Bisset, Don Gordon, Robert Duvall, Simon Oakland, Norman Fell, Georg Stanford Brown, Justin Tarr, Carl Reindel, Felice Orlandi, Vic Tayback, Robert Lipton, Ed Peck, Pat Renella, Paul Genge, John Aprea, Al Checco, Bill Hickman, Robert Cleaves
Sceneggiatura:Alan Trustman, Harry Kleiner
Direttore della FotografiaWilliam A. Fraker
Colonna sonoraLalo Schifrin
ProduttorePhilip D'Antoni
Una produzione:Solar Productions|Warner Bros./Seven Arts
Nazioni produttriciUnited States of America
Budget:5500000
Ricavi:42300873
Bullitt
Il Verdetto
Con Bullitt, Peter Yates e Steve McQueen inventano il poliziesco moderno e, nello stesso tempo, lo superano. Un film di tensione che diventa elegia, di inseguimenti che diventano meditazioni. Uno di quei rari casi in cui il genere incontra la grazia. E sì, se volete, anche la Mustang è fottutamente bella.
Il parere dei lettori1 Voto
2.7
9

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Voto Finale

Enrico Giammarco
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