The Umbrella Academy

Ideatore
Steve Blackman
Genere
Supereroi
Cast
Tom Hopper, Aidan Gallagher, Ellen Page, Robert Sheehan, Emmy Raver-Lampman, Mary J. Blige
Piattaforma
Netflix

Negli ultimi anni i supereroi hanno raggiunto un successo mainstream ineguagliato: al cinema, soprattutto, solo in parte nelle serie televisive, dove prime stagioni più che incoraggianti hanno fatto da contraltare a chiusure abbastanza repentine.

Netflix ha deciso di uscire dal binomio Marvel-DC andando a pescare un’opera più alternativa, scritta dal musicista Gerard Way e disegnata dal brasiliano Gabriel Bà, che finora consta di appena tre volumi che descrivono altrettante storie.

The Umbrella Academy nasce con questa introduzione: nello stesso giorno del 1989, 43 neonati nascono inspiegabilmente in diversi paesi del mondo da donne che non mostravano alcun segno di gravidanza. Sette di questi bambini vengono adottati da Sir Reginald Hargreeves, eccentrico miliardario, che scopre i loro superpoteri e decide di farne una squadra pronta a salvare il mondo.

Se questo incipit può sembrarvi banale, lo è solo per l’estrema sintesi. La portata rivoluzionaria del fumetto è nel suo discutere il supereroismo forzato, quello per cui Sir Reginald obbliga i figliastri ad essere speciali, e il modo in cui ciascuno di essi affronta il rapporto con un padre così difficile ed esigente e con una famiglia del tutto disfunzionale.

La serie TV, sviluppata da Steve Blackman e Jeremy Slater, è incentrata sulle vicende narrate nel primo volume del fumetto, Apocalypse Suite, con almeno una storyline “minore” (quella di Hazel e Cha-Cha) recuperata dal secondo, Dallas.

The Umbrella Academy è una serie che mostra numerose qualità, sparse qua e là lungo gli episodi, ma che ha, al tempo stesso, due difetti fin troppo evidenti: l’eccessiva diluizione e il sacrificio dell’identità sull’altare dell’estetica Netflix.

Il primo appunto è dunque puramente tecnico: essendo il materiale originale piuttosto esiguo, la scelta di rispettare il classico format dei dieci episodi ha comportato una riscrittura e una costruzione dei raccordi narrativi piuttosto consistente, col risultato di una parte centrale dove gli autori “fanno melina” e rischiano di perdere gran parte degli spettatori.

Se questo può essere considerato un difetto veniale e comune ad altre serie, anche di successo, l’annacquamento del materiale originale è invece piuttosto colpevole. Nato come un fumetto di chiaro stile steampunk e surreale, The Umbrella Academy emerge dalla piattaforma di streaming come uno dei tanti teen drama con la variante dei superpoteri: il casting fatto col bilancino per garantire rappresentanza a tutte le minoranze etniche e LGBT, la farcitura di stereotipi che ha colpito gran parte dei personaggi principali (menzione speciale per Luther, Diego e Allison), quella fotografia retrò in salsa hipster da cui si salva forse solo la location dell’Accademia.

The Umbrella Academy è l’ennesimo esempio di come il compromesso della popolarità valorizzi il contenitore, più che il contenuto. Nel braccio di ferro tra il trasporre stile e idee del fumetto e realizzare una serie Netflix di successo, ha vinto quest’ultima. Poco importa se il risultato è più simile all’oggetto (X-Men o Doom Patrol) che la critica stessa. Il pubblico che sceglie le serie TV da vedere in base ai suggerimenti dell’algoritmo sarà sicuramente accontentato.

Nato come un fumetto di chiaro stile steampunk e surreale, The Umbrella Academy emerge dalla piattaforma di streaming come uno dei tanti teen drama con la variante dei superpoteri

Peccato, perché le idee e i mezzi per realizzare qualcosa che non fosse il solito “compitino” c’erano tutti. A cominciare da attori di qualità, su tutti Ellen Page (Vanya) e il giovanissimo Aidan Gallagher (Numero Cinque), assieme a Robert Sheehan (Klaus) e a una sorprendente e autoironica Mary J Blige (Cha-Cha) i migliori nella performance e nella resa del rispettivo personaggio.

P.S.: gli ultimi episodi riabilitano complessivamente la serie, e mettono curiosità per la già confermata seconda stagione quando, possibilmente, la scrittura potrebbe essere totalmente originale e non derivativa.

Cosa funziona
Il finale di stagione
Alcuni attori, Aidan Gallagher su tutti
Cosa non funziona
La fase centrale della stagione
Alcuni personaggi sono troppo stereotipati
6.5
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