La situation comedy (sitcom) è una delle forme primordiali e più popolari della commedia di genere declinata nel contesto televisivo.

Ogni stagione, decine, centinaia di nuove sitcom vengono ideate, messe in onda e rinnovate dalle piattaforme (televisive o in streaming) di tutto il mondo. Aldilà dei numeri, come per tutte le arti, anche questo prodotto ha conosciuto alti e bassi creativi nel corso dei decenni, con sporadici picchi di qualità e innovazione che hanno saputo influenzare l’intero movimento per gli anni a venire.

In questo long form proverò a descrivere la storia, il canone e l’evoluzione delle sitcom citando esempi eccellenti e innovativi. L’analisi sarà limitata alle sitcom americane perché il mercato USA si è, nel corso dei decenni, distinto per quantità e qualità, influenzando lo stile di tutti gli altri mercati, che nella maggior parte dei casi hanno prodotto sitcom largamente derivative.

Sitcom: come e quando nasce

Si potrebbe dire che la sitcom sia nata contestualmente alla televisione, ma sarebbe una falsità. Il genere affonda i suoi stilemi nella commedia teatrale, estremizzandone caratteri e struttura, tuttavia le prime sitcom in senso stretto vedono la luce alla radio, sul finire degli anni Venti.

Il primo successo di pubblico arrivò per la serie Amos ‘n’ Andy (dal 1928 al 1960, seppur in diverse vesti), ambientata ad Harlem all’interno della comunità afro-americana, ma scritta ed interpretata da due attori bianchissimi (Freeman Gosden e Charles Correll). Lo show ebbe un tale successo che i due finirono con interpretare i personaggi anche in uno spin off cinematografico, ovviamente pitturati di nero come Al Jolson.

gosden carrell

Con l’avvento dei canali televisivi, negli anni Quaranta, la sitcom trovò la sua collocazione ideale. La presenza visiva degli attori in scena permetteva di ricreare sketch e storie adeguate al canone.

La prima sitcom messa in onda da un network televisivo (Dumont, poi CBS, poi NBC) fu Mary Kay and Johnny (1947-50), uno show che portava in scena una vera coppia (e il figlio!) alle prese con la vita domestica nel Greenwich Village.

mary kay and johnny

Girato dal vivo, e praticamente mai registrato, di questo show non è rimasto nulla in archivio, tuttavia pare avesse già gran parte di quelle che sarebbero state (e sono ancora) le caratteristiche canoniche di una sitcom.

Sitcom: canone e struttura

Cosa caratterizza una sitcom? Quali sono gli elementi imprescindibili? Nel proseguo della trattazione vedremo alcuni casi di sitcom che, per alcune specificità, si sono distanziate parecchio dal canone, tuttavia resta il genere che si presta più degli altri ad una formalizzazione. Ecco alcun punti fissi (o quasi).

Personaggi

Le sitcom hanno cast limitati, di solito c’è il nucleo del cast fisso (minimo due-tre, comunque meno di dieci attori) presente in ogni puntata, poi ci sono i personaggi ricorrenti, infine le cosiddette guest star, che compaiono una tantum.

Location

Nella stragrande maggioranza dei casi, le sitcom vengono girate negli studios, in set al chiuso che vengono allestiti per riprodurre non più di tre-quattro ambienti, di solito l’appartamento del/dei protagonisti e qualche altra casa o angolo di strada.

Sigla

L’apertura delle sitcom deve essere orecchiabile e riconoscibile, è una parte apparentemente frivola che in realtà ha sempre contribuito al successo di pubblico.

Non vi pare?

Catchphrase

E’ l’uso reiterato, quasi ossessivo, di una frase o un’espressione da parte di uno dei protagonisti, in modo da renderla riconoscibile al pubblico.

