net-neutrality

Da mesi (anni) si sollevano polemiche e allarmi sulla possibile deriva autarchica dell’infrastruttura di Internet, con i provider che, cercando di monetizzare il più possibile dai servizi che erogano, stanno pian piano cercando di liberarsi dai legacci che li vincolano.

Finora il paletto più solido è stato quello della net neutrality, ovvero il diritto egualitario per il quale ciascun utente deve poter disporre dello stesso livello di servizi Internet, nei limiti delle possibilità contingenti del provider, secondo un approccio che viene diffusamente denominato a best effort.

Già nei mesi scorsi vi ho scritto di come questo concetto stia stretto a molti operatori, in particolare (ovviamente) agli ex-monopolisti che, in giro per il mondo, controllano ancora l’infrastruttura nazionale e una larga fetta dei mercati retail e corporate.

Non mi riferisco a partnership strategiche legate alle Reti mobili (dove il vincolo sulla net neutrality non esiste), come quella raccontata da Luca De Biase sul suo blog, che riguarda AT&T e gli accordi raggiunti con alcuni siti che si offrono di pagare il traffico dati al posto degli utenti. Una mossa del genere rientra nella concorrenza tra service provider, un tipo di concorrenza che però non danneggia l’utente finale, che può risparmiare byte per visitare dei siti che non possono permettersi l’offerta.

Quanto sta accadendo in Italia, invece, merita più attenzione e più di una riflessione. Come previsto, Telecom Italia ha iniziato a sospendere il peering gratuito con gli altri operatori, e sta procedendo a ridiscutere le tariffe con tutti i provider. La questione è delicata perché il peering, ovvero lo scambio di traffico tra reti differenti, non è evitabile nella fruizione di Internet, e sebbene i dirigenti Telecom minimizzino la questione (“offriamo interconnessioni a tutti, a prezzi per altro modesti: poche centinaia o migliaia di euro al mese”), è chiaro come il principio per cui il peering resta gratuito in caso di parità tra traffico dato e ricevuto favorisce sempre l’ex-monopolista.

Insomma, dimentichiamoci la net neutrality. Tutto sembra marciare verso una rete Internet esplicitamente a due corsie, dove per percorrere quella preferenziale (più veloce) bisognerà pagare di più. Le difficoltà che si stanno inoltre incontrando sul tema della nazionalizzazione dell’infrastruttura, inoltre, fanno pendere sul nostro Paese e su Telecom la ricorrente spada di Damocle dell’abuso di posizione dominante.