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La televisione come modello culturale sta declinando inesorabilmente. In Italia è, come sempre, un processo più lento che altrove, ma iniziamo ad accorgercene anche noi. L’abdicazione della tv generalista, ad esempio, è un fatto ineluttabile, ma che sta incontrando le stesse difficoltà del ricambio generazionale. Eppure, osservando i palinsesti RAI o Mediaset, non si può fare a meno di notare uno stallo nei format proposti, lungo almeno un decennio: i soliti varietà, i soliti conduttori, i soliti talent, i soliti reality.

I canali generalisti sono per vecchi, le persone under-45 guardano sempre più spesso i canali tematici del digitale o di Sky, direte voi. Opinione legittima, ma qual è la proposta di questi canali? Trasmissioni importate e tradotte (pensate ai vari Gordon Ramsay), serie TV a rotta di collo e, immancabili, i soliti talent (Masterchef e affini). Insomma, il pubblico si sarà anche spostato e frammentato (i numeri di Don Matteo non li fa nessuno), ma la crisi produttiva non ha esentato neanche l’ultima generazione dei mass-media di stampo novecentesco.

La televisione non è più propositiva, ma puramente derivativa. Ce ne accorgiamo ogni giorno, d’altronde. Se nel primo decennio del ventunesimo secolo la “postazione internet” era soltanto un accessorio delle trasmissioni d’attualità, adesso è Internet che detta la linea, i gusti e i personaggi da proporre in pasto al grande pubblico. Quanti blogger sono sbarcati sul tubo catodico, negli ultimi anni? Quanti fenomeni mediatici sono nati in Rete, e soltanto in seguito esposti al pubblico delirio della televisione? Pensiamo a molte delle pop-star dei giorni nostri, e al gran trampolino che è stato YouTube, accompagnato dal riverbero di tutti gli altri social network. Questo fenomeno è destinato ad ampliarsi nella misura in cui le generazioni “mature” saranno native digitali, quando cioè ci sarà un livello di anzianità importante nell’utilizzo del Web e dei suoi derivati.

Se anche il Grande Fratello, forse l’ultimo vero format nativo televisivo, aveva pensato di chiamare delle twitter star per la sua nuova edizione, il cambio di passo è già avvenuto. Forse è la Tv ad essere il vero second screen, probabilmente diventerà sempre meno rilevante anche nella diffusione, visto che già da qualche tempo il Web si produce (e trasmette) le sue trasmissioni e i suoi serial. Mentre la radio ha una sua autonomia e gode di un’ottima integrazione con i new media grazie al suo formato “solo-audio”, la televisione sembra essere diventato come l’ospite di troppo…aria di pensione?