Il “Leggendario” di Barney Stinson è, in effetti, già leggenda:

Inside Joke

E’ uno scherzo il cui umorismo è comprensibile solo per i membri del piccolissimo gruppo sociale della sitcom, vale a dire i protagonisti e, ovviamente, agli spettatori. Data la sua natura, è una gag che prende corpo quando la serie ha già una certa anzianità, e gli spettatori confidenza con i personaggi.

Alla fine della quinta stagione di Friends, per la gang Ross diventa “il divorziatore”.

Storylines

La maggior parte delle storie all’interno di una sitcom inizia e termina nella stessa puntata. Vi sono poi alcun casi particolari (ad es. finali di stagione) con puntate doppie dotate di cliffhanger degni degli altri generi, senza dimenticare archi narrativi più lunghi, che coprono l’intera stagione o, perché no, l’intero show.

Un canovaccio “al minuto”

Nei primi tempi non esisteva un minutaggio fisso per le sitcom, i tempi oscillavano tra i 15 e i 30 minuti. In effetti, anche ora che ci sono le piattaforme streaming, ognuno fa un po’ come vuole, tuttavia per tanti decenni di TV ci si è formalizzati su una durata fissa di 22 minuti che, con la pubblicità, coprivano la canonica mezz’ora di palinsesto.

Generazioni di sceneggiatori si sono così tarate su quel minutaggio, progettando una struttura-base così articolata.

Teaser (Minuti 1-3)

Una breve introduzione che spesso viene mostrata prima della sigla. A volte è poco più di un battuta, uno scambio. Introduce i protagonisti e mostra alcuni aspetti della loro personalità (utile per i nuovi spettatori), e spesso presenta il principale “problema da superare” nell’episodio. Ma a volte è solo un modo simpatico e brioso per dare il là alla puntata.

Il Problema (Minuti 3-8)

Troviamo il/la/i protagonista/i, sempre dove li abbiamo lasciati nell’ultimo episodio (le location sono sempre quelle…), ma un nuovo problema o obiettivo è giunto alla loro attenzione, che costituisce la storia principale (Plot A) dell’episodio. È necessario fare un piano su come raggiungere l’obiettivo o superare il problema. Intorno al sesto minuto potremmo essere introdotti ad una sottotrama (Plot B). Le sottotrame devono essere più brevi e di solito coinvolgono uno dei personaggi minori o secondari. È interessante se la sottotrama può in qualche modo collegarsi alla conclusione finale della trama principale, ma questo non è necessario. In fondo, ogni sottotrama ha, nel suo piccolo, una sua struttura alla stessa stregua della trama principale.

La Confusione (Minuti 8-13)

Il piano elaborato pochi minuti fa per affrontare il problema della trama principale è messo in atto, ovviamente non può funzionare altrimenti l’episodio sarebbe già finito (e poi chi li sente gli inserzionisti?). Ci deve essere un altro ostacolo, una chiave inglese conficcata nell’ingranaggio che richiede un piano alternativo, oppure qualche ritardo divertente per il successo della strategia iniziale. Se ci sono delle sottotrame in gioco, i minuti 8-9 mostrano dove abbiamo interrotto il Plot A. I minuti 9-12 dipanano la confusione intermedia del Plot B (il personaggio secondario supera un ostacolo minore verso il loro obiettivo), e quindi i minuti 12-13 ritornano al Plot A, con il piano principale deviato.

Il Trionfo/Fallimento (Minuti 13-18)

A questo punto, il protagonista è disperato e la posta in gioco è alta, la prima prova è già fallita. Ci si rivolge a un’ultima risorsa, la si mette in gioco e funziona … oppure no. Il Fallimento è frequente e raffinato nel mondo delle sitcom, a differenza dei film e dei drammi. Il Fallimento è umoristico oppure frustrante, perché in fondo nessuno di noi desidera che i nostri amati personaggi subiscano un cambiamento. I minuti 13-15 ristabiliscono l’azione del Plot A, ma ci si ferma prima di sapere se il piano di riserva funzionerà o meno. I minuti 15-17 concludono il Plot B: il personaggio secondario fa o meno ciò che si prefigge di fare, e questo può, o non può influire sul risultato del Plot A. I minuti 17-18 mostrano se i protagonisti hanno successo o falliscono nel Plot A.

