
- Genere: Fantascienza , Avventura
- Showrunner: Eric Kripke
- Cast: Karl Urban , Erin Moriarty , Jack Quaid , Antony Starr , Karen Fukuhara , Tomer Capone , Chace Crawford , Jensen Ackles , Laz Alonso , Dominique McElligott
- Stagioni: 5
- Episodi: 40
Sinossi: The Boys รจ un anti-superhero drama, basato sull’omonimo fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson, prodotto da Seth Rogen ed Evan Goldberg per Prime Video di Amazon. L’irriverente serie, creata da Eric Kripke (Supernatural), segue l’idea secondo la quale i supereroi non possano essere tutti buoni e di nobili intenzioni. Cosa succederebbe, dunque, se usassero i propri poteri e il proprio status per corrompere le autoritร , scendere a patti con aziende di poco rispetto o perpetrare abusi di ogni tipo? Servirebbe qualcuno per tenerli a bada. Ed รจ qui che entrano in gioco i Boys, un gruppo di guardiani riunitisi per contrastare i Seven, i sette supereroi pagati dall’agenzia multimiliardaria Vought International.
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Recensione
Cโera un tempo, ormai quasi mitologico, in cui lโuniverso seriale e cinematografico era dominato da una monocultura asfissiante. Calzamaglie lucide, eroi senza macchia, morali binarie e quella stucchevole sensazione che, alla fine di ogni cataclisma programmato a tavolino, il Bene avrebbe trionfato con una battuta di spirito e unโesplosione in CGI a prova di famiglie. Poi, nel 2019, รจ arrivato Eric Kripke con una motosega narrativa.
Nata come una vibrante promessa di dissacrazione e demistificazione del genere supereroistico, The Boys si รจ presentata al mondo come la perfetta e necessaria conversione mainstream dellโomonimo, brutale fumetto di Garth Ennis e Darick Robertson. ร stato un debutto folgorante, un elettroshock a un panorama televisivo intorpidito, posizionandosi come un oggetto alieno, sfacciato e deliziosamente distante dai tanto vituperati e inflazionati universi cinematici di Marvel e DC. Ma la satira, si sa, รจ una bestia pericolosa da cavalcare: consuma in fretta il suo carburante. E oggi, a giochi ormai fatti, guardare lโinterezza dello show lascia addosso lo stesso retrogusto amaro di un prodotto acquistato su una bancarella della Vought International.
Bisogna rendere giustizia alle origini. La prima stagione dello show รจ stata un autentico gioiellino di scrittura, cinismo e ritmo. Il colpo di genio di Kripke non รจ stato semplicemente quello di mostrare i “super” mentre compivano atti indicibili o abusavano del proprio potere, ma averli privati di qualsiasi aura epica: i semidei della Vought International non erano mostri intergalattici, erano semplicemente egoisti, capricciosi, nevrotici e disperatamente autoreferenziali. Erano il sottoprodotto tossico di un ufficio marketing.
Dall’altro lato della barricata, lo show ha evitato con cura la trappola del manicheismo. Il gruppo di outsiders guidato dall’instabile William Butcher non rispondeva certamente a un ideale di giustizia superiore; la loro fedina penale era tuttโaltro che pulita e ogni loro mossa era dettata da una sordida, viscerale e personalissima sete di vendetta. Questa totale assenza di eroi puri ha spalancato le porte a una narrazione spietata, capace di imbastire una parodia senza sconti sulla nostra contemporaneitร .
The Boys non parlava (tanto) di superpoteri, parlava di noi. Era una spietata radiografia dello scarto sistemico tra la veritร mediatica e la realtร dei fatti. Ha messo alla berlina lโaltare della popolaritร transitoria a cui la politica e l’imprenditoria sacrificano volentieri ogni principio etico, sbeffeggiando il culto dei follower inteso come unica metrica universale del successo e del potere. Soprattutto, ha profetizzato con inquietante tempismo la deriva sociale che spinge masse spaventate a invocare continuamente “l’uomo forte”, quel salvatore autoritario a cui delegare ciecamente la propria percezione di sicurezza in cambio della libertร .
Cosa succede, perรฒ, quando una serie che fa della critica al capitalismo selvaggio il suo manifesto diventa il prodotto di punta, piรน visto e profittevole, di una delle piรน grandi multinazionali del pianeta? Succede il paradosso. Lโinaspettato e strabiliante successo di pubblico ha, di fatto, progressivamente deragliato quel tracciato narrativo che avrebbe dovuto condurre la serie a una conclusione coerente e programmata.
