il complotto contro l'america

Il complotto contro l’America

In molti casi la distopia (o ucronìa) è un espediente narrativo per lanciare dei messaggi più alti alla propria contemporaneità, fornendo esempi concreti e ammonitori di come, citando Leibniz, viviamo effettivamente nel migliore dei mondi possibili. Il complotto contro l’America, romanzo di Philip Roth, appartiene di più al filone “ebrei USA vs ebrei del resto del mondo”, un rapporto che storicamente non è mai stato dei più semplici, e che si è complicato con la nascita dello stato d’Israele come ottimamente raccontato da autori come Jonathan Safran-Foer.

In sintesi, se mai vi volesse avvicinare al libro, non aspettatevi mai un’opera come The Man in the High Castle. Per fortuna anche l’adattamento televisivo è finito nelle mani giuste, quelle di David Simon e Ed Burns (The Wire), che hanno saputo rendere al meglio lo script, senza travisarlo.

C’è un motivo ricorrente in questa mini-serie di sei episodi. Un ragazzo ebreo di Newark all’inizio degli anni ’40 è seduto nella sua camera da letto quando sente un aereo volargli sopra la testa. Forse è un aereo da guerra. Forse è il presidente. In nessuno dei casi si tratta di un pensiero confortante.

SHOWRUNNER
David Simon, Ed Burns
CAST
Wynona Rider, John Turturro, Zoe Kazan, Anthony Boyle, Morgan Spector
GENERE
Drammatico, Ucronia
STAGIONIxEPISODI
1x06
PIATTAFORMA
Sky (NowTV)
Our Score
8
GUARDA
Il presidente è Charles Lindbergh (Ben Cole), il famoso aviatore che, in questo passato alternativo, ha sconfitto Franklin D.Roosevelt nelle elezioni del 1940 grazie ad una campagna isolazionista e contraria alla guerra, infarcita poi da un antisemitismo neanche troppo velato, condita da simpatie naziste ed un aberrante programma di assimilazione ebraica.

Quell’aereo che viaggia in alto è il simbolo potente di ciò che la miniserie vuole trasmettere: l’approccio minaccioso della Storia che puoi sentire e vedere, ma che non puoi toccare. Può solo toccarti.

La cosa bizzarra è come certe opere nascano con delle caratteristiche, per poi rivelarsi, aldilà della volontà degli autori, ben altro. Roth non aveva mai inteso “Complotto contro l’America” come un’allegoria politica, tuttavia qui ci troviamo di fronte una celebrità esordiente in politica che diventa Presidente appellandosi al fanatismo e alla paura, facendo affidamento allo slogan “America First”, che si vanta di aver “ripreso il suo Paese”, che vede le brave persone sul lato più riprovevole della Storia, che si confida con i despoti comportandosi ingenuamente come se fosse lui il burattinaio. Vi ricorda qualcuno?

Tornando al rapporto libro-serie, mentre il romanzo era un memoir in prima persona di Roth a 10 anni, Simon e Burns scambiano la prospettiva interna per una terza persona che cattura lo scorrere della storia vissuta dall’intera famiglia Levin (nome sostituto di Roth). Il padre di Philip, Herman (Morgan Spector), un schietto democratico, si rilassa ascoltando Walter Winchell, il maitre-a-penser del movimento anti-Lindbergh. Il cugino di Philip Alvin (Anthony Boyle) non vede l’ora di intraprendere un’azione più diretta e fisica.

Cruciale, è anche la figura del rabbino Lionel Bengelsdorf (John Turturro), un ebreo accomodante convinto che Lindbergh abbia fatto commenti antisemiti “per ignoranza”, ma che li rimpianga “in privato”. E’ il classico personaggio-esempio del motto “finché non toccano me, va tutto bene”. Quando Lionel inizia a frequentare l’impressionabile zia di Philip Evelyn (Winona Ryder), si scontra con la madre di Philip, Bess (Zoe Kazan), che è più cauta del marito e al tempo stesso meno ottimista sulle loro possibilità in un paese di bigotti incoraggiati.

È una storia terribile e deprimentemente credibile, un’invasione degli ultracorpi in salsa politica. Anche la collezione di francobolli di Philip diventa un simbolo di ciò che è andato perduto: piccoli ritratti del vasto mondo e del passato idealizzato dell’America riuniti in un unico libro, mentre l’America sta sbattendo la porta su quel mondo e rinunciando a quegli ideali.

Come già scritto sopra, il lavoro di adattamento di David Simon è stato encomiabile. Ha prodotto uno script che è sia fedele al lavoro di Roth, sia personale. Non ha cambiato molto nella storia, ma dove l’ha fatto è per sottolineare che il carismatico bigotto alla Casa Bianca non è semplicemente un’aberrazione che può essere cancellata e dimenticata come un brutto sogno. Il problema sono tanto le passioni e il cinismo che lo hanno reso possibile: i cittadini il cui pregiudizio è stato convalidato, i funzionari che hanno avuto un assaggio della delinquenza, la società che ha appreso che le norme del comportamento civile sono sempre state facoltative, le minoranze che hanno scoperto che l’uguaglianza è revocabile.

Un'opera attuale, un adattamento felice
Non era facile adattare un romanzo complesso come quello di Philip Roth, ma David Simon c'è riuscito, aiutato da un cast di alto profilo, spingendo l'acceleratore su una critica politica molto più attuale di quello che un'ucronia del passato possa far pensare.
Il parere dei lettori0 Voti
0
Cosa funziona
Eccellente adattamento
Ottimo casting
Cosa non funziona
Niente
8
GUARDA