Chiusura (Minuti 19-21)

Alla stessa stregua del segmento introduttivo prima della sigla, di solito c’è una Chiusura (a volte proprio mentre passano i titoli), che mostra il protagonista in seguito a quanto avvenuto nell’episodio. Lo spettatore trova confortante vedere che nulla è davvero cambiato, che la vita è tornata da dove è iniziata e che tutto è già pronto per il prossimo episodio. La puntata potrebbe finire con una bella battuta finale che richiama qualcosa di divertente avvenuto durante l’episodio. Gli americani chiamano questo segmento Kicker, anche se nelle recenti produzioni viene usato sempre meno.

Camera singola o camera multipla?

Quanto espresso finora non tiene ancora conto della più importante scelta stilistica nella realizzazione produttiva di una sitcom: l’utilizzo della single camera o della multiple camera.

La differenza è pari a quella tra il giorno e la notte.

single camera sitcom

Una single camera sitcom è uno show che utilizza una (o più) piccola crew di ripresa delle scene. Questo significa che la stessa scena viene girata più volte per le diverse inquadrature, ma anche che c’è una certa flessibilità nelle location (leggi: si può girare in esterna, o comunque in più set senza grande difficoltà). I ritmi comici sono più compassati e, ovviamente, i tempi produttivi sono dilatati da un montaggio che è molto simile a quello di un normale film.

multiple camera sitcom

Una multiple camera sitcom è invece impostata con una serie di camere fisse in grado di riprendere simultaneamente il set da varie angolature, così da garantire la ripresa della scena in un’unica soluzione. Questo tipo di sitcom viene girato esclusivamente in studio, preferibilmente davanti ad un pubblico dal vivo (in alternativa ci sono le risate registrate), e si distingue per tempi comici molto più immediati e improntati a gag e sketch, con tempi produttivi decisamente rapidi e low-budget.

Per decenni le multiple camera sitcom hanno dominato numericamente e qualitativamente i palinsesti (la maggior parte delle sitcom che presento in seguito sono state prodotte così), ma negli ultimi anni, complice anche la commistione con generi differenti come il mockumentary, le single camera sitcom hanno preso il sopravvento.

Le Sitcom delle Star

Nei primi decenni di vita e di programmazione, fisiologicamente la televisione americana era un mezzo acerbo e derivativo, sia nei contenuti che nei suoi interpreti. Dovendosi ancora formare generazioni di autori e star televisive tout court, nate e cresciute all’interno del mezzo, i pionieri erano tutti professionisti provenienti dagli altri settori: radio, Broadway, Hollywood.

Molti show erano dunque prodotti (e sponsorizzati) facendo leva sull’audience potenziale che la star di turno poteva portarsi dietro sbarcando nel piccolo schermo. La star era il punto di partenza e il focus di tutto, successivamente veniva la scrittura della trama, il resto del casting, e quant’altro. Il fatto che il nome stesso della star desse il titolo alla sitcom di turno non soddisfaceva soltanto l’ego, ma anche il portafoglio: di solito la star incassava il 50% dei proventi pubblicitari raccolti dal network durante la fascia oraria di trasmissione.

Passo in rassegna alcune tra le più significative, iconiche e popolari.