Se il fumetto originale di Ennis procedeva come un treno in corsa verso un abisso nichilista, la serie TV ha iniziato a temporeggiare. Intendiamoci: i cambiamenti strutturali rispetto alla controparte cartacea non erano un male in sรฉ. Molti aggiornamenti โ dagli swap intelligenti di genere ed etnia al potenziamento psicologico e narrativo di figure come A-Train o un monumentale Soldier Boy, spesso a scapito di altri personaggi sacrificati come Black Noir โ hanno inizialmente arricchito il tessuto dello show. Il vero problema รจ stato il ritmo, o meglio, l’assenza di un vero avanzamento.
Stagione dopo stagione, si รจ palesato un frustrante loop nella trama orizzontale. Lo schema รจ diventato una formula immutabile:
- Butcher e i suoi individuano una minaccia o unโarma per eliminare Patriota.
- Si stringono alleanze improbabili che durano lo spazio di tre episodi.
- Si arriva a un climax stagionale in cui il grande cattivo sembra sul punto di cadere.
- Un imprevisto dell’ultimo secondo azzera la situazione, riportando miracolosamente tutti i protagonisti esattamente al punto di partenza all’inizio della stagione successiva.
La sensazione di pericolo costante si รจ cosรฌ stemperata in una routine rassicurante. Sapevamo che nessuno dei personaggi chiave avrebbe davvero pagato il conto finale prima del tempo stabilito dai contratti di rinnovo.
Il danno collaterale piรน ironico di questa dilatazione terapeutica รจ l’evoluzione del brand. The Boys ha passato anni a ridicolizzare i piani quinquennali della Marvel, i cameo forzati, la saturazione del mercato e la tendenza a mungere ogni singola proprietร intellettuale fino all’ultima goccia di dignitร . Eppure, guardandosi intorno, la creatura di Kripke ha finito per trasformarsi esattamente nello stesso tipo di franchise tentacolare che ha ferocemente criticato per anni.
Tra serie animate antologiche, spin-off live-action ambientati nei college per superumani (Gen V) e prequel in fase di sviluppo incentrati sulle origini della corporazione (Vought Rising), lโuniverso di The Boys si รจ piegato alle medesime logiche commerciali della Vought. La satira ha perso i denti nel momento esatto in cui รจ diventata un’icona da monetizzare sui cataloghi di e-commerce.
Questa stanchezza strutturale รจ esplosa in tutta la sua evidenza nelle ultime annate dello show. Scrivere la serialitร televisiva, dโaltronde, รจ un esercizio d’equilibrio di una complessitร mostruosa, molto piรน difficile di quanto il pubblico o la critica generalista tendano a credere. Mantenere alta la tensione per decine di ore di girato senza ripetersi richiede un coraggio che la produzione ha faticato a dimostrare. La quarta e la quinta stagione, in particolare, hanno parzialmente incrinato la legacy complessiva dello show. Tra archi narrativi secondari letteralmente gettati alle ortiche, retcon arbitrarie per giustificare il prolungamento del minutaggio e buchi di trama sempre piรน vistosi che hanno minato la coerenza interna del racconto, il crollo qualitativo รจ stato evidente. La scrittura affilata dei primi anni ha ceduto il passo a una provocazione fine a se stessa, quasi disperata nel voler scioccare lo spettatore a tutti i costi per nascondere la staticitร della storia.
Tutto questo camminare sul posto ha dunque vanificato il valore dell’opera? Fortunatamente no. Anche nel mezzo dei suoi momenti peggiori, The Boys รจ riuscita a imprimere a fuoco i propri personaggi nell’immaginario collettivo contemporaneo, trasformando figure nate sulla carta d’inizio millennio in autentiche ed eterne icone pop. Se lo show ha continuato a intrattenere e a lasciare un segno indelebile, il merito non va ascritto alle architetture della trama, ma alla straordinaria presenza scenica e al talento del suo cast.
Un plauso assoluto e incondizionato va a Karl Urban e Antony Starr. Senza la loro dedizione, la serie sarebbe crollata sotto il peso dei propri eccessi molto tempo prima. Urban ha saputo infondere nel suo Billy Butcher una vulnerabilitร tragica e una ferocia carismatica che sono andate ben oltre la bidimensionalitร del materiale d’origine. Dal canto suo, Antony Starr ha regalato alla storia della televisione una delle interpretazioni piรน agghiaccianti, sfaccettate e magnetiche degli ultimi vent’anni: il suo Patriota (in originale Homelander), con quel tic nervoso sotto l’occhio, quel sorriso vitreo da psicopatico e quella spaventosa miscela di onnipotenza e disperato bisogno d’affetto, rimarrร il metro di paragone universale per qualunque futuro antagonista seriale.