I love Lucy

i love lucy

Anni di trasmissione: 1951-1957

Titolo italiano: “Lucy e io” (trasmessi solo 13 episodi)

Ha ispirato: I dream of Jeannie

Lucille Ball era un’attrice brillante di talento che, nella Hollywood degli anni ’40 dominata da noir e melò, faticava ed essere qualcosa di più che la “regina dei film di serie B”. Il buon successo dello show radiofonico My Favourite Husband suggerì ai dirigenti della CBS di proporle una versione televisiva, ma Lucille aveva altro in mente. Innanzitutto di coinvolgere il marito Desi Arnaz come co-protagonista, poi di girare lo show a Los Angeles. La CBS era molto dubbiosa sul mostrare in TV un matrimonio misto (Arnaz era cubano), la Philip Morris, sponsor principale, aveva molte più rimostranze nel permettere che il suo pubblico più numeroso, quello di New York, potesse vedere la serie su cinescopio, con il degrado delle immagini.

I coniugi superarono però tutte le diffidenze, soprattutto dal punto di vista tecnico. I love Lucy venne girata con la tecnica delle camere multiple fisse, in studio con il pubblico dal vivo, e soprattutto venne registrata su pellicola 35mm, di modo da garantirne la qualità.

Le innovazioni di I Love Lucy furono innumerevoli, fu la prima sitcom a gestire in schermo la reale gravidanza della sua protagonista, e rese Lucille e Desi milionari, in quanto prodotto dalla loro sigla, la Desilu Productions, successivamente venduta e confluita nella Paramount Pictures.

I love Lucy era largamente basato sul talento comico slapstick della Ball e sulla sua alchimia col marito. La gag tipica era quella in cui ne correggeva la pronuncia inglese.

Le simpatiche avventure dei coniugi Lucy e Ricky Ricardo conquistarono il pubblico americano, per quattro stagioni I love Lucy fu il programma più visto in assoluto, conquistando ben 5 Emmy Awards. Per farvi capire quanto questa sitcom abbia retto la prova del tempo, considerate che continuano ad andarne in onda le repliche (molti sketch si trovano anche su YouTube).

Lucille Ball restò legata al personaggio di Lucy che portò in scena in almeno altre due sitcom: Lucy Show e Here’s Lucy. Era già divorziata da Arnaz.

Andy Griffith Show

andy griffith show

Anni di trasmissione: 1960-68

Spin-off: Gomer Pyle, U.S.M.C. (1964-69)

Sequel: Mayberry, R.F.D. (1968-71)

Chi lo ha detto che la nostalgia è un elemento tipico soltanto della nostra epoca? Prendete questa sitcom, ambientata negli Stati Uniti rurali degli anni Sessanta: potrebbero essere tranquillamente gli Anni Trenta e non se ne accorgerebbe nessuno.

Andy Griffith era il classico ragazzone amichevole delle campagne del Sud, proveniva da esperienze in teatro che gli erano valse due nomination ai Tony ed era dotato di una bella voce che aveva già messo in mostra nel film “Un volto nella folla”, di Elia Kazan.

I produttori sfruttarono le caratteristiche naturali di Griffith per cucirgli addosso la parte dello sceriffo Taylor, vedovo e a capo della sicurezza delle 2000 anime di Mayberry. Lo sceriffo si prende cura del figlio Opie (un esordiente Ron Howard), ed è il punto di riferimento morale di una comunità dove, nonostante tutto, non manca mai il lieto fine.

L’Andy Griffith Show, insomma, non era propriamente al passo con i tempi, ed eluse per tutta la sua messa in onda i temi scottanti che stavano dividendo l’opinione pubblica: razzismo e guerra in Vietnam, su tutti. Era uno show rassicurante come il sorrisone di Griffith, e rivisto ora non può non apparire datato, ma ebbe un successo clamoroso e costante, tanto da chiudere l’ultima stagione al primo posto per gli ascolti. A dispetto del titolo, la parte da leone la recitano Frances Bavier nei panni della Zia Bee e Don Knotts in quelli dell’assistente sceriffo Barney Fife. Due comprimari che si ergono a co-star, incassando gli unici Emmy della serie (Knotts ne vinse ben cinque!). Knott lasciò la sitcom al termine della quinta stagione, anche perché si vide rifiutare la richiesta di una percentuale dei proventi pubblicitari.

Dick Van Dyke Show

dick van dyke show

Anni di trasmissione: 1961-66

Ha ispirato: 30 Rock

Carl Reiner (padre di Rob) era un attore e autore molto in voga nella Broadway degli Anni ’50, quando collaborava con Neil Simon e Mel Brooks. Reiner sviluppò un pilot per la televisione chiamato Head of the family, largamente autobiografico. L’idea piacque, ma non il casting, compreso lo stesso Reiner nel ruolo del protagonista nonché capofamiglia. Lo show venne rimpacchettato chiamando alla guida Dick Van Dyke, astro nascente della radio e dei musical, e affiancandolo a Mary Tyler Moore.

Lo show racconta le vicende personali e professionali di Dick Petrie, il capo degli autori dell’Alan Brady Show, sposato con Laura e padre di Ritchie. Rainer rimase come autore, produttore e nel ruolo ricorrente di Alan Brady.

Il Dick Van Dyke Show era una sitcom molto sofisticata e avanti con i tempi, potremmo dire pionieristica nella sua declinazione “meta”, nel raccontare la TV dalla stanza dei bottoni. Non stupisce come la prima stagione faticò negli ascolti, minacciandone la sospensione; fu l’intervento di Procter & Gamble, importante inserzionista, a salvarne le sorti. Le stagioni successive ebbero grande successo e piogge di premi, tuttavia si decise di chiudere al massimo e non andare oltre la quinta stagione.

Come potete immaginare, visto il talento dei protagonisti, non mancavano momenti musicali.

 

Mary Tyler Moore Show

mary tyler moore show

Anni di trasmissione: 1970-77

Titolo italiano: Mary Tyler Moore

Spin-Off: Rhoda (1974-78), Phyllis (1975-77), Lou Grant (1977-82)

Ha ispirato: Sex and The City, Girls, Great News

Raggiunto lo status di star televisiva, Mary Tyler Moore lanciò il suo show personale, interpretando Mary Richards, una trentenne trasferitasi a Minneapolis dopo la fine del suo fidanzamento che trova lavoro come produttore associato presso una stazione televisiva locale.

Realistico e dalle storyline complesse, il Mary Tyler Moore show ha riempito un buco nell’offerta televisiva rivolgendosi ai single e portando sul palcoscenico una figura di donna indipendente e autodeterminata, un ruolo iconico e totalmente pionieristico per l’epoca di trasmissione.

Le relazioni amorose durano il tempo di un episodio, Mary cerca più se stessa che l’amore, e lo fa lottando nel tipicamente maschilista mondo dell’informazione, con il piglio di chi sa farsi rispettare!

Mary Tyler Moore Show ha collezionato nomination e premi (29 Emmy!), dando vita a ben tre spin-off, di cui due di grande successo, ovvero Rhoda (con Valerie Harper) e Lou Grant (con Edward Asner).

 

Le Sitcom famigliari

Le sitcom sono degli show che si fondano largamente sull’affezione e l’abitudine degli spettatori, e cosa c’è di più affezionato e abitudinario della vita in famiglia?

Le sitcom focalizzate sulla vita domestica sono numericamente le più rilevanti, sono sempre esistite e sempre esisteranno. Come vedrete da questa selezione, oltretutto, si sono anche aggiornate, nei temi e nello stile, attraversando indenni il passaggio da camera multipla a camera singola.

All in the Family

All in the family

Anni di trasmissione: 1971-79

Titolo italiano: Arcibaldo

Spin-off: Maude (1972-78), The Jeffersons (1975-86), Gloria (1982), 704 Hauser (1994)

Sequel: Archie Bunker’s Place (1979-83)

Ha ispirato: Sanford and Son, Married with Children, Simpsons, Roseanne, Family Ties

Prima dell’esordio di Archie Bunker e soci, nel 1971, solitamente le famiglie delle sitcom affrontavano problemi e discussioni abbastanza “all’acqua di rose”, ovvero edulcorati di tutti i temi che non potevano essere pronunciati in TV: la politica su tutti.

Prima dell’avvento di All in the Family, le famiglie delle sitcom erano tutte della classe media, qualcuno era anche benestante, mentre i cosiddetti blue-collar erano pressoché invisibili. Archie Bunker divenne l’eroe della working class americana, un eroe non privo di lati oscuri e poco piacevoli: bigotto, subdolamente razzista, nixoniano convinto, probabilmente è stato il primo caso di protagonista di sitcom divisivo, uno che il pubblico amava più disprezzare che idolatrare.

Un personaggio (e uno show) talmente controverso che ebbe anche i suoi problemi di casting: prima di finire a Carroll O’Connor il ruolo venne rifiutato da Mickey Rooney, mentre Harrison Ford rifiutò la parte del genero Michael Stivic, che poi andò a Rob Reiner (figlio del sopraccitato Carl).

All in the family generò un numero record di spin-off, alcuni di grande successo come Maude e i Jefferson (sì, proprio loro). E’ incredibile come la grandezza di questa sitcom, numero uno nella classifica americana per molte stagioni, da noi sia passata quasi inosservata. Il continuo scontro generazionale tra Archie e Michael trainava tutto.

 

Cosby Show

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Anni di trasmissione: 1984-92

Titolo italiano: I Robinson

Spin-Off: A Different World (1987-1993)

Ha ispirato: Black-ish

E’ difficile fare finta di niente e parlare del Cosby Show, dopo che il suo co-autore e protagonista Bill Cosby è stato condannato per violenza sessuale e si trova ora in carcere. E’ anche solo disturbante rivedere le numerose repliche in cui Cliff Huxtable (Robinson, in Italia) interpreta il padre modello e fornisce sempre la risposta giusta per i dubbi dei suoi cinque figli.

Cosby lavorò a lungo sui testi della sitcom con psicologi dell’infanzia per trovare il giusto mix tra la comicità (derivata dai suoi spettacoli standup) e il messaggio da veicolare verso i più giovani.

E’ disturbante, ma non si può ignorare la portata di questo show, nato in un’epoca in cui le sitcom erano cadute un po’ in disgrazia, e capace di ripetere i risultati di All in The Family e dominare gli Anni ’80. Anche qui in Italia, dove restavamo forse sorpresi di come una famiglia afro-americana potesse essere così benestante.

Modern Family

modern family

Anni di Trasmissione: 2009-in corso

Le cose cambiano anche per le famiglie, nel senso che non ci sono più (solo) le famiglie tradizionali, anzi, ormai le famiglie sono spesso allargate, con figli nati da matrimoni multipli.

In Modern Family, la famiglia Pritchett è costruita da tre nuclei: nel primo, il patriarca Jay (Ed O’Neill) si è sposato in seconde nozze con la colombiana Gloria (Sofia Vergara), che aveva avuto già un figlio, Manny, dal precedente matrimonio; invece i figli di Jay sono Claire, sposata con Phil e madre di tre figli, e Mitchell, avvocato gay sposato con Cameron con cui ha adottato la piccola Lily.

La puntata standard si dipana su tre plot, ciascuno focalizzato sul singolo nucleo, ma non mancano mai interazioni e accavallamenti dei vari membri nelle case altrui; nei finali di stagione e nelle puntate speciali come quelle delle feste, invece, si assiste a delle gran reunion con gag spassosissime, tra le quali si segnalano di solito quelle di Phil con il suocero Jay.

La grandezza di Modern Family risiede nel raccontare realmente come sono le famiglie moderne, e di farlo mescolando delle tipiche gag da sitcom (in camera singola), con dei segmenti di mockumentary in cui i personaggi vengono “intervistati” (di solito a coppia), e descrivono quello che provano e perchè si stano comportando in quella maniera. Inutile dire che questo “foro” nella quarta parete dona una ulteriore profondità a tutti i personaggi, e alla sitcom stessa.

Le Sitcom lavorative

Nel mondo occidentale capitalista, e non solo, il contesto sociale lavorativo è molto importante; in fondo la maggior parte delle ore diurne le trascorriamo sul posto di lavoro, no? Per questo motivo molte sitcom, da tempo, si sono focalizzate sulle location lavorative, lasciando in secondo piano (a volte trascurandolo proprio) il focolare domestico.

Inutile dire come il contesto lavorativo possa fornire numerosi spunti del tutto differenti dalla famiglia, e forse qualche grado di libertà in più.

Taxi

taxi

Anni di trasmissione: 1978-83

Prendete lo scenario sociale di All in The Family e trasportatelo nel mondo lavorativo. Questa sitcom narra le vicende quotidiane di un gruppo di tassisti di New York e del direttore della Sunshine Cab Company, la compagnia di taxi, Louie De Palma, senza dimenticare tematiche non troppo da commedia come matrimoni falliti, omosessualità, violenze e tossicodipendenza.

Chiaramente, per gestire un cambio di registro del genere hai bisogno di un cast di alto livello, e Taxi lo aveva: prima di tutti Danny De Vito, già visto al cinema con Milos Forman, e destinato ad una grande carriera a Hollywood; ma anche comprimari di qualità come Christopher Lloyd e Andy Kauffman.

 

Cheers

Cheers

Anni di trasmissione: 1982-93

Titolo italiano: Cin Cin

Spin-off: The Tortellis (1987), Frasier (1993-2004)

Ha ispirato: The Simpsons, It’s always Sunny on Philadelphia 

Cheers è il nome di un bar di Boston, dove un gruppo di persone s’incontrano per bere, rilassarsi, e socializzare. Cheers è un posto dove tutti conoscono il tuo nome, come recita la famosissima sigla, ed è anche una delle più popolari sitcom, apprezzata da critica e pubblico, di sempre. Per farvi capire la portata, Cheers ha generato uno spin-off (Frasier) che ha avuto il record di Emmy vinti da una serie fino all’avvento del Trono di Spade.

Cheers ha visto alternarsi un cast notevole: Shelley Long, Kirstie Alley, Kelsey Grammer, Woody Harrelson e ovviamente Ted Danson, nei panni del proprietario Sam Malone.

 

Scrubs

scrubs

Anni di trasmissione: 2001-09

Spin-off: Scrubs Med School (2010)

Ha ispirato: 30 Rock, Cougar Town

Scrubs è ambientato in un ospedale americano, e vede un gruppo di giovani medici svolgere il loro periodo di praticantato sotto gli ordini del dottor Cox e del dotto Kelso. Il protagonista assoluto (nonché narratore in prima persona) è JD, un giovane medico praticante con una spiccata dose di fantasia e sensibilità.

La creatura di Bill Lawrence è stato uno show molto innovativo nella storia della televisione. Molti faticano a definirlo, o a considerarlo una sitcom a tutto tondo. In effetti, non lo è, contenendo numerosi elementi tipici del drama, anche se diluiti all’interno di meravigliose infrastrutture di comicità slapstick e surreale, oppure concentrati in singoli, indimenticabili episodi (come quello con guest star Brendan Fraser).

Ci sono troppe trovate per elencarle tutte, personaggi riuscitissimi anche tra i comprimari meno essenziali (chi non ricorda l’inserviente?), rapporti tra i singoli protagonisti memorabili: la fratellanza tra JD e Turk, il rapporto discepolo-mentore di JD con il dottor Cox, ecc…

Comunque il Dottor Cox rubava la scena a tutti.

 

The Office

the office

Anni di Trasmissione: 2005-13

Ha ispirato: Park and Recreation

La Dunder Mifflin è un’azienda che si occupa di vendere e distribuire carta. Nella filiale di Scranton (Pennsylvania) sembrano in realtà tutti piuttosto occupati a cercare di non perdere il posto.

Questa è la versione US di una sitcom britannica omonima. Alla stessa maniera dell’originale, fa un uso virtuoso del mockumentary per descrivere i reali rapporti tra colleghi, quelli che vanno oltre la facciata. Come spesso accade, la versione a stelle e strisce ha avuto molto più successo (sebbene all’inizio abbia stentato), lanciando molti dei suoi interpreti nello stardom televisivo, e non solo: basti pensare a Steve Carell e John Krasinski.

Le Sitcom degli amici

La famiglia non è tutto…specie per chi non ce l’ha! Sempre più spesso, nel corso degli anni, gli autori di sitcom hanno preferito investire in trame costruite su nuclei non tradizionali: gruppi di amici, coinquilini, e così via. Si trattava di contesti narrativi più liberi, che svincolavano, almeno parzialmente, da alcuni passi obbligati che sistematicamente fanno parte delle sitcom famigliari: sposarsi, fare i figli, crescere i figli, litigare con i figli…

Ho selezionato delle pietre miliari di questo sotto-genere.

Three’s Company

three's company

Anni di trasmissione: 1977-84

Titolo italiano: Tre cuori in affitto

Spin-Off: The Ropers, Three’s a Crowd

Gradi di libertà ce n’erano molti, nella sitcom Three’s Company: avevi tre protagonisti single, giovani e di bell’aspetto, due ragazze e un ragazzo, che convivevano e che dovevano vedersela con il padrone di casa e con mille equivoci, problemi sentimentali ed economici.

Inutile dire che, visto l’anno di esordio, si trattava di una sitcom innovativa e con pochi rivali. Nonostante i mille problemi di cast (alla fine se ne andarono tutti, tranne John Ritter), Tre cuori in affitto fu per anni nella Top 10 degli show più visti negli USA.

Seinfeld

seinfeld

Anni di trasmissione: 1989-98

Spin-Off: Curb your Enthusiasm

Ha ispirato: Master of None

Si può fare una sitcom basata sul nulla? Sembrerebbe di sì, notando il successo di pubblico (soprattutto USA) e critica avuto da Seinfeld nel corso delle sue nove stagioni.

Questo show, infatti, ha la particolarità di narrare le vicende di quattro amici (Seinfeld, George, Elaine, Kramer) senza, in pratica, costruire alcun arco narrativo lungo su nessuno di loro, ma focalizzandosi esclusivamente su fattarelli quotidiani.

Lo stile di comicità di Larry David e Jerry Seinfeld  è quello tipico ebraico newyorchese, forse non comprensibile per tutti, soprattutto fuori dagli States. Non è casuale, quindi, che quella che per molti critici è probabilmente la più geniale sitcom di sempre, abbia avuto visibilità molto limitata dai nostri lidi.

 

Friends

friends

Anni di trasmissione: 1994-2004

Spin-Off: Joey

Ha ispirato: How I Met Your Mother, The Big Bang Theory

Cosa si può scrivere di Friends che non è stato già scritto prima (qui trovate qualcosa di mio)? A differenza del quasi coetaneo Seinfeld, la serie di Martha Kauffman e David Crane ha avuto un successo più globale. Per darvi un’idea della popolarità di Friends, è tuttora uno degli show più visti su Netflix, ed è una sitcom che ha avuto la canzone di apertura in testa alle classifiche di mezzo mondo. Ve lo ricordate il video?

Friends ha rivoluzionato il modo di fare le sitcom, perlomeno quelle classiche a camera multipla con il pubblico in studio; probabilmente tutte quelle che sono venute dopo, chi più chi meno, hanno tratto un minimo d’ispirazione. Avere un cast equiparato (anche economicamente) di sei protagonisti ha facilitato la creazione di un’intesa tra gli attori che è andata oltre il set. Molte puntate venivano costruite sulla base di tre plot, per dare spazio equo a tutti!